Presidente Mattarella deluso in attesa, ora soluzioni rapide

La torretta del Quirinale illuminata con i colori della bandiera italiana. Tricolore
La torretta del Quirinale illuminata con i colori della bandiera italiana.

ROMA. – “La palla ora è nelle mani del presidente del Consiglio” perché la crisi non è stata ancora formalmente aperta e rimane tutta politica. Dopo un lungo confronto al Quirinale (50 minuti) con Giuseppe Conte ora il presidente Sergio Mattarella entra in “stand-by” in attesa di conoscere l’evoluzione di questo estenuante braccio di ferro tra il premier e Matteo Renzi.

Certo c’è una palpabile delusione, per usare un understatement adatto alla presidenza della Repubblica, dopo che un lavoro a tenaglia esercitato dallo stesso Mattarella e dal Pd era riuscito a convincere un dubbiosissimo Conte a lanciare un ramoscello d’ulivo al leader di Italia Viva. Cioè, in soldoni, l’apertura a un tavolo politico per un patto di legislatura.

Un’apertura non da poco, dopo che il capo dello Stato aveva ribadito al premier che non vedeva di buon grado l’idea di ricorrere a un gruppetto di responsabili non meglio identificati per sostituire i parlamentari di Italia Viva. Una posizione peraltro nota che vede il presidente contrario all’ipotesi di “governi abborracciati”, fragili e a rischio di impallinamento ad ogni passaggio parlamentare.

Una linea di condotta permanente nel settennato di Mattarella che si comprende con ancora maggiore chiarezza in un momento drammatico nel quale il Paese necessita di una maggioranza coesa per le scelte durissime di limitazioni delle libertà personali e per le decisioni epocali in campo economico.

Ecco perché Mattarella ha accompagnato il premier Conte all’uscita del Quirinale con una raccomandazione finale ben precisa: qualunque cosa tu poi decida, fai presto. “C’è la necessità di uscire velocemente da questa condizione di incertezza, a fronte dell’allarmante situazione causata dalla pandemia”, ha detto il capo dello Stato a Renzi.

Il presidente continua a guardare con preoccupazione ai prossimi appuntamenti, da quelli più vicini come il nuovo scostamento di Bilancio e il decreto Ristori, pur sapendo che questi nodi possono essere sciolti con una certa facilità. Ma certamente l’avvicinarsi delle scadenze per il Recovery plan – per fortuna c’è tempo fino ad aprile e il dialogo con Bruxelles è buono, sottolineano fonti del Quirinale – confermano come l’esigenza sia quella di non lasciare il Paese senza guida.

E il presidente Mattarella potrebbe ritornare prepotentemente sulla scena politica. Non solo quella italiana. Come ha ben spiegato il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, che con il presidente ha una buona frequentazione, “ai colleghi europei che mi chiamano per chiedere spiegazioni dico che Mattarella è la garanzia della tenuta politica e sociale del Paese”.

Ma se bisogna fare presto, quanto il Quirinale, di fronte a una crisi politica al buio, potrebbe resistere alle pressioni di un centrodestra – maggioritario oggi nel Paese – che già chiede di far tornare al voto gli italiani? Tra l’altro con la riforma costituzionale sulla riduzione dei parlamentari pienamente in vigore. Ma queste sono considerazioni che Mattarella prenderà in esame, forse, più avanti. Per adesso il gioco sta a Chigi.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)