Amnesty: il Covid ha travolto gli ultimi del mondo

Porta dell'ufficio di Amnesty International a Londra.
Porta dell'ufficio di Amnesty International a Londra. (Amnesty International)

ROMA. – La pandemia da Covid-19 ha colpito maggiormente i gruppi oppressi da decenni di disuguaglianza, violenza e diniego di diritti, mentre i leader degli stati ricchi, come l’ex presidente degli Usa Donald Trump, “hanno fatto scempio della cooperazione globale acquistando buona parte delle forniture mondiali di vaccini, lasciando poco o nulla agli altri”.

È quanto emerge dal Rapporto 2020-2021 di Amnesty International, che analizza la situazione dei diritti umani in 149 Paesi del mondo. Il documento sottolinea “i fallimenti dei leader globali quando si è trattato di affrontare la pandemia, attraverso politiche basate sull’opportunismo e sul totale disprezzo per i diritti umani”.

Per l’organizzazione, la risposta all’emergenza “è stata ulteriormente compromessa da leader che hanno spietatamente sfruttato la crisi e hanno usato il Covid-19 per attaccare i diritti umani”.

“Tutti gli indicatori, ricerche e analisi dimostrano come ci si sia fermati nel progesso e nella tutela dei diritti umani, e come la pandemia sia usata deliberatamente per bloccare la fruizione dei diritti umani delle popolazioni del mondo”, ha dichiarato in conferenza stampa Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia.

Le disuguaglianze hanno fatto sì che la pandemia  abbia avuto un impatto sproporzionatamente negativo su minoranze etniche, rifugiati, anziani e donne.

L’emergenza ha peggiorato la già precaria situazione di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, in alcuni casi intrappolandoli in campi squallidi, escludendoli da servizi o vittime del rafforzamento dei controlli di frontiera.

Il rapporto evidenzia inoltre un aumento della violenza di genere e della violenza domestica: molte donne e persone Lgbti hanno incontrato maggiori ostacoli nella ricerca di protezione.

In almeno 42 Paesi, le autorità hanno vessato e intimidito operatori sanitari e lavoratori essenziali nel contesto della pandemia, che “hanno subito le conseguenze di sistemi sanitari deliberatamente smantellati e di ridicole misure di protezione sociale”.

Per quanto riguarda le politiche dei leader mondiali, un modello costante del 2020 è stata l’adozione di leggi per criminalizzare le critiche relative alla pandemia. In Ungheria, il governo di Viktor Orbán ha modificato il codice penale introducendo pene fino a cinque anni di carcere per “diffusione di informazioni false” sulla pandemia.

Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Oman hanno usato la pandemia come pretesto per continuare a sopprimere il diritto alla libertà d’espressione. Altri leader hanno autorizzato l’uso eccessivo della forza, come nel caso di Filippine, Nigeria e Brasile.

In Cina, il governo di Xi Jinping “ha continuato a perseguitare gli uiguri e le altre minoranze musulmane del Xinjiang”, e a Hong Kong “ha fatto entrare in vigore una legge dai contenuti vaghi e generici per legittimare la repressione politica”. Pechino ha poi “censurato e perseguitato gli operatori sanitari e i giornalisti che avevano cercato di lanciare un allarme tempestivo sul virus, sopprimendo così informazioni cruciali”.

Nell’ambito della pandemia, Amnesty denuncia che i leader mondiali hanno ostacolato i tentativi di organizzare una ripartenza collettiva, bloccando o pregiudicando la cooperazione internazionale. “Gli stati devono assicurare che i vaccini siano rapidamente disponibili per tutti, ovunque e gratuitamente”, ha dichiarato Agnès Callamard, nuova segretaria generale di Amnesty International.

Il rapporto descrive anche molte importanti vittorie sui diritti umani nell’ultimo anno, soprattutto per quanto riguarda la violenza di genere, come l’adozione di nuove leggi per contrastare la violenza contro le ragazze e le donne in Corea del Sud, Kuwait e Sudan e la depenalizzazione dell’aborto in Argentina, Corea del Sud e Irlanda del Nord. Le politiche regressive hanno spinto molte persone ad aderire a lotte in corso da lungo tempo, come il movimento Black Live Matters negli Usa.