Farmaci cinesi ‘anti-Covid’, nuovo sequestro dei Nas

Carabinieri del Nas ripresi di spalle durante un'ispezione.
Carabinieri del Nas durante un'ispezione.

TORINO. – Le confezioni di bustine, con l’etichetta in lingua cinese, erano sugli scaffali di una rivendita al dettaglio di generi alimentari, nel centro di Torino. Venivano proposte per curare diverse patologie, Covid-19 compreso. Sono quasi 6.200 le confezioni, destinate al mercato etnico, sequestrate dai carabinieri del Nas, che proseguono così i controlli finalizzati a contrastare la vendita di farmaci prodotti con modalità non note e senza alcuna verifica da parte delle autorità competenti.

I farmaci sequestrati erano infatti privi di autorizzazione sull’immissione in commercio da parte di Aifa e di Ema. Erano nella disponibilità di una società di rivendita all’ingrosso, con più sedi tra Prato e la provincia di Firenze, a cui i militari dell’Arma sono risaliti in seguito al ritrovamento nel capoluogo piemontese.

Il titolare della società, un cinquantenne di origini cinesi, è stato denunciato perché ritenuto responsabile dell’immissione in commercio di prodotti sul territorio nazionale senza la prevista autorizzazione. I prodotti sequestrati avrebbero fruttato profitti indebiti per oltre 60mila euro. E, soprattutto, avrebbero rappresentato “un potenziale rischio per la salute pubblica”.

Gli accertamenti dei carabinieri del Nas – dagli aeroporti ai negozi etnici, dalle erboristerie agli esercizi di vicinato e persino in un negozio di strumenti musicali di Roma e presso associazioni culturali, senza dimenticare il web – rientrano nell’ambito di una strategia concertata con il Ministero della Salute e finalizzata alla ricerca di canali di importazione clandestina di prodotti che vengono indicati come idonei per la cura del Covid-19.

Un lavoro senza sosta, che dall’inizio della pandemia ha portato i militari del Comando per la tutela della Salute al sequestro di centinaia di migliaia di farmaci. Antibiotici, antinfiammatori e antifebbrili provenienti dalla Cina, ma anche dall’Africa, e introdotti in Italia con diversi stratagemmi.

I farmaci per la presunta cura o prevenzione del Covid non sono l’unico prodotto illegale finito nel mirino dei Nas in questi mesi di pandemia. Sequestrati anche aghi da siringa, pulsimetri e ossimetri, termometri laser. E poi mascherine, per la maggior parte provenienti dalla Cina, spacciate come FFp2 e FFp3 ma in realtà prive di certificazione Ce e di adeguate informazioni di sicurezza in italiano.