Draghi spinge i ristori e studia riprogrammazione dei vaccini

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, in visita al centro vaccinale anti Covid, presso il parcheggio lunga sosta del "Leonardo da Vinci".
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, in visita al centro vaccinale anti Covid, presso il parcheggio lunga sosta del "Leonardo da Vinci". (Ufficio Stampa Palazzo Chigi)

ROMA. – La piazza che ribolle, i governatori che spingono per le riaperture, il nuovo caos su Astrazeneca: l’aprile cruciale del premier Mario Draghi inizia in salita. E a Palazzo Chigi si studiano già le contromosse. Innanzitutto sui ristori e sul nuovo scostamento di bilancio, che potrebbero avere un prima via libera in Cdm entro la metà della prossima settimana.

E poi c’è il nodo vaccini. Il caso AstraZeneca reinnesca nel governo la necessità di una riprogrammazzione dell’intera campagna vaccinale. Con una stella polare che, per Draghi, resta ferma: la tutela dei più fragili che, dal punto di vista anagrafico, a questo punto saranno i destinatari prioritari del siero anglo-svedese.

Quello dell’uso preferenziale agli over 60 è una mera raccomandazione da inserire nel bugiardino del siero. Mentre un vero e proprio stop, spiegano fonti ministeriali, potrebbe riguardare le donne sotto una certa età. Un blocco tout cout agli under 60 diventerebbe un problema serio.

Ma, in ogni caso, le nuove direttive su AstraZeneca potranno avere effetti potenzialmente dannosissimi sulla campagna vaccinale. Per questo, già in queste ore, Draghi sta studiando una accurata riprogrammazione della distribuzione dei 4 vaccini a disposizione per l’Italia.

C’è poi il fronte internazionale. Qualsiasi decisione su AstraZeneca sarà condivisia in stretto coordinamento con l’Ue. E anche l’Europa è chiamata a trovare soluzioni. Il piano A, per il governo, resta quello di una strategia comune. Non a caso, in occasione della Giornata mondiale della sanità Palazzo Chigi conferma ufficialmente che il Global Health Summit, organizzato dalla presidenza italiana del G20 con la commissione Ue si terrà il 21 maggio.

“Il Summit rappresenta un’opportunità per condividere le esperienze maturate dalla pandemia di Covid-19, per rafforzare la sicurezza sanitaria ed elaborare e approvare una “dichiarazione di Roma”, sottolinea Draghi. Quello del coordinamento è un principio che, nella strategia del governo, va tradotto anche per le Regioni.

Domani, alle 17, Draghi vedrà proprio i governatori. Ufficialmente la riunione è convocata per parlare del Recovery Plan ma è probabile che, a questo punto, si parli anche di vaccini e riaperture. Su quest’ultimo punto il pressing delle Regioni è costante, a partire da quelle governate da esponenti leghisti.

“La Lega è dalla parte di chi protesta pacificamente e chiede di riaprire le proprie attività, a patto che i dati sanitari lo consentano”, insiste Matteo Salvini. In serata anche Luigi Di Maio si schiera. “Dobbiamo riaprire l’Italia e dobbiamo farlo in sicurezza”, sottolinea il ministro degli Esteri chiedendo subito il nuovo decreto Sostegni con particolare attenzione alle piccole e medie imprese. E domani, a Piazza del Popolo, è attesa una nuova manifestazione di autonomi e partite Iva.

Tuttavia chi gestisce il dossier aperture predica ancora prudenza. “Una road map per le aperture ancora non c’è”, spiega una fonte governativa. E’ sui ristori, invece, che già in questi giorni potrebbe esserci un’accelerazione.

La settimana prossima, presumibilmente il 14 aprile, il Def dovrebbe essere trasmesso alle Camere e anche a Bruxelles. Il voto sul Documento di programmazione e finanza è atteso il 22 aprile. E con il passare delle ore in maggioranza si dicono via più certi che il nuovo scostamento non potrà essere inferiore ai 20 miliardi.

(di Michele Esposito/ANSA)