Recovery: Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) all’Ue entro fine mese

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, rende le Comunicazioni in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, rende le Comunicazioni in vista della trasmissione alla Commissione europea del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. (Ufficio Stampa e Comunicazione Presidenza del Consiglio)

ROMA. – Il cammino del Pnrr prosegue a passo veloce per assicurare all’Italia “un autentico salto in avanti”, come l’ha definito il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invocando “uno sforzo corale delle Istituzioni e delle forze economiche e sociali” per la “rinascita della nostra comunità”.

Incassato il via libera del Parlamento, il governo si appresta ad approvare il Piano in via definitiva domani mattina in consiglio dei ministri, per poi inviarlo entro il 30 aprile (se non addirittura domani terminato il cdm), nei tempi previsti, a Bruxelles, dove stanno cominciando ad arrivare anche i programmi di investimento degli altri Paesi, Germania in testa.

Ad accompagnare le risorse europee, sarà – come annunciato – anche il fondo nazionale complementare da 30,6 miliardi, che dovrebbe confluire in un decreto ad hoc, anche in questo caso all’attenzione del prossimo cdm. Più tempo dovrebbe invece richiedere il nuovo decreto a sostegno di imprese e famiglie, atteso a questo punto la prossima settimana.

Sui 40 miliardi di scostamento autorizzati dal Parlamento, alle aziende e partite Iva in difficoltà dovrebbero essere destinati circa 22 miliardi, con un doppio meccanismo di indennizzo: in base al fatturato, come previsto finora, o in base agli utili, novità che considererebbe anche i costi fissi sopportati dalle imprese.

Il governo potrebbe prevedere entrambi, lasciando ai singoli beneficiari la scelta su quale utilizzare, nell’immediato o con tempi un po’ più lunghi. Al momento restano peraltro in sospeso ancora due nodi tutt’altro che facili da sciogliere, quello della proroga dell’invio delle cartelle e quello delle concessioni balneari.

Al cdm dovrebbe arrivare il mini-decreto proroghe, pochi articoli – al momento senza oneri – in cui alcune parti della maggioranza vorrebbero far comparire il nuovo rinvio delle cartelle, che comincerebbero altrimenti ad essere recapitate ai contribuenti morosi con il fisco a partire dal 3 maggio.

All’interno della stessa compagine di governo non tutti però sono d’accordo. Parti del centrosinistra punterebbero infatti ad una ripresa, per quanto morbida, con un occhio di riguardo per chi ha patito di più l’effetto della pandemia. Nel decreto potrebbero invece entrare la proroga al 30 settembre dello smart working in scadenza a luglio e quella del golden power che dovrebbe allungarsi fino a fine anno. Questione complessa, infine quella delle spiagge, per ovviare alle sentenze del Tar che si scontrano con la proroga delle concessioni in contrasto con la normativa Ue.

I punti focali del Pnrr sono stati ripercorsi dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, in un messaggio congiunto organizzato in videoconferenza con gli omologhi di Germania, Francia e Spagna. L’accento è sulle sei missioni, ma anche sulle riforme strutturali di p.a, giustizia, appalti e concorrenza, necessarie, ha spiegato l’ex Ragioniere, per amplificare gli effetti delle risorse del Recovery Fund.

Per raggiungere una crescita “robusta e sostenibile nel medio termine”, l’Italia deve puntare trasversalmente all’azzeramento dei divari, di genere, d’età e territoriali, puntando su donne, giovani e Sud. Quello che ne uscirà sarà un Paese più moderno, inclusivo, digitalizzato e sostenibile, in cui la transizione ecologica sarà diventata un percorso “irreversibile”.

Ma per il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, non è tutto oro quello che luccica, a partire proprio dalla transizione green. Interi settori dell’economia così come li abbiamo conosciuti finora rischiano infatti di uscire completamente dal mercato: “questo – afferma il ministro – significa far morire delle imprese e lasciare tanti lavoratori a casa”.

Per questo la transizione ecologica “spinta dall’Europa” va guidata e accompagnata, in modo “da non lasciare indietro nessuno”. Del resto, prosegue, “il difficile viene adesso. Quando si avviano le riforme in Italia – dice Giorgetti non nascondendo un certo scetticismo – un conto è scrivere nero su bianco progetti e stanziamenti, altro conto è mettere a terra e implementare la riforma”.