Salvini e Meloni, dopo le accuse gli sms del disgelo

Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini con la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. prima delle elezioni del 4 marzo.
Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini con la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. prima delle elezioni del 4 marzo. ANSA/CLAUDIO PERI

ROMA. – Dopo il gelo che andava avanti ormai da settimane torna il sereno nel centrodestra: sembra infatti essere migliorato il rapporto politico, ma anche interpersonale, tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ieri il duro batti e ribatti, con scambi di accuse reciproche dopo il passo indietro di Gabriele Albertini a Milano, ha fatto scattare un campanello d’allarme.

I pontieri hanno richiamato alle ragioni della coalizione e all’importanza di non perdere smalto. “Andando avanti così rischiamo di perdere, perdendo il vantaggio che abbiamo”, ammoniva Ignazio La Russa. Oggi invece sono tornate a volare le colombe. Un rapido scambio di messaggi sms tra i leader di Lega ed Fdi ha sancito la ripresa del dialogo.

La soluzione del rebus delle candidature nelle grandi città, a partire da Milano e Roma, resta complicata, ma si torna a parlarsi. Così l’appuntamento per una prima riunione di coalizione sulle comunali è stato fissato mercoledì prossimo. Fratelli d’Italia chiedeva da tempo alla Lega la convocazione di un vero e proprio vertice tra i leader per discutere delle tante questioni aperte, non solo le comunali, ma anche le regionali, come quella molto importante del Lazio. Ma senza dimenticare Copasir e Rai.

La Lega nicchiava sull’utilità di questa riunione, in attesa di capire meglio come andare avanti. Alla fine il compromesso: l’incontro è stato fissato, ma sarà al livello di responsabili enti-locali dei singoli partiti alleati. L’azzurro Maurizio Gasparri ammette che si parlerà soprattutto di città medio-piccole. Tuttavia l’importante era dare un segnale politico positivo.

Trapela che proprio Giorgia Meloni abbia scritto a Matteo Salvini: “tutto si risolve, basta parlarsi”. Soddisfatta anche Forza Italia, impegnata a chiudere questa partita entro maggio e fiduciosa che alla fine Bertolaso e Albertini cambino idea. Su questa ipotesi la Lega appare più scettica, ma ammorbidisce i toni e parla di “disgelo”.

Intanto, per la poltrona di Palazzo Marino, il centrodestra valuta tutte le varie possibilità. Maurizio Lupi resta fra i più papabili, con il suo curriculum da ex assessore a Milano (proprio con Albertini) e quello da ex ministro. C’è anche Roberto Rasia Dal Polo, indicato dalla Lega, a dare la sua disponibilità.

Un sondaggio realizzato fra il 3 e il 6 maggio da Eumetra li indica però entrambi come perdenti in un eventuale ballottaggio con Sala. L’unico che vincerebbe (con il 51% contro il 47%) sarebbe l’ex sindaco Albertini. Non è invece stato inserito nel sondaggio Riccardo Ruggiero, ex direttore operativo di Tim che ha dalla sua parte la provenienza dalla società civile.

Più volte Salvini e altri hanno parlato del bisogno di un candidato esterno ai partiti. Un altro nome è quello di Simone Crolla, consigliere Delegato della American Chamber of Commerce in Italy. In passato si era parlato anche di Maurizio Dallocchio, professore della Bocconi. Fra le donne, invece, l nome dell’editrice Federica Olivares.

A tenere banco anche la decisione di Salvini di raccogliere le firme sulla giustizia. Mossa bocciata da Carlo Calenda che la definisce come “gesto caotico e propagandistico contro il governo”. E infine, ad agitare la maggioranza anche la decisione dei Cinque Stelle di presentare una mozione alla Camera per chiedere la revoca della nomina del sottosegretario leghista al ministero dell’Economia e delle Finanze, Claudio Durigon, coinvolto in dure polemiche dopo un servizio di Fanpage.it.

(di Marcello Campo/ANSA)