“Troppi errori, la pandemia poteva essere evitata”

Una coppia con mascherine visita il Quartiere dell'Arte a Los Angeles.
Una coppia con mascherine visita il Quartiere dell'Arte a Los Angeles. California, USA, (ANSA/EPA/ETIENNE LAURENT)

ROMA. – Un vero e proprio “cocktail tossico” di ritardi, negazionismo, scelte sbagliate e mancanza di coordinamento ha fatto precipitare il mondo in una pandemia che “avrebbe potuto essere evitata”: sono le conclusioni shock di un rapporto pubblicato da un gruppo di esperti indipendenti voluto dal direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Mentre ancora non è stata appurata l’origine del virus, gli esperti puntano il dito sulle responsabilità della sua diffusione sul pianeta a folle velocità. E sottolineano con forza la necessità di nuovi meccanismi di allerta sanitaria, perché la pandemia di Covid-19 potrebbe non essere l’ultima.

Sotto accusa i leader globali, ma anche la stessa Oms, per quella che gli esperti definiscono la “Chernobyl del XXI secolo”. “Possiamo dire che ci sono stati ritardi evidenti in Cina, ma ci sono stati ritardi ovunque”, ha commentato l’ex primo ministro neozelandese Helen Clark, co-presidente del panel.

“É passato troppo tempo”, osservano gli esperti: “I medici di Wuhan hanno rápidamente individuato focolai di polmonite di origine sconosciuta a fine dicembre 2019” ma la “dichiarazione dell’emergenza delle autorità internazionali” è arrivata il 30 gennaio, troppo tardi per “innescare una risposta rapida ed efficace” alla diffusione del virus. Nel mese successivo inoltre troppi Paesi hanno avuto un approccio di “wait and see” invece di mettere in atto una strategia di contenimento che “avrebbe potuto arginare la pandemia globale: è stato perso tutto il mese di febbraio”, rimarcano gli esperti.

Il panel ha esaminato per otto mesi la diffusione della pandemia e le misure adottate dall’Oms e dagli Stati per affrontarla, trovando  “anelli deboli in ogni punto della catena”.

Per Ellen Johnson Sirleaf, ex presidente della Liberia e copresidente del panel insieme alla ex premier neozelandese Helen Clark, ‘la situazione in cui ci troviamo oggi, una pandemia catastrofica che ha ucciso più di 3,25 milioni di persone e continua a minacciare vite e mezzi di sussistenza in tutto il mondo, avrebbe potuto essere prevenuta’.

Tra i “j’accuse” quello di non aver saputo imparare dalle esperienze passate: “Ci sono molti resoconti di precedenti crisi sanitarie che includono raccomandazioni sensate. Eppure sono rimasti a raccogliere polvere negli scantinati delle Nazioni Unite e sugli scaffali degli uffici governativi”.

E quello rivolto ai Paesi, con implicito riferimento agli Stati Uniti dell’era Trump e al Brasile di Bolsonaro, che hanno “svalutato e smontato” la scienza, negando la gravità della malattia, con “conseguenze mortali”.

Infine, alla “mancanza di leadership globale e del coordinamento, alle tensioni geopolitiche e ai nazionalismi che indeboliscono il sistema multilaterale che dovrebbe agire per un mondo al sicuro”.

Alla luce del danno arrecato, il gruppo sollecita riforme radicali tali da assicurare, in analoghe circostanze risposte più efficaci. Più risorse per la prevenzione e la comunicazione dai governi e dall’Oms ma non solo: la creazione di un “Consiglio per le minacce alla salute globale”, guidato dai capi di Stato, per mantenere alta l’attenzione sulle minacce alla salute e garantire una rapida azione collettiva.

E una sessione speciale dell’assemblea generale delle Nazioni Unite entro la fine dell’anno per concordare una dichiarazione politica in questa direzione.

Ma anche, a breve, un serio impegno da parte dei leader dei Paesi ricchi a fornire vaccini per il resto del mondo.

(di Domitilla Conte/ANSA).