Il giallo delle truppe a Gaza: “trappola per Hamas”

Immagine satellitale di Ashkelon.
Immagine satellitale di Ashkelon. (ANSA)

TEL AVIV.- Errore, inganno, stratagemma, astuzia. Sono solo alcuni dei sostantivi che la stampa israeliana ha usato oggi per commentare l’annuncio dell’esercito, la notte scorsa, dell’ingresso di truppe di terra a Gaza.

Il primo messaggio dell’IDF in inglese è rimbalzato su Twitter alle 23.22 ora italiana (mezzanotte e 22 in Israele): “Le forze aeree e le truppe di terra stanno attaccando nella Striscia di Gaza”. L’ingresso di soldati nella Striscia è stata poi confermata ai giornalisti stranieri direttamente al teléfono dal portavoce militare Jonathan Conricus.  Ma lo stesso Conricus, un paio d’ore dopo, ha smentito tutto parlando di “un problema interno di comunicazione”.

Peccato che nel frattempo la noticia – battuta in tempo reale da tutte le agenzie internazionali, ANSA compresa – avesse già fatto il giro del mondo in un battibaleno dopo essere stata ripresa dai maggiori media esteri: dal New York Times al Guardian, dal Washington Post al Wall Street Journal.

Un errore di comunicazione, di cui lo stesso Conricus si è assunto la responsabilità? Non sembra proprio così, e in molti oggi hanno fornito un’interpretazione ben diversa.

Quell’informazione sarebbe stata fatta trapelare ad arte, con uno scopo ben preciso. Secondo l’emittente Canale 12, era “uno stratagemma per fare in modo che i miliziani di Hamas entrassero nei tunnel sotterranei che l’esercito in quel momento stava colpendo con un massiccio bombardamento notturno”. Altro che gaffe, quindi. Una sofisticata strategia di comunicazione dopo che per tutto il giorno Israele aveva evocato un possibile ingresso via terra a Gaza.

Il liberal Hareetz ha parlato senza mezzi termini di “inganno” ai danni della stampa estera. “L’informazione dell’esercito sull’operazione di terra – ha scritto – aveva l’intenzione di portare i militanti nella rete di tunnel sotterranei dell’organizzazione che poi sono stati colpiti in pesanti attacchi aerei.  I militari hanno usato la linea diretta con i giornalisti internazionali come mezzo di attacco contro Hamas”.

Il quotidiano ha anche riportato il commento di un giornalista straniero, senza farne il nome, secondo cui l’incidente – “terribilmente chiaro” – “non aiuterà” di certo il rapporto di Israele con i media internazionali” e avrà conseguenze sulla sua credibilità.

Su Yediot Ahronot, il giornale più venduto del Paese, il commentatore militare Ron Ben Yishai ha sottolineato invece “la creatività e l’astuzia” dell’intera operazione militare, aggiungendo che il messaggino in inglese rivolto ai giornalisti stranieri rientra in quest’ottica. Anche Koby Finkler, commentatore di Canale 7, radio vicina al movimento dei coloni, ha parlato di “stratagemma architettato dall’esercito per eliminare” il maggior numero di miliziani trascinandoli dentro i tunnel.

E ha messo in evidenza la differenza tra il testo mandato dall’esercito in ebraico ai giornalisti locali e quello in inglese ai corrispondenti esteri. Nel primo si evinceva con chiarezza che le forze di terra stavano colpendo dal territorio israeliano, mentre il secondo era formulato in maniera volutamente “ambigua”.

Stamattina Conricus, nell’abituale informativa telefonica con i giornalisti esteri, lungi dall’ammettere concessioni alle interpretazioni più maliziose ha ripetuto che “c’è stata una cattiva comunicazione interna”: “Mi assumo una responsabilità personale. Sono cose che avvengono talvolta nel mezzo di una operazione complessa. Non appeno ho compreso che avevo una  informazione errata – si è limitato a dire il portavoce – ho aggiornato le persone interessate”.

(di Massimo Lomonaco/ANSA).