La Francia si ritira dal Sahel: “via i militari”

Il Presidente francese Emmanuel Macron.
Il Presidente francese Emmanuel Macron: "EPA/LUDOVIC MARIN / POOL MAXPPP OUT

PARIGI. – La Francia è stufa di fare da sola il gendarme nel Sahel e annuncia una “profonda trasformazione” della sua presenza militare nella zona. Dopo 8 anni nella regione africana e 55 vittime francesi, Emmanuel Macron ha annunciato la fine dell’operazione Barkhane come “operazione esterna” della Francia, con il ritiro graduale dei suoi soldati e la chiusura di diverse basi militari, in particolare in Mali.

La lotta contro il terrorismo jihadista continuerà, certo, ma nel quadro di un’alleanza internazionale, a cui partecipa anche l’Italia, e che vede “associati gli Stati della regione”, ha avvertito il presidente, senza però fornire date, né dettagli sulla riduzione dei 5.100 soldati francesi attualmente presenti sul terreno. Macron comunicherà nuovamente su questo dossier a fine mese.

Per il presidente è infatti arrivato il tempo che le cose cambino. A otto anni dalla prima missione Serval, con cui François Hollande rispose a una richiesta di aiuto di Bamako, la constatazione di Macron è amarissima: “Non possiamo mettere in sicurezza zone che ricadono nel caos e nell’assenza di legge perché gli Stati decidono di non assumersi le loro responsabilità. É impossibile, se non un lavoro senza fine”, è la frecciata, neanche troppo velata, ai dirigenti maliani dopo i due recenti colpi di Stato, che a Macron – dopo tutti gli sforzi fatti dalla Francia per stabilizzare la regione – non sono affatto piaciuti.

Dopo l’ultimo putsch del 24 maggio scorso,  Parigi ha congelato le operazioni militari congiunte con Bamako. Per riprenderle, aveva avvertito, sarà necessario un “chiaro” impegno da parte delle autorità di transizione a non dialogare con i jihadisti. Ma la fine di Barkhane, ha garantito il leader francese, non significa il totale disimpegno di Parigi nella lotta ai gruppi jihadisti affiliati all’Isis e Al-Qaida nella regione.

L’accento in futuro verrà posto sulle “forze speciali strutturate intorno all’operazione Takuba”, per cui saranno mancora mobilitate “diverse centinaia di soldati” francesi.

Takuba è una speciale task force europea a cui partecipano attualmente circa 600 uomini, di cui metà francesi, alcune decine di estoni e cechi e 140 svedesi. Anche l’Italia si è impegnata a fornire fino a 200 soldati, la Danimarca un centinaio e diversi altri Paesi, tra cui la Grecia, l’Ungheria o la Serbia hanno espresso il loro interesse. La Task Force è chiamata ad operare in un’area individuata ad est del fiume Niger, nella cosiddetta zona dei ”tre confini” (Mali, Niger, Burkina Faso), chiamata Liptako-Gourma.

Nell’idea di Macron, la lotta al terrorismo dovrà dunque proseguire nel quadro di queste forze speciali, in cui rimarrà una forte componente francese, ma con il contributo di forze africane, europee, internazionali. La vocazione di questa missione, ha proseguito il leader francese, sarà di “fare interventi strettamente legati alla lotta al terrorismo”.

Il presidente ha quindi ringraziato i Paesi europei che partecipano a Takuba e che “accettano di condividere il rischio di sacrificio dei nostri soldati”, dopo il pesante tributo  di sangue pagato dalla Francia.