Tokyo: favola Eric, l’anti-eroe che ha fatto storia

Eric Moussambani nelle Olimpiadi di Sydney
Eric Moussambani nelle Olimpiadi di Sydney. (Ansalatina)

ROMA. – “Il mio sogno è avere un giorno ragazzi competitivi per le Olimpiadi, forse anche il prossimo a Parigi”. Eric Moussambani oggi lavora per una compagnia petrolifera e fa l’insegnante di nuoto, a Sydney 2000 divenne personaggio.

Primo nuotatore della Guinea Equatoriale a una Olimpiade quasi stava annegando durante i 100 stile, nuotati quasi in due minuti (1 minuti 52 secondi e 72 centesimi, il più alto nella storia dei Giochi) fu sostenuto dal pubblico che lo accompagnó, bracciata dopo bracciata, fino all’arrivo.

Oggi ha 43 anni, quattro figli, e lavora per promuovere il nuoto nel suo Paese ed è “un simbolo” per la Guinea Equatoriale.

Nel 2000 non sapeva nemmeno cosa fossero i Giochi, né aveva mai messo piede in una piscina. La prima volta fu all’Hotel Ureca di Malabo il 6 maggio 2000, quando fu l’unico a presentarsi a un appello trasmesso dalla federazione alla radio.

“Sono andato in piscina – racconta lui – e ho iniziato a muovere le gambe, le braccia, allora mi hanno detto: okay, basta, esci dall’acqua. Mi hanno detto: inizia a nuotare più spesso perché fra tre mesi andrai alle Olimpiadi. Non sapevo cosa fossero. Sono andato alla biblioteca nazionale e ho iniziato a cercare”.

I suoi allenamenti furono nella piscina di quell’albergo, ben lontana da quella olimpionica di Sydney. Moussambani non aveva mai visto una piscina di cinquanta metri fino al suo arrivo in Australia.

«Ero molto spaventato” – ammette – e mi dicevo che non ce l’avrei fatta. Era una vasca troppo grande per me. In allenamento a Sydney non riuscivo nemmeno a completare i 50 metri. Facevo mezza vasca e mi fermavo. Non riuscivo a respirare. Ero riluttante anche a tuffarmi, pensavo che la gente avrebbe riso di me”.

Il suo esordio olimpico fu nelle batterie dei 100 stile, era il 19 settembre 2000. Era batteria da tre, ma i suoi due avversari furono squalificati per falsa partenza. “Chiesi al giudice: – Solo io in questa piscina? Per favore, non posso. Lui rispose che dovevo.

“Gli ultimi 50 metri sono stati il momento più difficile della mia vita – ha raccontato al Daily Mail – Non riuscivo a sentire le mie gambe, le mie braccia. Ero stanco. Stavo quasi annegando. Ma quando ho sentito la gente applaudire e acclamare il mio nome, ho trovato la forza e il coraggio. Era la prima volta in vita mia che nuotavo 100 metri. Alla fine mi sentivo così stanco che non riuscivo nemmeno a parlare. La TV cercava di farmi domande ma non riuscivo a respirare. Sono andato nello spogliatoio e sono svenuto. Mi hanno dato dell’ossigeno e dopo 15 minuti mi sono svegliato.

Ho chiesto: – Cosa ci faccio qui? Ho dormito dalle 10 del mattino alle 5 del pomeriggio. Quando mi sono svegliato e sono arrivato alla mensa del Villaggio, ho iniziato a vedere la mia foto dappertutto. Ero spaventato, ho pensato che forse avevo fatto qualcosa di sbagliato”.

Moussambani oggi fa l’insegnante di nuoto nel suo Paese e non nasconde che gli piacerebbe riprovarci. “Vorrei fare la 10km. Non c’è alcun dubbio sul fatto che nuoto più velocemente di allora”, ma, dice, non è mai stato tentato dal riprovare l’avventura olimpica:  “Per provarci dovrei passare un anno di duro allenamento e non ho tempo per quello. Sono un padre, ho quattro figli”.

“Sto cercando di far crescere lo sport nel mio paese. Una settimana dopo Sydney, il presidente mi ha ricevuto e ha detto che avrebbe costruito piscine per i futuri nuotatori, adesso ne abbiamo, le persone possono nuotare dove vogliono. Abbiamo anche buoni nuotatori, stanno migliorando, il mio sogno è avere un giorno ragazzi competitivi per le Olimpiadi, forse anche a Parigi, e accompagnarli come allenatore, perché quando io sono con loro, loro hanno più coraggio”.

Quando il mese scorso Alice Dearing è diventata la prima donna nera convocata dalla Gran Bretagna per le Olimpiadi, ha detto che la storia di Eric Moussambani è stata per lei fonte di ispirazione in mezzo a m”decenni di razzismo istituzionale nello sport”.

“Mi sento bene quando le persone usano la mia storia come esempio – conclude Eric – Quando ero alle Olimpiadi, ero uno dei pochi nuotatori neri, ora ce ne sono tanti. Mi hanno dato il msoprannome di timido a causa del mio stile. La gente rideva, ma mio vedo il lato positivo. Ho fatto qualcosa che è stato significativo. C’è sempre un primo passo per qualcosa. La prima volta che ho nuotato i 100 metri finii in 1’52”, l’ultima volta in una gara in Germania ho fatto 52″18. Ho dimostrato che tutti possono migliorare. Che quando ti metti in testa qualcosa, puoi farcela”.