Aumentano ancora gli infortuni, in otto mesi 772 morti

Incidenti sul lavoro.

ROMA. – Quella dei morti sul lavoro è una strage senza fine. Lo confermano gli ultimi dati dell’Inail, che certificano per i primi 8 mesi dell’anno un aumento delle denunce di infortunio sul lavoro che arrivano a sfiorare quota 350 mila, di cui 772 con esito mortale. Un numero che conferma il drammatico trend emerso già nella precedente rilevazione di tre morti al giorno.

Tornano anche a crescere le malattie professionali. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail fino ad agosto sono state complessivamente 349.499, oltre 27mila in più (+8,5%) rispetto allo stesso periodo del 2020. In particolare, aumentano gli infortuni sul tragitto di andata e ritorno tra casa e lavoro (+20,6%), tornati a salire tra marzo e agosto (dopo il calo del primo bimestre) complice il massiccio ricorso allo smart working dello scorso anno, a partire proprio da marzo 2020.

Salgono invece del 6,9% gli incidenti sul lavoro. Gli incrementi riguardano quasi tutti i settori produttivi, eccetto l’Amministrazione pubblica e la Sanità, mentre a livello territoriale è solo il Nord-Ovest a registrare un calo delle denunce. I casi mortali sono in calo (-6,2%) rispetto ai primo otto mesi dello scorso anno, ma il confronto con il 2020 “richiede cautela”, avverte l’Inail, perché i dati sono “provvisori e influenzati fortemente” dall’emergenza coronavirus, con il risultato di non conteggiare “un rilevante numero di ‘tardive’ denunce mortali da contagio”, in particolare relative al marzo 2020.

Salgono in particolare le denunce di infortunio con esito mortale nel tragitto casa-lavoro (+10,1%), mentre calano quelle sul posto di lavoro (-9,5%). Al 31 agosto risultano inoltre 12 incidenti plurimi per un totale di 29 decessi, 17 dei quali stradali (contro i 6 dello scorso anno con 12 casi mortali, la metà stradali). Inversione di rotta, infine, per le malattie professionali, che tornano ad aumentare: nei primi 8 mesi le denunce sono state 36.496, il 31,5% in più rispetto al 2020.

Una risalita dopo un 2020 condizionato fortemente dalla pandemia, con denunce in costante decremento rispetto agli anni precedenti sia per il fatto che le chiusure delle attività produttive hanno ridotto l’esposizione al rischio di contrarre malattie professionali, sia perché lo stato di emergenza ha disincentivato e reso più difficile per il lavoratore presentare eventuali denunce, rimandandole al 2021.

Le prime tre malattie professionali restano le patologie del sistema osteo-muscolare e tessuto connettivo, del sistema nervoso e dell’orecchio; seguono i tumori che ad agosto superano quelle del sistema respiratorio.