Editoriale – Incitamento all’odio, doppia cittadinanza e Comites

La protesta indipendentista alle porte del Consolato Generale d'Italia a Barcellona

Minacce e insulti. Sono le armi di chi non ha argomenti. Messaggi impregnati di odio, alcuni anonimi altri no, impossibili da controllare in rete; espressioni intrise di disprezzo; dichiarazioni di leader politici che distorcono volutamente informazioni; manifestazioni di piazza che si trasformano in un incitamento alla violenza. La società spagnola è tollerante, conciliante, aperta, democratica, accogliente. Eppure…

In questi giorni, i fatti di cronaca, che hanno coinvolto la giustizia italiana e Carles Puigdemont, hanno alimentato le pulsioni dell’estrema destra e dell’indipendentismo radicale. E i connazionali, soprattutto nella Catalogna, sono diventati il bersaglio di  messaggi intimidatori e denigranti. In particolare, lo sono stati coloro che, per il ruolo che svolgono in seno alla società catalana, esprimono pubblicamente e senza remore le proprie opinioni, rivendicando una libertà che solo le nazioni autocratiche negano: quella d’espressione.

Chi non ha argomenti, dicevamo, ricorre alla minaccia e agli insulti. È sempre stato così, purtroppo. Quindi, non sorprende. Meraviglia, invece, che in questi giorni tra gli autori di tweet, post e via di seguito ci siano anche persone con un certo livello culturale, anche se evidentemente non di etica.

In questo contesto, il voto del 3 dicembre, per il rinnovo dei Comites, assume una importanza particolare. È vero, il ruolo dei Comites è chiaro: fungere da raccordo tra la Collettività e le nostre rappresentanze diplomatico-consolari. Lo è anche che non hanno, o non dovrebbero avere, alcun contatto con le amministrazioni locali. Ma questa è una interpretazione riduttiva del compito a loro riservato. Infatti, i Comites, in una visione più amplia e progressista, non solo dovrebbero fungere da cassa di risonanza delle istanze della comunità, ma anche orientare, proporre soluzioni e promuovere dibattiti.

Di fronte alle nuove realtà inerenti una comunità in costante crescita e in continua effervescenza, il nuovo Comites dovrebbe aprire un dibattito sulla “doppia-cittadinanza”, quale veicolo essenziale per una vera integrazione nel tessuto sociale del paese. Integrazione non solo economica ma altresì politica; pertanto, capace anche di creare una diga importante contro pulsioni xenofobe e razziste.

Un Comites che guarda al futuro ed è consapevole delle proprie responsabilità deve essere pronto ad assumere un ruolo protagonistico e non di spettatore; deve avere la forza di archiviare un passato in cui ci si considerava “ospiti” in un paese straniero. Voltare pagina e guardare avanti. Far propri i valori dell’Unione Europea; quelli riassunti con visione lungimirante nel “Manifesto di Ventotene”.

La doppia cittadinanza accompagna la piena integrazione, ed è osteggiata dai partiti euroscettici, come Vox; dai movimenti neo-nazisti, come “España 2000”; e dalle correnti più radicali dell’indipendentismo catalano. È, a nostro avviso, la nuova sfida degli italiani in Spagna.

Mauro Bafile