Boom di contagi nei Paesi senza Green pass e mascherine

In Piccadilly Circus a Londra un schermo gigante sul Coronavirus.
In Piccadilly Circus a Londra uno schermo gigante sul Coronavirus. (Photo by Tolga Akmen / AFP)

ROMA – La Gran Bretagna che sfonda la quota di cinquantamila contagi giornalieri. La Russia, con oltre mille morti quotidiani, costretta a chiudere le attività per nove giorni. La Lettonia, tornata addirittura in lockdown. L’incubo della pandemia si riaffaccia in diversi Paesi europei e va a colpire soprattutto quelli con una bassa percentuale di vaccinati oppure dove non ci sono controlli e restrizioni di alcun tipo.

Tanto che l’Italia, attraversata da polemiche e manifestazioni per un’applicazione del Green pass che non ha eguali in Europa, viene presa come esempio, soprattutto per le conseguenze sul fronte economico: negli ultimi 5 mesi la crescita economica ha avuto il più grande miglioramento rispetto a qualunque altro Paese del G7, scrive il Financial Times, che lega il risultato anche a un robusto programma di vaccinazione e all’introduzione del Green pass.

E il tedesco Handelsblatt osserva come con la guida del premier Mario Draghi l’Italia “si sta staccando dagli altri grandi Paesi europei in termini di crescita economica”. Anche qui, accanto alle riforme messe in campo, viene citata la severa applicazione del Green pass.

Il discrimine tra i Paesi che stanno ricadendo nella pandemia, con un inevitabile rallentamento della ripresa economica, e quelli che la stanno contenendo sono infatti i vaccini e i controlli collegati, a partire dal certificato verde fino a distanziamento e mascherine. E l’Italia dove, a differenza della Gran Bretagna, le mascherine sono ancora obbligatorie al chiuso e, a differenza del resto d’Europa, senza il Green pass non si può entrare neanche nel luogo di lavoro, è scomparsa dalla classifica dei 15 Paesi con più casi di Covid.

Scivolata al ventesimo posto e preceduta, oltre che da Gran Bretagna, Russia, Turchia e Usa che guidano la classifica, anche dalla Germania e dalla Francia. Il caso più simile all’Italia lo rappresenta la Grecia (al 27esimo posto nella classifica) dove non c’è il Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro ma, che si tratti di pubblico o privato, i lavoratori non vaccinati sono  obbligati a un doppio tampone settimanale, da fare a proprie spese. Un indubbio incentivo alla vaccinazione, come il Green pass italiano.

“Dal decreto con l’estensione nei luoghi di lavoro, le prime dosi di vaccino sono cresciute del 46% rispetto al trend atteso dal 16 settembre”, ha detto ieri alla Camera Draghi, che ha sempre sostenuto l’importanza delle misure di contenimento del virus anche per far ripartire l’economia. E far tornare gli investitori così come i turisti.

Un atteggiamento diverso sul Green pass del resto, secondo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, “ci esporrebbe a effetti quasi sicuramente simili a quelli che si stanno verificando in altri Stati, dove questa misura non viene applicata come in Italia. In diversi Paesi all’estero infatti si parla nuovamente di restrizioni, di lockdown, di chiusure delle attività commerciali, di ospedali al collasso.

Non ce lo possiamo permettere”. Si tratta soprattutto di paesi dell’Est Europa, a partire dalla Russia (dove solo 1/3 della popolazione è vaccinata) fino alla Lettonia che, con soltanto la metà della popolazione vaccinata, ha uno dei più bassi tassi di vaccinazione nell’Unione Europea. E dove sono tornati termini che tutti speravano di relegare al passato: lockdown, che durerà per un mese, e coprifuoco.

Ma anche la Romania, con un nuovo record di casi, il sistema sanitario al collasso e alcuni malati trasferiti in Ungheria. La Serbia, che di fronte a un nuovo picco di contagi ha introdotto il Green pass obbligatorio ma solo in bar e ristoranti dopo le 22, e la Bulgaria, che si è decisa ad imporre il certificato verde nei luoghi al chiuso. E poi, ovviamente, la Gran Bretagna, dove il Green pass non è mai esistito mentre le mascherine e il distanziamento sono stati salutati a luglio: oltre 50 mila contagi in un giorno, contro i 3.794 italiani.

(di Paola Tamborlini/ANSA)