“Puccia” salentina a Madrid, la disavventura di un giovane pugliese

La puccia, tipico panino salentino, preparato da Attilio Mingolla nel suo locale
Il giovane Attilio Mingolla, titolare del “Mena Apulian Food”

MADRID – Assurdo. Da non crederci. Ciò che sta accadendo ad Attilio Mingolla, titolare di un piccolo locale nei pressi del “Mercado La Cebada” nel quartiere “La Latina” a Madrid, è, ad essere indulgenti, quanto meno insolito. Ha ricevuto dallo studio legale di un ristorante, l’ingiunzione a depennare dal menù che offre ai clienti la parola “puccia”, nome che indica un tipico panino pugliese. La ragione? Perché il ristorante, che si chiama appunto “Puccias”, avrebbe registrato il nome e lo ritiene, quindi, di sua proprietà. Proprio così!

Immaginiamoci una pizzeria che nel suo menù elenchi, dopo la classica “Pizza Margherita”, le altre specialità della casa, magari in ordine alfabetico: Pizza Capricciosa, Pizza Margherita con mozzarella di Bufala Dop, Pizza alla Marinara, Pizza Napoli, Pizza Quattro Formaggi e via di seguito. Fin qui nulla da eccepire. È una pizzeria, cos’altro potrebbe scrivere nel menù? Immaginate, ora, di essere voi i proprietari della pizzeria e che, dopo qualche giorno, qualche settimana, o qualche mese dall’apertura del locale, vi vedete recapitare un “burofax”; l’ingiunzione del proprietario di un ristorante dall’ipotetico nome “Pizza” che vi intima di depennare dal vostro menù proprio quella parola: “pizza” sostenendo che il nome è stato legalmente registrato e, quindi, è di sua proprietà. Pare assurdo, vero? A nessuno, pensiamo, verrebbe in mente un’idea del genere. Ed invece si, visto che è quanto accaduto a Mingolla. Non è titolare di una pizzeria, ma del “Mena Apulian Food”, un piccolo locale specializzato in cucina salentina. Può sorprendere che prepari le “pucce”? Ovviamente no.  Stupisce, invece, che ci sia chi pretenda appropriarsi del nome di una specialità regionale italiana solo perché così ha battezzato il suo ristorante.

Il “Mena Apulian Food”

– Qualche giorno fa mi è arrivato un “burofax” di otto pagine, ben dettagliato – ha raccontato Mingolla -. Potevo immaginare di tutto, tranne che una società, attraverso uno studio di avvocati, mi intimasse, preciso che non c’è ancora la denuncia, di togliere la parola “puccia” dal mio menù, da Glovo, che è la piattaforma di consegna a domicilio, e quant’altro. Nell’ultima pagina, che a quanto pare nel gergo legale è quella delle minacce – ha aggiunto -, si afferma che è loro desiderio risolvere la questione in maniera amichevole, sempre e quando io accetti tutte le loro condizioni… Detta così lascia proprio poco spazio per una negoziazione.

Ha spiegato che si è attivato immediatamente “con avvocati particolarmente ferrati nel tema, quindi nell’ambito del diritto di immagine, di marca eccetera”.

– Tutti hanno coinciso nell’affermare che la pretesa sia assurda – ha proseguito -. Non lo dico io, che sono assolutamente ignorante in materia, ma gli avvocati consultati. Rispondere, comporterebbe una spesa non programmata. La prima persona alla quale ho chiesto un consiglio è stata un’amica. Mi ha messo in contatto con un’avvocatessa che, dopo aver studiato il caso, mi ha illustrato la linea che, secondo lei, si dovrebbe seguire. Io, però, ho preferito avere anche ulteriori pareri. Ho consultato altri due avvocati, contattati tramite i vari gruppi di italiani in Spagna. Mi sono state proposte delle linee d’azione. Anche quella di contrattaccare, sostenendo che non si può registrare il nome di un prodotto comune come se fosse un prodotto commerciale. Sinceramente, ero a conoscenza dell’esistenza di questo ristorante che vende le “pucce”. Sapevo anche che c’era una “panzerotteria”, che però ha chiuso. Quello che non potevo immaginare, e tantomeno prevedere, è che, con un “burofax”, mi si intimasse di cancellare il nome “puccia” dal menù. Sarà che hanno visto in me una concorrenza potenziale e pericolosa?

Il timore di Mingolla è che una risposta al “burofax”, elegante ed in termini legali, potrebbe non essere sufficiente. E che quindi la faccenda possa andare avanti per mesi.

 

Non solo “pizza e “pasta”

Da cinque anni responsabile commerciale di una grossa azienda che opera nell’ambito dell’alimentazione, ad Attilio Mingolla dà fastidio che spesso all’estero si abbia un’opinione riduttiva della cucina italiana. Insomma, che si pensi solo a “pasta” e “pizza”.

– La cucina italiana, come d’altronde anche quella spagnola – ha commentato -, è molto variegata. Quando ho deciso di aprire il locale, ho pensato a qualcosa di molto informale. Alla fine, il panino lo puoi mangiare seduto o in piedi, lo puoi portare in ufficio o a casa. Le orecchiette con le cime di rape sono forse l’unico piatto da ristorante – ha ammesso per poi precisare:

– Ho puntato sulla cucina pugliese perché è quella che conosco. Ho imparato da bambino, da mia nonna a fare i panzerotti. L’aiutavo quando si organizzavano le panzerottate in campagna. Mia nonna Gemma – ha sottolineato senza poter nascondere il proprio orgoglio ed anche un po’ di emozione – è stata a Madrid fino a qualche giorno fa. È venuta a trovarmi nonostante i suoi 83 anni. Mi ha detto che i miei “panzerotti” sono proprio come quelli che fa lei… Mi ha fatto molto felice. Non potevo ricevere miglior complimento. Il panzerotto “Nonna Gemma”, specialità della casa, è stato chiamato così proprio in suo onore.

 

Un chiosco e un locale

La conversazione si svolge all’interno del “Mercado La Cebada”. La stragrande maggioranza dei locali è chiusa e l’insistente viavai di turisti, curiosi e clienti, va scemando poco a poco. Alla fine, restano solo il personale delle pulizie, quello della sicurezza e noi.

Il panzerotto, sottile e delicato, specialità del “Mena Apulian Food”

“Mena Apulian Food” non è la prima iniziativa di Attilio Mingolla nell’ambito dell’alimentazione e della ristorazione. Il 15 febbraio del 2020 aprì un chiosco all’interno del “Mercado la Cebada”. L’obiettivo: vendere prodotti pugliesi.

– Appena tre settimane dopo venne decretato il lockdown. Quindi – ci ha commentato con un misto di ironia e delusione -, non posso dire d’essere stato particolarmente sagace. A mia discolpa, posso affermare che nessuno sapeva quanto fosse grave la diffusione del Covid-19. Il 2 giugno di quest’anno, in “Calle del Humilladero 16”, quindi non molto distante dal “Mercado” ho aperto il “Mena Apulian Food”.

Con il suo accento pugliese e un entusiasmo contagioso, ci parla dei “panzerotti” e delle “pucce”, focacce e panini caratteristici della sua regione.

– Sono prodotti tipici della cucina pugliese – ha chiarito scandendo le parole e accompagnandole con un ampio sorriso -. Siamo gli unici che facciamo a Madrid il panzerotto, che sarebbe un calzone fritto. Quelli che offriamo ai nostri clienti, però, non sono i classici panzerotti baresi: pesanti, spugnosi ed alti. Sono molto più leggeri, sottili e digeribili. La ricetta mi è stata tramandata dalla nonna.

Ha spiegato che nel suo locale si vendono sei tipi di panzerotti, da quello classico, battezzato “Mamma Gemma” in onore appunto della nonna, a quello “pugliese”, con Capocollo di Martina Franca, burrata e cime di rapa, “introvabili in Spagna”; segue una variegata gamma di pucce; orecchiette con cime di rapa; polpette di melanzane o di carne, “bombette” di Martina Franca e dolci a base di crema di pistacchio o nutella. Nel ristorante offre anche interessanti alternative vegetariane e vegane.

In quanto alle “pucce”, ci ha riferito che “non sono altro che panini”. Ma, attenzione! Ha subito precisato: “sono panini tipici della tradizione salentina”:

Attilio Mingolla, con guanti e mascherina, mentre prepara i suoi panzerotti

– Sono stati inventati negli anni 40. A un panettiere era avanzato un impasto per pane e pizza e decise di farne un panino circolare. È così popolare nel Salento che la Regione Puglia lo indica come prodotto agroalimentare tipico. È parte ormai della nostra tradizione.

Ha sottolineato che trovare il panino “puccia” non è stato facile, poiché non era commercializzato in Spagna.

– Cosa ti ha convinto a fermarti a Madrid?

– Ho frequentato un master in chimica – ha risposto immediatamente per poi precisare:

– Dopo la laurea in Farmacia, ho deciso di frequentare un master in chimica a Barcellona. Conoscevo la Spagna, l’ambiente. Concluso il master sono tornato in Italia e ho iniziato a lavorare in una azienda farmaceutica. Ma ormai il mio pallino era tornare in Spagna e comunque volevo recarmi all’estero. Ho cominciato ad inviare curriculum, per un 90% ad aziende spagnole. Alla fine, mi ha assunto una grossa azienda, con la quale lavoro tutt’ora. Ma l’idea, ovviamente, è quella di mettermi in proprio, di avere la mia indipendenza.

Il pensiero, ovviamente, corre al suo “Mena Apulian Food”.

Mauro Bafile