Elezione Comites Madrid, Lazzari: “Un programma frutto dell’esperienza”

MADRID – Superato l’esame del Comitato Elettorale Circoscrizionale, le liste in lizza per il rinnovo dei Comites in Spagna hanno iniziato la loro campagna elettorale. Non è facile far conoscere i relativi programmi, in una circoscrizione tanto amplia come quella della Cancelleria Consolare di Madrid che va dal Paese Basco a Ceuta, da Asturias a Cantabria, da Extremadura a Galicia e via di seguito.

Incontriamo Andrea Lazzari, capolista di “Italiani Democratici a Madrid”, nell’elegante ristorante SottoSopra, nella signorile “Calle de Puigcerdá”. La nostra conversazione si svolge tra rumori di piatti e bicchieri, viavai di camerieri e il brusio dei clienti.

– Potrebbe illustrarci, in maniera succinta, cosa propone la lista “Italiani Democratici Madrid”? Perché un connazionale residente nella Circoscrizione Consolare di Madrid dovrebbe votare la vostra lista anziché un’altra?

– Innanzitutto – ha affermato Lazzari a mo’ di preambolo -, voglio sottolineare che la nostra lista è composta da 7 donne e 8 uomini che hanno scelto di lavorare insieme durante i prossimi cinque anni. Si tratta di un grosso impegno. Quello dei Comites è un lavoro delicato e gravoso se svolto seriamente. Sottrae energie personali, tempo alla famiglia e, perché non dirlo, anche risorse economiche. È necessario spostarsi da un capo all’altro della città per assistere a riunioni e incontri. A volte si prende l’autobus, altre si viaggia in metropolitana, altre ancora è necessario prendere un taxi. È un costo che il consigliere assume di tasca propria.

Ha quindi proseguito, entrando in merito alla questione che ci interessa:

– Proponiamo agli elettori un programma frutto soprattutto della mia esperienza come vicepresidente dell’attuale Comites: sei anni che mi hanno permesso di comprendere quanto importante sia questo organismo che, purtroppo, tanti sottovalutano e molti non conoscono. Abbiamo individuato sei punti, sei temi sui quali ci proponiamo di lavorare. Sono state create commissioni “ad hoc”, ognuna di esse composte da me e da tre membri di lista. Questi, indipendentemente dall’esito delle elezioni, si sono impegnati a lavorare per raggiungere gli obiettivi fissati. Ciò vuol dire che, comunque, dedicheranno tempo e lavoro al nostro programma affinché sia sviluppato e portato a termine.

Ha commentato d’aver avvertito chi l’accompagna in questa nuova “avventura” che sarà un impegno di cinque anni.

– Se il lavoro, gli sforzi saranno condivisi tra tutti – ha tenuto a precisare – si andrà avanti senza difficoltà. Se, come purtroppo è accaduto in altri Comites, compreso l’attuale di Madrid, lavorano solo il Presidente ed altre 2 o 3 persone, diventa una missione impossibile. Immaginatevi, poi, se c’è anche chi rema contro… L’impegno è di lavorare quanto più possibile all’unisono. Siamo 15 persone diverse che pensano in 15 maniere differenti. Quindi, inevitabilmente ci saranno momenti di discussione, di analisi e di divergenza.

– Il Comites è il ponte tra gli italiani e le istituzioni della Madrepatria. Quali sono i suoi limiti?

– Ad esempio – ha risposto dopo un momento di esitazione -, può interloquire solo con le istituzioni italiane; non può farlo con quelle locali. E poi, la materia di cui dovrà occuparsi è strettamente legata all’emigrazione. Il Comites ha grosse limitazioni anche nella spesa dei fondi pubblici che gli sono assegnati e che, tra l’altro, sono sempre di meno. I fondi pubblici a sostegno dei Comites hanno una loro ragione d’essere. Se il Comites dovesse finanziarsi con proventi locali, quindi denaro di enti privati, è ovvio che la sua azione potrebbe essere condizionata. È importante che questo organismo resti autonomo e libero da qualunque tipo di ingerenza o pressione esterna. Lo Stato italiano prevede il finanziamento dei Comites, ma per capitoli di spese specifici. Comunque, le poche risorse che riceve non permetterebbero all’organismo di avere una segreteria, che potrebbe essere molto utile… e di avere una propria sede non se ne parla neanche. E poi non credo che possano essere sufficienti per organizzare più di due eventi, nel corso dell’anno. Quindi, le risorse dovranno essere orientate a spese mirate.

 

Da Cancelleria a Consolato Generale

Il programma della lista “Italiani Democratici a Madrid” è molto sobrio e assai contenuto. Si tratta di solo sei argomenti; tutti molto impegnativi. Per questo abbiamo chiesto:

– Dei sei punti programmatici, su quali porrete l’accento?

–  Riteniamo che le nostre proposte elettorali siano tutte molto importanti – ha commentato Lazzari. Ha poi aggiunto, per essere più preciso:

– Uno degli argomenti che ci è particolarmente a cuore e sul quale più ci impegneremo sarà quello relativo alla Cancelleria. Siamo convinti che sia necessario che torni ad essere un Consolato Generale. A nostro avviso, gli permetterebbe una maggiore autonomia e un incremento di personale. C’è da dire una cosa molto importante: è stato aperto uno sportello consolare ad Arona. Con questa decentralizzazione, si è alleggerito il lavoro della Cancelleria Consolare di circa 35.000 iscritti all’Aire. È stato un grandissimo risultato, frutto chiaramente del lavoro svolto da tante entità, tra cui il Comites. C’è da dire anche che il flusso di italiani verso la Spagna è costante ed in continuo aumento.

Lazzari ha spiegato che una delle problematiche riscontrate è stata quella del cittadino che, una volta inoltrata una pratica burocratica, non sa “se è ferma, se sta andando avanti o se manca qualche documento”.

– Questa incertezza – ha sottolineato – affligge sempre di più i connazionali.

– La crescita della migrazione italiana in Spagna crea problemi di inserimento. E non solo nel mondo del lavoro. Come pensate di promuovere l’integrazione nel tessuto sociale del Paese?

– Pur essendo presente in tutta la Circoscrizione Consolare – ha precisato immediatamente -, la comunità italiana si concentra a Madrid e a Malaga. Uno dei punti del nostro programma è la creazione di un osservatorio delle associazioni.

– Cosa vuol dire?

Lazzari ci spiega che, “al di là delle associazioni riconosciute dallo Stato italiano e da quello spagnolo, ci sono micro-entità che vanno dai tifosi di una squadra di calcio, che s’incontrano al bar in occasione di una partita, agli amanti della lettura, che si riuniscono per commentare un romanzo o un libro di poesie…”.

– Le loro riunioni, i loro incontri – ha aggiunto – sono momenti di aggregazione. Noi vogliamo che questi italiani conoscano il Comites, capiscano che le loro esigenze possono essere recepite e che, in qualche modo, possono essere aiutati. La cultura italiana è uno dei perni fondamentali del Comites

– Integrazione è l’opposto di assimilazione… Vuol dire arricchirsi con la cultura, la lingua e le tradizioni del Paese in cui si vive, senza perdere le proprie.

– Esatto. Vogliamo avvicinare la lingua italiana anche agli italo-venezuelani, italo-Argentini, italo-colombiani… insomma agli Italo-latinoamericani che non parlano o non parlano bene l’italiano… o che, comunque, si sentono a disagio nel farlo. Sono seconda, terza, quarta generazione e hanno imparato ad amare l’Italia attraverso i racconti dei nonni e dei genitori; mantengono salde le proprie tradizioni e hanno il desiderio di scoprire le regioni d’origine…

 

Doppia cittadinanza

Passiamo ad un altro argomento che sta a cuore ai candidati della lista presieduta da Andrea Lazzari: la doppia cittadinanza. Non è possibile una piena integrazione nel tessuto sociale del paese in cui si vive se non si hanno tutti i diritti, anche quelli politici.

Andrea Lazzari

Non si tratta solo di poter lavorare o di poter iniziare un’attività imprenditoriale. Per sentirsi cittadini a pieno titolo è necessario avere la libertà di partecipare alla vita politica del Paese da protagonisti e non da semplici spettatori. Insomma, avere la libertà di votare ed essere votati, per incidere sulle decisioni che condizioneranno, direttamente o indirettamente, la nostra vita e quella dei nostri figli. È una conquista che passa necessariamente per un accordo bilaterale tra Stati che permetta la doppia cittadinanza.

– Quali iniziative pensate di promuovere per coinvolgere la comunità, creare una corrente di opinione e sensibilizzare la politica spagnola e italiana?

– Il Comites è una “goccia cinese” – ha commentato -. È un’istituzione che può promuovere e mantenere viva un’idea perché si trasformi in necessità. La doppia cittadinanza, in realtà, è il frutto di un accordo tra Stati. Le istituzioni italiane e quelle spagnole già dialogano. Sembra che le difficoltà stiano più nel versante spagnolo che in quello italiano. Forse in Spagna si ha il timore dell’effetto “Dominò” che potrebbe provocare la firma di un accordo con l’Italia. La doppia cittadinanza è stata concessa recentemente ai cittadini francesi per ragioni di vicinanza e per nessi di carattere storico forse più profondi di quelli con l’Italia. Adesso che tra Italia e Spagna si è instaurato questo dialogo, vogliamo che si mantenga vivo. Noi italiani che viviamo in Spagna da tanti anni, nel mio caso da 15 anni, siamo gelosi delle nostre radici ma ci sentiamo perfettamente integrati nella società spagnola. Poter partecipare alla vita delle istituzioni spagnole, nei municipi o nel Parlamento, promuoverebbe sicuramente una nostra più profonda integrazione. La doppia cittadinanza– ha aggiunto per concludere – non sarebbe necessaria se già esistesse un passaporto europeo; una cittadinanza europea. Ma si va avanti a micro-passi.

Mauro Bafile