Israele contro la Rooney, via i libri dagli scaffali

24 libri del romanzo della scrittrice irlandese Sally Rooney "A Beautiful World, Where Are You” in uno scaffale. (ANSA/EPA/VICKIE FLORES)

TEL AVIV.  – Guerra di libri tra Israele e la scrittrice Sally Rooney. A cominciarla è stata l’autrice irlandese, annunciando nei giorni scorsi che non intende autorizzare la traduzione in ebraico del suo ultimo romanzo – “A Beautiful World, Where Are You” – perché convinta sostenitrice del boicottaggio verso lo Stato ebraico, in sostegno alla causa palestinese. Ma adesso lei stessa sarà boicottata in Israele dalle due principali catene di librerie, Steimatzky e Tzomet Sfarim.

Con un provvedimento senza precedenti e dopo un appello sul web sottoscritto da migliaia di lettori, le due catene hanno annunciato che saranno subito rimossi dai propri siti internet due libri della Rooney tradotti in passato in ebraico dalla casa editrice Modan: “Parlarne tra amici” e “Persone normali”. Testi che spariranno anche dagli scaffali, mentre sono ancora reperibili sul sito della Modan a 49 shekel (14 euro).

Rooney aveva spiegato di non opporsi alla traduzione in ebraico in sé, ma di non poter più mantenere rapporti con la casa editrice Modan, “che non si è espressa in maniera aperta contro l’apartheid e che non sostiene la causa del popolo palestinese”.

“Il boicottaggio culturale di Israele è un antisemitismo in una nuova confezione”, aveva tuonato in una reazione a caldo il ministro israeliano per la Diaspora, Nachman Shay. “Il boicottaggio culturale è sempre inaccettabile”, ha ribadito pure la casa editrice Modan, che a quanto pare non era stata preavvertita dell’intenzione della Rooney di non autorizzare la traduzione in ebraico del nuovo libro.

Sul web gli animi si sono scaldati. Dalla destra nacionalista sono giunte espressioni di compiacimento per la decisione dei due giganti della distribuzione di ritirare i libri della scrittrice. Mentre in quella parte della sinistra israeliana che politicamente sarebbe più aperta alle tesi politiche dell’autrice irlandese si avverte un senso di disagio.

Alcuni trovano incoerente il suo attacco mirato ad Israele, accusando la Rooney di non aver espresso analogo fastidio per la pubblicazione dei suoi lavori in Paesi autoritari che non rispettano i diritti umani.

Mentre su Haaretz una blogger ha sostenuto che i suoi libri sono utili ad orientare le nuove generazioni su temi importanti in un periodo caotico. Anche i giovani israeliani, è la tesi, potrebbero trarne vantaggio: ma la decisione di bloccare la traduzione penalizza proprio la nuova generazione israeliana alla ricerca di nuove soluzioni al conflitto mediorientale.

(di Aldo Baquis/ANSA)