Metà umanità rischia disastri se si sfora più 1,5 gradi

I danni nel villaggio di Schuld, uno dei tanti devastati dalle inondazioni in Germania. Archivio
Un' immagine d'archivio sui alluvioni nel villaggio di Schuld, uno dei tanti devastati dalle inondazioni in Germania. EPA/SASCHA STEINBACH

GLASGOW. – Se si sfora il limite di 1,5 gradi di riscaldamento, metà dell’umanità sarà a rischio di alluvioni e siccità. E se si sfora quello dei 2 gradi, nei paesi poveri raddoppieranno le persone in pericolo per disastri naturali. Lo sostiene uno studio del think-tank McKinsey & Company, presentato alla Cop26 di Glasgow.

Oggi alla conferenza era la giornata dell’adattamento ai cambiamenti climatici e delle compensazioni per perdite e danni (loss and damage). Ovvero, quello che comunità e stati possono fare per evitare i disastri della crisi climatica e per ripararne le conseguenze. I danni sono desertificazione, siccità, ondate di calore, cicloni, inondazioni, alluvioni, innalzamento dei mari. Le misure di adattamento sono riforestazione, bacini idrici e canali di irrigazione, sementi resistenti alla siccità, argini, protezioni contro le ondate di calore, spostamento di comunità e infrastrutture, assicurazioni, servizi meteo e di protezione civile.

Tutte cose che costano. E i paesi che ne hanno più bisogno, spesso sono quelli più poveri, che hanno meno soldi per pagarle. Oggi alla Cop gli stati meno sviluppati hanno ribadito che non possono fare adattamento senza l’aiuto dei paesi ricchi. Ma questi, ha denunciato Sonam Phuntsho Wangdi del Bhutan, “in pubblico dicono una cosa, nei negoziati un’altra”. E la ong Glbal Witness ha denunciato che ben 503 delegati alla Cop sono legati alle fonti fossili. Nel complesso, sono la delegazione più nutrita, più ancora di quella monstre del Brasile (479).

Oggi alla Cop26 sono arrivati altri 232 milioni di dollari da stati ricchi e banche all’Adaptation Fund, il fondo dell’Unfccc per aiutare i paesi meno sviluppati nell’adattamento. Poca roba.

La partita vera, quello del fondo da 100 miliardi di dollari all’anno dell’Accordo di Parigi, entra nel vivo questa settimana. Dopo la prima settimana di lavoro degli sherpa, oggi a Glasgow sono arrivati i ministri che ciascun paese ha delegato a seguire la conferenza. L’Italia è rappresentata dall’Unione europea, con il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans.

Per la ricerca della McKinsey, se nel 2030 si sforerà il limite di 1,5 gradi dai livelli pre-industriali, 3,9 miliardi di persone, il 47% della popolazione mondiale, sarà esposta al rischio climatico. Oggi le persone a rischio sono 3,3 miliardi, il 43%. Ma se si sforeranno i 2 gradi nel 2050, a rischio saranno 5 miliardi di esseri umani, il 55%.

La scarsità d’acqua colpisce oggi 1 miliardo di persone, il 24% della popolazione. Un altro grado e mezzo di riscaldamento, e nel 2030 a rischio saranno 1,7 miliardi (28%). Con +2 gradi nel 2050, lo saranno 1,8 (29%). E 400 milioni di persone al mondo saranno esposte a inondazioni dal mare o dai fiumi.

Ma anche la crisi climatica non è uguale per tutti. Due gradi di riscaldamento al 2050 metteranno a rischio di disastri il 55% della specie umana. Ma nei paesi ricchi, solo il 10% sarà in pericolo. Mentre fra le popolazioni più povere del mondo, le persone esposte a rischi climatici saranno il doppio rispetto ad oggi. Due terzi delle persone minacciate saranno concentrate in 10 paesi a basso reddito. In Pakistan e  Bangladesh, il 90% della popolazione sarà esposta.

(di Stefano Secondino/ANSA).