Elezione Comites Madrid, Savoia: “Lista Civica Tricolore, senza un colore politico”

MADRID – Una lista priva di colore politico, i cui membri sono mossi unicamente dallo spirito di servizio. Lo ha rivendicato con orgoglio Franco Savoia, capolista della “Lista Civica Tricolore” che si candida alle elezioni per il rinnovo dei Comites della Circoscrizione Consolare di Madrid. Savoia, raggiunto telefonicamente dalla “Voce”, ci ha tenuto a sottolineare che la sua lista non ha orientamenti politici a differenza delle altre in lizza che, a suo avviso, ne hanno, sono ben precisi e non lo nascondono.

– Vogliamo essere una lista civica– ha commentato -. Speriamo che i cittadini lo capiscano.

Non molti anni fa, l’impegno politico, specialmente tra i giovani, era considerato una manifestazione di maturità e di responsabilità sociale. È evidente, che molto è cambiato. Comunque, facciamo notare che si può simpatizzare per una corrente politica e per il partito che la rappresenta, senza per questo esserne militante e possederne la tessera. Insomma, che in seno alle liste che partecipano alle elezioni per il rinnovo dei Comites, possono esserci attivisti impegnati così come semplici simpatizzanti.

– Certo, non dico di no – ha ammesso. Poi, ha chiarito, insistendo sul termine “colore” che preferisce a quello di “partito” o “corrente politica”:

– Nella “Lista Civica Tricolore” sono rappresentati tutti i “colori”. Naturalmente ci sono anche i “non colori”. Ognuno è libero di fare come vuole. Ma ci sono due elementi che, a mio avviso, contraddicono il tuo dubbio… Quando il capolista si riconosce in un “colore”, e vuole identificare la lista con quel “colore”, anche se poi vi sono membri non appartenenti a quella corrente di pensiero, la lista si pubblicizza e si presenta comunque “colorata”. E poi, non ne fanno mistero. Ripeto, liberi di agire come meglio credono, ma i Comites non dovrebbero essere “colorati” …

Un programma che riflette il ruolo del Comites

Cambiamo argomento. Le liste in lizza in queste elezioni per il rinnovo dei Comites a Madrid sono tre. E ne sarebbero state quattro se il Comitato Elettorale Circoscrizionale non avesse bocciato la “Lista 10 e lode”, per non aver presentato il numero di firme necessarie per la sua convalidazione.

– Quali sono gli obiettivi della “Lista Civica Tricolore” e quali i motivi che vi hanno convinto a partecipare in queste elezioni per il rinnovo dei Comites?

Franco Savoia insieme ad alcuni candidati della “Lista Civica Tricolore”

– Vivendo nella comunità italiana ed essendo membro dell’Associazione Pugliese – ha spiegato – sono a contatto con i connazionali e conosco i loro problemi. Ho notato che la nostra comunità in Spagna è poco informata su ciò che il Ministero, l’Ambasciata, il Consolato, il Comites possono fare. C’è poi chi si lamenta perché i documenti, le domande inoltrate, le proprie richieste non sono soddisfatte nei tempi che, loro, riterrebbero opportuni. È vero – ha ammesso -, ci sono dei ritardi. Ma lo è anche che, a volte, si chiedono cose assurde e che, in altre, sarebbe sufficiente consultare il portale del Consolato per avere le risposte. E allora mi son detto: vediamo se possiamo dare una mano…

– Quali sono i punti più importanti su cui avete costruito il vostro programma? Qual è il progetto della “Lista Civica Tricolore”?

La risposta è stata immediata.

– Il nostro programma riflette il ruolo che il Comites è chiamato a svolgere – ha spiegato -. Possiamo avere tante belle idee ma, se vogliamo far parte di un Comites, dobbiamo attenerci ai compiti che l’istituzione può adempiere e per i quali è stata creata.

Ha commentato che “il Comites fa da ponte tra la Comunità e le Istituzioni italiane in Spagna”.

– È un organo consultivo – ha sottolineato -. Non ha poteri decisionali. Lì sta la grande questione. Essendo un organo consultivo, deve essere in grado di farsi ascoltare. Per essere portatore delle istanze della collettività, dei nostri cittadini, deve avere la forza per farsi sentire… In altre parole, per essere preso in considerazione deve avere la forza per farsi rispettare.

– Questo rispetto viene anche dalla quantità dei voti che si riceve e – abbiamo fatto osservare – dall’interesse che la Comunità mostra nei confronti delle elezioni. In Italia, un candidato eletto con una manciata di voti, ovviamente non ha la stessa autorità di un altro che è stato largamente votato.

-No, non è detto – ha obiettato -. Senza animo di entrare in polemica, nella politica italiana ci sono personaggi… Per esempio, lo dico come fatto di cronaca – ha precisato -, l’ex premier Conte. Non ha avuto nessun voto, eppure è diventato Primo Ministro. E lo è diventato per giochi di palazzo.

– Ad onore della verità – abbiamo dissentito -, bisogna dire che Conte fu proposto come presidente del Consiglio dal M5S, che nel 2018 fu il partito più votato. E poi, ottenne la fiducia con un’ampia maggioranza sia alla Camera, sia al Senato.

Ed infatti, dopo essere stato proposto dal M5S, che nelle elezioni aveva ottenuto il 32 per cento dei consensi esprimendo 227 deputati e 112 senatori, il primo governo Conte ottenne la fiducia con 350 voti alla Camera e 171 al Senato. Il secondo governo Conte, invece, ottenne la fiducia alla Camera dei deputati con 343 voti e al Senato con 169.

– È vero – ha ammesso. Ma ha immediatamente obiettato:

– Il Movimento 5 Stelle allora aveva un forte sostegno popolare. Oggi non è più così. E poi, non mi riferivo a quella situazione anacronistica italiana… a un partito nato dal nulla e che ha avuto successo. Mi riferivo ai suoi membri, anche a quelli più importanti. Di Battista o Di Maio, sono arrivati al Parlamento con 200, 300 o 400 voti. Quindi, il volume dei voti non ha molto importanza. È vero che – ha ammesso – i Comites hanno poco seguito. Questo è un grave problema. Inoltre, sono poco ascoltati nel ministero che pare, uso una parola brutale, se ne voglia “disfare”. Questo, forse perché i Comites, negli anni – ha osservato critico -, non hanno mai svolto a pieno il loro ruolo. Quindi, come dicevo, il desiderio è che il Comites faccia il suo lavoro e abbia la forza per farlo.

– In sintesi, il ruolo specifico del Comites, a suo avviso, quale sarebbe?

– È un organo consultivo che – ha illustrato – trasferisce le problematiche dei connazionali all’estero alle autorità italiane competenti locali, nella speranza che siano prese in considerazione.

– Ha solo il ruolo di ponte tra la Comunità e le nostre Istituzioni…

– Sì – ha confermato -. Il suo interlocutore è il Consolato e non l’Ambasciata. Anzi, se vogliamo, c’è un altro gradino: il Comites deve dar conto al Cgie. E il Cgie deve farlo al Consolato.

Facciamo notare che il ruolo del Cgie è un altro. D’altronde, è chiaramente riportato nel portale del Comites Madrid e in quello del “Consiglio Generale degli Italiani all’estero”. Nel primo, è scritto che i Comites sono “organi di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari”. Nel secondo, è spiegato che il CGIE è l’organismo “di consulenza del Governo e del Parlamento sui grandi temi che interessano le comunità all’estero”. Due ruoli, quindi, assai distinti con livelli di articolazione diversi.

– Si, d’accordo – ha concesso -.  Quel che voglio dire è che, per quanto il Comites debba dialogare con il Consolato, in alcuni casi potrebbe svolgere altri compiti. Che sia il Cgie a dialogare con il ministero, a volte potrebbe anche essere un freno, e non una spinta, alle azioni dei Comites. Ciò potrebbe accadere qualora la direzione del CGIE coincidesse con quella di un determinato Comites, dal punto di vista del “colore politico”.

– Il Comites è l’espressione del voto. Alcuni cittadini formano liste, ed altri le votano… Che siano persone di sinistra o di destra, che siano progressiste o conservatrici poco conta. Il Comites, alla fine, è un amalgama di orientamenti politici…  

– Dovrebbe essere così – ha ammesso Savoia -, ma non lo è. Lo sai bene.

E, come esempio, indica quanto, a suo avviso, è accaduto al Comites uscente di Madrid. Ha affermato che, “per le circostanze della vita, è costituito da persone appartenenti ad un unico ‘colore’”. A suo giudizio, in casi come questo, “l’inquinamento è più probabile che se si trattasse di un Comites formato da 12 persone che rappresentano 5, 6, 7 ‘colori’ differenti”.

Saranno comunque i connazionali a decidere chi li rappresenterà. E lo faranno esprimendo liberamente il loro voto.

Eterogenea e difficile da individuare

Una comunità eterogenea. Quella residente in Spagna, per la sua diversità, presenta problematiche variegate, a volte con sfumature appena riconoscibili. È anche una Collettività che per le caratteristiche del Paese, per la facilità con cui si integra nel tessuto economico e sociale e per la mancanza di precisi punti di riferimento, è assai difficile da individuare. Abbiamo chiesto:

– A vostro avviso, quali sono i principali problemi degli italiani in Spagna?

– Nelle ultime settimane, entrando a contatto con molta gente – ha confessato -, ho toccato con mano molti problemi che, attenzione, non sempre sono attinenti al ruolo che svolge il Comites. Sarà compito del Comites realizzare una cernita, farsi eco di quelli che sono di sua competenza e trovare vie alterne per risolvere gli altri. Ammettiamo che il presidente del prossimo Comites individui un problema, ma il Comites non può intervenire, non essendo materia di sua competenza. Può darsi che si abbia un amico a Roma, un deputato o un senatore, a cui poter esporre il problema e, qualora fosse possibile, porvi rimedio. Le problematiche sono tante… carta d’identità, passaporto, i vari certificati…  Certo, la carenza di personale è la principale…

– I Comites possono creare anche correnti d’opinione su determinate questioni …

– Noi ci proponiamo di farlo – ha affermato -. Dipenderà dalla composizione del Comites…

Abbiamo concluso chiedendo i criteri con i quali sono stati scelti i membri della “Lista Civica Tricolore” e la loro fascia d’età

–  Conoscenze… – ha spiegato -. Conoscenze e la non appartenenza a un “colore politico”. In quanto alla fascia d’età, direi che si aggira attorno alla quarantina.

Mauro Bafile