Blitz anti-‘ndrangheta in tre regioni, cento arresti

Le pattuglie della Polizia in azione.
Le pattuglie della Polizia in azione. (Frame video ANSA)

REGGIO CALABRIA. – Il cuore e la mente restano ancorate saldamente alla terra di origine, la Calabria, ma gli interessi e gli affari spaziano in ogni regione italiana e anche all’estero. L’ennesima conferma della pervasività della ‘ndrangheta è giunta con l’operazione coordinata da tre Procure distrettuali – Reggio Calabria, Firenze e Milano – e condotta dalle squadre mobili delle tre città e da quella di Livorno (e a Milano anche dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Como) che ha portato a colpire una delle cosche più potenti nel panorama ‘ndranghetista, quella dei Molè di Gioia Tauro, con oltre 100 tra arresti e fermi e sequestri di beni per oltre due milioni di euro.

Una cosca, quella dei Molè, capace di importare – secondo quanto è emerso dalle indagini – una tonnellata di cocaina dal Sud America, utilizzando come porte di ingresso gli scali portuali di Gioia Tauro e Livorno potendo contare su complicità all’interno (tre portuali livornesi sono stati arrestati). E quando la cosca temeva sequestri all’arrivo delle navi, ecco che entravano in azione palombari assoldati tra ex militari peruviani per recupere la droga dai fondali marini.

Un fiume di cocaina che invade tutta Europa ed i cui proventi venivano utilizzati per espandere gli interessi apparentemente leciti in Toscana, Lombardia e Svizzera. L’inchiesta milanese ha documentato 15 anni di presenza della ‘ndrangheta nell’area fra le province di Como e Varese fino alla Svizzera, con un’infiltrazione nell’economia legale sempre più opprimente.

“Hanno trasferito, non dico il cento per cento, ma grandissima parte delle loro attività in modo legale al Nord, dove loro non compaiono più. Hanno i contatti, hanno le cose. Le società sono nel Nord, punto… O sono sparse nell’Europa” dice, intercettato, Marino Carugati, ex sindaco di Lomazzo (Como), indagato nel filone lombardo della maxi inchiesta, spiegando lo stato dell’arte. Tanto che, in alcune intercettazioni ambientali, si parla di una “locale europea” (una sorta di coordinamento delle ‘ndrine).

“Quello che emerge – ha spiegato il prefetto Francesco Messina, Direttore centrale anticrimine – è che questo gruppo di mafiosi ha un’offensività assolutamente omogena in tutto il territorio nazionale. Questi ormai hanno un agire omogeneo. I Molé sono delocalizzati anche nell’aspetto militare”.

Perché la cosca, pur puntando agli affari, non disdegnava di utilizzare i classici metodi intimidatori ‘ndranghetisti per raggiungere il proprio scopo. Per ottenere diritti assolutamente non dovuti dalla nota azienda di bevande gassate Spumador, gli affiliati lombardi alla ‘ndrina non hanno esitato a minacciare pesantemente, anche di morte, alcuni dipendenti dell’azienda ed i loro familiari. “Noi siamo come le raccomandate, arriviamo direttamente a casa”, dice uno degli arrestati intercettato dagli investigatori.

In questo scenario il procuratore facente funzioni di Milano Riccardo Targetti ha lanciato un appello alla “società civile” ad alzare la soglia di allerta contro le metodologie ‘ndranghetiste. Metodologie ben note a Rocco Molè, rampollo del casato essendo il figlio del boss Girolamo “Mommo” Molè. Anni fa era stato inserito nel progetto ideato dall’ex presidente del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria Roberto Di Bella “Liberi di scegliere”, che prevede l’allontanamento dei figli piccoli dalle famiglie mafiose per consentire loro di fare una vita normale.

Rocco, però, non ce l’ha fatta. E’ tornato a Gioia Tauro ed a soli 26 anni, secondo gli investigatori, è il nuovo boss della cosca e dell’organizzazione di narcotrafficanti. In carcere ci è finito il 25 marzo dello scorso anno, in pieno lockdown, quando, nel corso di una perquisizione in una masseria a Gioia Tauro nella sua disponibilità, gli investigatori trovarono oltre 500 kg di cocaina in panetti, alcuni dei quali marchiati con il logo “Real Madrid”, giunti pochi giorni prima nel porto di Gioia Tauro.

(di Alessandro Sgherri/ANSA)