Fuga da Addis Abeba in guerra, il premier al fronte

Il primo Ministrio etiope, Abiy Ahmed in una foto d'archivio
Il primo Ministrio etiope, Abiy Ahmed in una foto d'archivio. EPA/STR

IL CAIRO.  – Precipita la situazione nell’Etiopia della guerra civile fra il premier Nobel per la pace Abiy Ahmed e i tigrini, che rivogliono il potere esercitato per decenni: diversi Stati, tra cui l’Italia, stanno consigliando ai propri cittadini di lasciare il Paese e l’esodo è già cominciato.

I ribelli ormai sono a poco più di 200 chilometri da Addis Abeba e il premier, dopo aver dichiarato lo stato di emergenza, ha certificato la gravità della situazione lasciando il potere al suo vice e portandosi al fronte per dirigere sul posto i combattimenti.

Esortazioni a lasciare l’Etiopia sono venuti da Stati Uniti, Germania, Francia e Gran Bretagna. Rivolta agli oltre duemila italiani che vivono in Etiopia, la Farnesina, attraverso il sito Viaggiare sicuri, “suggerisce di utilizzare i voli commerciali disponibili per lasciare il Paese”.  Del resto, segnala il ministero, ci sono scontri nel Distretto di Wollo  e in altre aree delle Regioni Amhara ed Afar.

Si tratta dei due stati regionali dove ha avuto successo la controffensiva tigrina iniziata dopo l’apparente sconfitta-lampo subita in tre settimane all’inizio del conflitto nel noviembre dell’anno scorso. Una guerra che ha già fatto migliaia di morti, seminato orrori documentati dall’Onu, precipitato nella fame circa 400 mila persone nel Tigré e causato più di 2,5 milioni di sfollati. Una nuova ondata di profughi, stimata fra le 8.000 e 20 mila persone, è stata segnalata nelle ultime ore dall’Onu nell’ovest del Tigré, la regione ribelle nel nord dell’Etiopia.

Gli Usa hanno invitato gli americani a lasciare l’Etiopia “fintanto che sono ancora i voli di linea” e “prima che le cose cambino”. Oltre alla sua ambasciata, anche la britannica e quella Ue hanno fatto partire il personale non essenziale e l’Onu sta facendo tornare in patria le famiglie dei suoi dipendenti stranieri.

Abiy, 44 anni, era stato operatore radio nella sanguinosa guerra con l’arci-nemica Eritrea del 1998-2000 ed era scampato per un puro caso all’annientamento della propria unità come rievocò ritirando il Nobel vinto nel 2019 proprio per aver fatto la pace con Asmara. Il suo ritorno al fronte è avvenuto martedì e la sua concentrazione sul compito di condottiero gli ha consigliato di affidare gli incarichi correnti al proprio vice, e ministro degli Esteri, Demeke Mekonnen.

Il fatidico appello a seguirlo rivolto a “coloro che vogliono essere fra quei figli dell’Etiopia che saranno glorificati dalla Storia” è stato raccolto da una leggenda dello sport etiope: l’ormai 48enne Haile Gebrselassie, oro nei 10mila metri ad Atlanta 1996 e Sydney 2000 e più volte campione del mondo, dettosi pronto anche “ad andare in prima linea”.

Una disponibilità analoga a “salvare il Paese” è stata dichiarata dal 31enne maratoneta Feyisa Lilesa, argento olimpico a Rio 2016. Per evitare di favorire il nemico, media e autorità etiopi non precisano dove sia mobilitato Abiy e non mostrano immagini del suo nuovo ruolo di condottiero al fronte che lo avvicina più a un re medioevale che non a un premio Nobel per la pace.

(di Rodolfo Calò/ANSA).