Italia: forte rimbalzo della crescita, ma spaventa la risalita dei contagi

Operaio all'opera in industria metalmeccanica
Operaio all'opera in industria metalmeccanica

ROMA. – Solida ripresa della crescita quest’anno ma all’orizzonte si addensano nubi per la mancanza di materie prime e per la risalita dei contagi da Covid in queste ultime settimane. “Grazie al robusto rimbalzo del terzo trimestre e ai dati migliorati per il primo, il 2021 potrebbe chiudersi con un Pil italiano a +6,3/6,4%, più di quanto previsto in ottobre”, afferma il Centro Studi di Confindustria nella sua congiuntura flash di novembre, sottolineando che “si tornerebbe al livello pre-Covid nel primo trimestre 2022”.

Però Viale dell’Astronomia avverte anche che nel quarto trimestre si sta delineando “l’atteso rallentamento, per la scarsità di materie prime e semilavorati e la risalita dei contagi in Italia e in Europa, che fanno perdurare l’alta incertezza”. Inoltre il caro energia “penalizza” imprese e famiglie, considerando che l’energia “conta per l’8,3% del paniere dei consumi”, evidenzia il Csc, facendo da “freno”.

Pur essendo l’Italia un produttore non trascurabile di petrolio e gas, “risulta importato l’89% del petrolio, il 94% del gas, il 100% del carbone”, fa notare il Csc.

A trainare il rimbalzo quest’anno sono i consumi privati, stimati “in ulteriore risalita” nel terzo e quarto trimestre. I margini di recupero “sono ampi”: la spesa in servizi è “ancora compressa”, così come le immatricolazioni di automobili, che stanno recuperando, ma in “misura parziale” rispetto al crollo del 2020 (+12,8% fino a ottobre, dopo -30,9%) e resta poi da “spendere una parte dell’extra-risparmio” accumulato nel 2020, spiega il Csc, aggiungendo che la fiducia dei consumatori a ottobre-novembre è “diminuita poco, rimanendo alta”, mentre gli ordini dei produttori di beni di consumo “hanno recuperato ancora”.

Per quanto riguarda l’industria, rallenta “ma è in crescita”, sottolinea Confindustria, anche gli investimenti crescono, i servizi continuano a recuperare e gli occupati sono in aumento. Nello specifico la produzione industriale, è cresciuta nel terzo trimestre a un ritmo più lento (+1%) rispetto ai primi due trimestri (+1,5% e +1,2%).

“Il rallentamento è riconducibile alle difficoltà dal lato dell’offerta: pesa anche in Italia la scarsità di alcuni input produttivi” ma “le prospettive sono buone”, scrive il Csc nella sua nota. Sul fronte dell’export dei beni, a settembre si registra un calo, dopo tre mesi di salita. “La performance resta molto eterogenea tra settori e mercati: pesa la caduta nei mezzi di trasporto, deboli le vendite verso Regno Unito e, di recente, Svizzera”.

Per il quarto trimestre, gli ordini manifatturieri esteri “segnalano espansione”. Tuttavia, “ritardi e carenze nelle catene internazionali di fornitura”, che già si riflettono in una battuta d’arresto degli scambi mondiali, e un “calo dell’export tedesco” in agosto-settembre, “rischiano di avere un impatto sull’export italiano anche negli ultimi mesi del 2021”, mette in guardia Confindustria.

(di Alfonso Abagnale/ANSA)