Industria: accelerano prezzi produzione, pesa energia

Un operaio dell'industria metalmeccanica. (AdnKronos)

ROMA.  – Non si arresta e anzi accelera la corsa dei prezzi alla produzione dell’industria. A spingere è sempre il caro-energia, con il petrolio e il gas in continuo rialzo. E si guarda con preoccupazione alle ripercussioni che questi dati avranno sull’inflazione, che resta il grande osservato speciale per capire quali saranno le prossime mosse delle Banche centrali.

A ottobre i prezzi alla produzione dell’industria segnano un aumento del 7,1% su base mensile e addirittura del 20,4% su base annua, in netta accelerazione dal +13,3% di settembre. “La forte crescita dei prezzi” è spinta “dai rialzi dei prezzi dei prodotti energetici, particolarmente marcati sul mercato interno, dove si rilevano aumenti eccezionali per energía elettrica e gas”, spiega l’Istat, evidenziando che, al netto della componente energia, i prezzi crescono dello 0,5% su base mensile e del 7,9% su base annua.

Sul mercato interno i prezzi aumentano del 9,4% rispetto a settembre e del 25,3% su base annua (al netto dell’energia la crescita si reduce rispettivamente a +0,5% e +8,2%), mentre sul mercato estero l’incremento si ferma al +0,8% congiunturale e +8,3% tendenziale.

Nel complesso del trimestre agosto-ottobre, i prezzi segnano un +6,5% rispetto al trimestre precedente, con una dinámica decisamente sempre più sostenuta sul mercato interno (+7,9%) rispetto a quello estero (+2,5%). Più contenuti invece i rincari per le costruzioni, dove si registra un rallentamento della crescita su base tendenziale sia per gli edifici (+4,5%) sia per le strade (+4,5%). Per i servizi, infine, il dato relativo al trimestre mostra un aumento congiunturale “sintesi di incrementi diffusi”, con i più ampi nei “servizi di trasporto e attività di supporto”.

Nella dinamica di aumento dei prezzi dell’energia, si guarda in particolare al gas, il cui prezzo è in rialzo in Europa (ad Amsterdam sale del 8,4% a 95,15 euro al Mwh), con le previsioni meteo che mostrano temperature più fredde per le prossime due settimane ed un aumento del riscaldamento. Rincari che permettono a Gazprom di registrare utili record nel terzo trimestre. L’aumento del prezzo del gas dipende da “fattori strutturali”, spiega l’a.d. dell’Eni Claudio Descalzi, precisando che la volatilità che vediamo da alcuni anni, è aumentata “dopo il Covid” e “questo si vede sui prezzi del gas”.

Fra le ragioni – argomenta il N.1 dell’Eni – c’è il fatto che “le società energetiche hanno iniziato a investire in diverse attività per la transizione ecologica e qundi c’è meno denaro per l”upstream’ e poi stiamo cambiando l’offerta” con prodotti decarbonizzati “ma la domanda è ancora sul gas”. Quello che serve è “una risposta europea per valorizzare gli stoccaggi che già abbiamo”, indica l’a.d. di Snam Marco Alverà, avvertendo che il caro energia non va confuso con la transizione ecologica.

Responsabile di tutto – per Alverà – è “la volontà della Cina di sostituire il carbone nelle case con il gas”. Poiché “l’inverno in Europa e in Cina coincidono – chiosa – le pochissime navi di Gnl tirano sui prezzi”. Occorre dunque “una risposta europea per valorizzare gli stoccaggi che già abbiamo”.

Il vero osservato speciale resta l’inflazione, che a noviembre è schizzata in Germania al +6% (dal +4,6% do ottobre) e in Spagna al +5,6%, il dato più alto dal 1992. Ma la Bce resta cauta, con la presidente Christine Lagarde che ripete: “Penso che l’inflazione di questi giorni sia legata a fenomeni temporanei, primo fra tutti il rincaro dell’energia”. É quindi “molto improbabile”, afferma il governatore della Banca di Francia e consigliere della Bce il Francois Villeroy de Galhau, “che nel 2022 si creino le condizioni per un rialzo dei tassi di interesse”.