Draghi cerca coesione, ma è assedio alla manovra

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra la delegazione del Partito Democratico in vista della discussione parlamentare sulla Legge di Bilancio.
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra la delegazione del Partito Democratico in vista della discussione parlamentare sulla Legge di Bilancio. (Ufficio Stampa e della Comunicazione della Presidenza del Consiglio)

ROMA. – Cambierà il Superbonus, aumenteranno i fondi per arginare i rincari delle bollette, arriverà una nuova sospensione delle tasse per i tavoli esterni a bar e ristoranti. La manovra inizia a cambiare, nelle dichiarazioni dei partiti di maggioranza che sfilano davanti al premier Mario Draghi, in un round di ‘consultazioni’, prima di aprire la partita in Parlamento.

C’è spazio per poche modifiche, concordate: passeranno con ogni probabilità le proposte più condivise dai diversi gruppi. Ma il tempo è poco da qui a fine anno, arrivare in Aula al Senato il 17 dicembre, come programmato, sembra oggi difficile. Qualche preoccupazione nel governo inizia a emergere: si è lontani dal votare anche un solo emendamento e il rischio Vietnam è incombente, visto il macigno degli oltre 6000 emendamenti alla legge di bilancio presentati in Senato, che dovrebbero essere ridotti a 500 segnalati.

A ciò si aggiunga il pressing dei sindacati per cambiare la composizione del taglio delle tasse: il Pd prova a mediare, ma la tensione con il governo resta. Ascolta e cerca una sintesi, Mario Draghi. Lo raccontano Lega, Forza Italia, Pd, dopo averlo incontrato nella sala verde di Palazzo Chigi.

Il metodo, del resto, viene indicato dallo stesso premier, a un evento sulla transizione ecologica che coinvolge sindacati e imprese: “Per sfide essenziali per l’Italia e il futuro, è importante che tutti trovino il modo di andare d’accordo”. In ballo ci sono una “crescita davvero equa e sostenibile” e una “rivoluzione industriale” innescata dalla transizione ecologica che per non lasciare indietro nessuno deve nascere sulle basi di un “buon sistema di relazioni industriali” e una cooperazione tra “industria, istituzioni, sindacati, scuola” per “aiutare lavoratori di oggi e di domani”.

E’ un messaggio all’insegna dell’unità nazionale, che non sfugge ai partiti che entrano a Palazzo Chigi e guardano alla prossima sfida per il Quirinale ma sono in gran parte accomunati dalla speranza che Draghi prosegua la sua esperienza da premier. Dai partiti passa la tenuta dell’accordo in manovra per il taglio di 8 miliardi di tasse (7 sull’Irpef, 1 sull’Irap) che poco piace alle parti sociali.

“Chiediamo ancora al governo di cambiare idea”, dice Pierpaolo Bombardieri della Uil che con Luigi Sbarra (assente Maurizio Landini) ascolta le parole di Draghi dalla platea. I sindacati ventilano lo sciopero. A sera Andrea Orlando per il Pd pone il tema a Palazzo Chigi: “C’è volontà chiara di Draghi e Franco di confronto”, afferma.

I Dem ricordano il tavolo imminente sulle pensioni, parlano di alcune modifiche possibili in manovra e sostengono che gli effetti del taglio delle tasse anche sui redditi più bassi non sarebbero stati spiegati bene dal governo. Non è così, ribattono dal governo: l’impianto dell’accordo con i partiti su Irpef e Irap è difficile cambi.

E’ sugli altri grandi capitoli della manovra che Draghi, con Daniele Franco e Federico D’Incà, in giornata si confronta con le delegazioni di Lega, Forza Italia e Pd. Giancarlo Giorgetti chiede un taglio incisivo sulle bollette con fondi presi dal reddito di cittadinanza e lo stesso fa Mariastella Gelmini per Pd.

I fondi non possono arrivare dal Reddito, si mettono di traverso M5s e Pd. Anzi, i pentastellati chiedono di dare gli assegni anche agli stranieri con 5 e non 10 anni di residenza (idea indigesta alla Lega). Tutti chiedono che si intervenga sul Superbonus: dovrebbe essere rivisto il tetto Isee di 25mila euro per le abitazioni monofamiliari, legando la proroga anche ai tempi di presentazione delle domande.

FI, che vorrebbe altri due miliardi per il taglio delle tasse e promette barricate se non avrà ascolto, chiede di sospendere Cosap e Tosap sull’occupazione di suolo pubblico anche nel 2022 e con la Lega invoca un’altra sospensione delle cartelle dopo quella arrivata col decreto fiscale. I Dem chiedono di fare di più sulla scuola. Automotive e flat tax oltre i 100mila euro sono i cavalli di battaglia della Lega.

Tra gli emendamenti spuntano l’Iva al 10% per i profilattici e il cashback (targate M5s), le concessioni per i balneari (lo chiede il Pd, ma il tema dovrebbe essere oggetto di provvedimento ad hoc). Sia Giuseppe Conte che Enrico Letta si dicono ottimisti sulla tenuta della maggioranza, ma nel governo i timori sulla manovra crescono: si punta al via libera in Senato entro il 20 dicembre per poi un esame lampo alla Camera. I partiti finora hanno piantato bandierine: in nome dell’unità nazionale di Draghi dovrebbero ammainarne alcune, ma l’incidente parlamentare è dietro l’angolo.

(di Serenella Mattera/ANSA)