Ministro Garavaglia: “Va coltivato il turismo di ritorno”

Il ministro Garavaglia durante la conferenza stampa (Foto cortesia: Ambasciata d'Italia in Spagna)
Il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia (Cortesia Ambasciata d’Italia in Spagna)

MADRID – “In realtà, il turista era già cambiato prima della covid. Il coronavirus ha solo evidenziato questa trasformazione. Chi è stato bravo a coglierne i segnali ne ha beneficiato. Il turismo cosiddetto “lento”, “Slow Food”, “Slow Fish”, “slow”… tutto, di fatto sta correndo molto veloce. Per cui bisogna organizzarsi. È cambiato il turista; è cambiata la domanda. In conseguenza, deve cambiare l’offerta. Per cui, non vedo una connessione diretta con la covid. Il turismo lento, sostenibile, è, e sarà, un dato di fatto. Si ha voglia di stare all’aperto, di vivere la comunità piuttosto che limitarsi a fare un selfie e scappare– lo ha affermato, rispondendo ad una domanda della “Voce”, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, a Madrid per partecipare alla “XXIV Sessione dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo”. La conferenza stampa si è svolta in un salottino, nell’immensa hall dell’Hotel Marriott che ospita il convegno, tra il viavai dei delegati dei paesi partecipanti. Presenti i colleghi delle agenzie Ansa e Nova.

–  Quando si parla di turismo di ritorno si pensa a una generazione di emigranti che non è più quella dei nostri giorni. Ora ci sono i millenians, le seconde e terze generazioni. Non crede che si dovrebbero esplorare formati e proposte più attuali per stimolarli a recarsi in Italia?

– Conclusa l’Assemblea ho una bilaterale con il ministro argentino proprio sul tema dei rapporti tra i due paesi – ci ha riferito -. Abbiamo già intavolato rapporti con il Ministro brasiliano. È evidente che l’Italia, sotto questo aspetto, ha enormi opportunità. Non solo nell’ambito del turismo, se vuoi possiamo chiamarlo “romantico”, ma soprattutto dell’“italian sounding”. È una grande opportunità. Noi pensiamo sempre all’”italian sounding” dal punto di vista del mancato fatturato nell’esportazione di prodotti. Se invece guardiamo il bicchiere mezzo pieno, significa che c’è una grandissima voglia di Italia nel mondo. Va coltivata per il cosiddetto turismo di ritorno. E lì, se ci organizziamo, la strada è spianata.

– Ci sono proposte concrete?

– Ce ne sono – ha assicurato -.  Ci stiamo lavorando al ministero. In particolare, siamo impegnati nel nuovo portale che sta iniziando a prendere forma. È là dove andremo ad affrontare il tema in maniera organizzata.

 

Preoccupa la nuova variante

Tornano alla mente le immagini del Colosseo, di Piazza del Popolo o di Piazza San Pietro a Roma, ma anche quelle della Gran Via, del “Parque el Retiro” o della “Puerta del Sol” a Madrid durante i lockdown. È una fotografia che provoca confusione e tristezza. Mostra un’Europa chiusa a riccio, che rinuncia alla sua conquista più preziosa: la libera circolazione dei cittadini.  È per questo che la domanda ci è sorta spontanea:

– Quale bilancio può fare sul turismo in Italia? Qual è la situazione attuale, pandemia a parte?

– Allora, fino a due settimane fa, fino a dieci giorni fa – ha ammesso senza esitazioni -, avrei detto molto, molto bene. Purtroppo, la novità di questa variante scombina un po’ i piani. C’è il rischio di un ulteriore blocco dei collegamenti internazionali che potrebbe comportare difficoltà alla vigilia della stagione invernale. Soprattutto in vista della ripresa dell’anno prossimo. Monitoriamo con attenzione e speriamo che le cose vadano per il meglio. È necessario che la stagione invernale riparta senza problemi. I protocolli ci sono, esistono. Quindi, su questo aspetto, siamo abbastanza tranquilli nonostante qualche problemino al confine con l’Austria.

 

Necessario il turismo straniero

Il ministro parla scandendo le parole. Un po’ perché è sua abitudine, un po’ perché la mascherina, che ormai ci accompagna ovunque, costringe a farlo per farsi ascoltare ed evitare che le sue parole possano essere travisate.

–  Come si può garantire la necessità dei fatturati delle aziende italiane turistiche, soprattutto rispetto al periodo natalizio che è ormai alle porte?

–  Il fatturato si fa sia in ingresso sia in uscita – ha spiegato -. Il problema l’abbiamo in uscita. Questo è un dato di fatto oggettivo. I pochi corridoi aperti hanno grande successo. Ad esempio, le Maldive sono “sold-out”. Questa coda del virus, queste varianti, rischiano di ritardare l’apertura di tutti i corridoi.  Sul turismo in uscita, quindi, c’è il rischio che permangano delle difficoltà per gli operatori. Sul turismo interno, invece, i problemi sono inferiori. Ma non basta. Abbiamo bisogno del ritorno del turismo straniero in grande quantità.

– Sono previsti aiuti per agenzie, tour operator che in questa fase hanno difficoltà?

A questa domanda sostiene che “l’aiuto migliore è fatturare” ma ha anche ammesso che se si assisterà ad una chiusura dei corridoi sarà necessario trovare “risorse per dare loro un’ancora”.

– Già ci sono – ha assicurato -. In legge di bilancio un intervento più corposo, a questo punto, sarà previsto.

– La variante omicron preoccupa tutti i Paesi. Il governo sta valutando la possibilità che si possano introdurre ulteriori restrizioni ai voli internazionali e anche al turismo interno?

– Fare più di quanto già è stato fatto credo che sia proprio difficile – ha ammesso -. Il “super-green- pass” va esattamente in questa direzione: consentire a chi è vaccinato di non perdere opportunità di svago e di turismo di ogni tipo e genere. Non penso che si andrà oltre a quello che è già stato fatto.

 

L’Italia può essere ottimista

Il ministro Garavaglia ha invitato ad essere ottimisti e positivi. Lo ha fatto nel rispondere alla domanda se l’Italia, come la Francia, chiederà un test covid negativo a coloro che intendono recarsi in Italia. Ha assicurato che queste regole già ci sono. Quindi ha proseguito:

–  A Madrid sono venuti delegati da tutto il mondo in aereo. È la dimostrazione che con un minimo di organizzazione si può viaggiare. Bisognerebbe parlare un po meno di covid e un po’ più di organizzazione.

– Ha avuto incontri bilaterali con delegati o altri ministri? Se ne ha avuti, con chi? E di cosa si è parlato?

– Abbiamo parlato con diversi ministri. Con alcuni ci conosciamo già da tempo. Penso, ad esempio, alla ministra portoghese, Rita Marquez. Mi sono sentito con il Commissario Thierry Breton, ma per questioni più legate alla attività di governo. È normale che in queste riunioni ci si confronti. Diciamo che mi ha colpito particolarmente la preoccupazione dei paesi africani per le nuove varianti del virus. Rischiano di ricevere la “mazzata finale” in un settore, il loro, già particolarmente in crisi. Quando ti confronti con altri paesi, ti rendi conto che abbiamo dei problemi ma anche che, tutto sommato, stiamo meglio di tanti altri. Il fatto che in Italia ci sia un tasso di vaccinazione così elevato ci colloca in una posizione di maggiore sicurezza.

Tornando sul tema degli interventi a favore degli operatori turistici ha precisato che, nonostante la buona stagione estiva, è evidente che su loro pesino i 5 mesi di lockdown. Quindi ha puntualizzato:

– Continuano ad essere in difficoltà gli operatori che lavorano con l’estero: sostanzialmente gli agenti di viaggi e le grandi e piccole realtà alberghiere delle città turistiche maggiori. Nelle città turistiche minori, per assurdo, in tanti casi abbiamo addirittura superato i numeri del 2019. Quindi la situazione è a macchia di leopardo. Finché non si ristabilirá un ritorno di questo flusso turistico è evidente che il problema permane. Che cosa faremo in legge di bilancio? Ho proposto la cosa più semplice del mondo. Penso che sarà approvata: mantenere per il settore turismo i fondi già stanziati. Mi riferisco ai residui del bonus vacanze che sono diverse centinaia di milioni di euro. La misura ha funzionato fino a un certo punto, perché se i soldi sono avanzati vuol dire che qualcosa non è andata poi così bene. Considero sia giusto che restino lì per rifinanziare quelle misure che invece hanno dato risultati positivi.

Mauro Bafile