Fare rifornimento di benzina, un dolor di testa per i venezuelani

Una fila di macchine fuori da una stazione di benzina

CARACAS – Il deterioramento dell’industria petrolifera e la vendita del carburante a due prezzi diversi hanno condannato la stragrande maggioranza dei venezuelani a ore e ore di attesa per fare il pieno di benzina, mentre i settori agiati della popolazione e i “furbetti” non ne fanno perché pagano in dollari.

La distribuzione del carburante, che scarseggia sempre più, permette ai militari che custodiscono i distributori di benzina e agli stessi benzinai di ottenere guadagni sia dal governo sia dagli automobilisti disposti a pagare un sovraprezzo pur di evitare interminabili attese che potrebbero superare le 24 ore.

Lamento quotidiano 

Da anni, i venezuelani fin dal mattino si collegano ai “gruppi WhatsApp” e seguono le reti sociali per informarsi sull’andamento della rifornitura di benzina nelle stazioni di servizio nel paese. É il nuovo “sport nazionale” che occupa gran parte della giornata.

“Sapete se è arrivata la cisterna alla stazione di servizio di Bello Monte?”, “¿hanno iniziato a distribuire la benzina in quella della ‘Bolivariana’?” sono le domande ripetono con frequenza nelle “chat” per capire i tempi d’attesa per il loro turno.

Molti cominciano a fare la fila la sera del precedente. Dormono in auto, mangiano un panino e si portano il caffellatte per la colazione in un thermos.

La “Missione Benzina” – come alcuni la chiamano sarcasticamente alludendo alle “Missioni Sociali”, specie di ammortizzatori sociali “inventati” del governo – è diventata un vero e proprio “via crucis”. Sfida la pazienza dei cittadini, obbligati a tollerare i “coleados”, cioè coloro che pagano “sottobanco” il benzinaio o il soldato di turno per non fare la fila. Così l’attesa del resto delle persone diventa ancora maggiore. C’è anche chi, una volta fatto il pieno, torna a casa, svuota il serbatoio fino all’ultima goccia di benzina e si reca di nuovo a fare la fila. È la “riserva” da usare in caso di una crisi acuta di mancanza di benzina o in previsione di viaggi lunghi alla provincia.

Una donna dorme in un’amaca mentre fa la fila per la benzina

“Fino a quando saranno tollerati questi abusi e questa corruzione così sfacciata?”, ci si chiede nelle reti social.

La benzina è cominciata a scarseggiare nel paese già dal 2014, dopo anni di mancanza di investimenti e manutenzione all’infrastruttura estrattiva, amministrata dalla statale Pdvsa. Investimenti e manutenzione la cui carenza ha provocato una caduta dell’80% della produzione nazionale, secondo i “report” della Opec. È così la raffinazione del greggio e la sua trasformazione in carburante è calata da 500mila barili al giorno a circa di 50/60 mila. Sono stime rese note dagli addetti ai lavori, dagli esperti nella materia poiché le autorità competenti non forniscono più statistiche ufficiale. E non solo nell’ambito petrolifero, anche in quello macroeconomico, industriale, sociale, ospedaliero e via di seguito.

In Venezuela, la benzina ha due prezzi. C’è quello sussidiato, 0,10 bolívares il litro (0,023 dollari). E c’è quello “internazionale”, 0,50 dollari il litro. Per la benzina sussidiata, per la quale c’è da attendere ore e ore, è stato stabilito un tetto: 120 litri al mese per le auto e 60 litri per moto. Il rifornimento, poi, è possibile solo una volta la settimana e d’accordo all’ultimo numero di targa. Inoltre, non tutti i distributori di benzina sono autorizzati a distribuirla.

 “ A me date 100 dollari”

La produzione e distribuzione della benzina dipende dalla holding petrolifera statale Pdvsa e le stazioni di servizio, un tempo gestite da operatori privati e società multinazionali straniere, sono ora proprietà dello Stato e date in gestione a industriali vicina al governo o militari in pensione. Altre, ancora, sono amministrate dai “colectivos” (gruppi per lo più violenti e armati filogovernativi). In alcuni quartieri, questa specie di “milizia civile” ordina le file degli automobilisti, mentre i militari forniscono l’accesso alle stazioni di servizio. Militari e benzinai fanno passare automobilisti che pagano 10 o 20 dollari per fare un pieno (che costerebbe almeno il doppio o il triplo, dipendendo dalla capacità del serbatoio della vettura). Insomma, un mercato nero a piena luce del sole, tollerato dal governo e gestito da chi dovrebbe fare rispettare la legge.

La gestione degli autogrill è stato anche motivo di attriti tra militari e milizi. Per porre fine a questi dissidi, prima che le due parti passassero dalle parole ai fatti, è stato necessario molte volte l’intervento di dirigente del partito di governo Psuv.

Membri di “colectivos” litigano con agenti della “Guardia Nacional” in un distributore di benzina

“A me date 100 dollari, il resto è per voi”, riferisce un “rider” d’aver ascoltato dire da un sergente agli addetti ai lavori in un distributore, all’inizio della giornata.

“Io voglio cambiarmi a un’altra stazione di servizio perché in questa appena racimolo 40 dollari al giorno”, afferma lo stesso “rider” di aver ascoltato dire da tenente.

Stando a indiscrezioni, alcuni “colectivos” esigono ai benzinai una “quota” di auto da rifornire a prezzi sussidiati, ad altri pretendono una parte del ricavato. La richiesta, sempre soddisfatta, viene fatta accompagnata dalla minaccia delle armi. Un argomento molto dissuasivo.

Ma non esiste un’unica e chiara organizzazione del sistema.

Collettivi e campagne

Un’inchiesta giornalistica, svolta da “Infobae.com”, avrebbe rivelato che parte del ricavato per la benzina andrebbe destinato, almeno nello Stato Táchira, al “protectorado”, una figura giuridica creata “ad hoc” dal governo per annullare il potere dei Sindaci e dei Presidenti regionali dell’Opposizione.

Nell’articolo si sostiene che quasi tre milioni di dollari al mese sarebbero consegnati dai benzinai all’organismo. È denaro che sarebbe poi investito per finanziare campagne politiche e i “colectivos” il cui ruolo è quello “difendere la rivoluzione” ad ogni costo e con qualsiasi metodo.

La giornalista Sebastiana Barraez spiega che “non è semplice sapere, tantomeno capire, come sono gestite le stazioni di servizio nel paese poiché una cosa è il somministro, un’altra la amministrazione ed un’altra ancora il controllo.”

“Come un gato in casa…”

L’unica certezza sono le file di automobilisti che, per non spendere la metà o più del salario nel pieno di benzina, sono obbligati a interminabili ore di attesa. Alcuni, i più rassegnati, se la prendono sportivamente. Altri, invece, si sfogano nelle reti sociali e inveiscono contro i “coleados”, i protetti e le autorità. In particolare, se il turno della targa coincide con un fine settimana. È ovvio che non mancano discussioni, liti tra autisti ed anche con i militari.

Anche chi dispone di denaro per pagare 0,50 dollari il litro non sempre è esonerato dal fare la fila, che può durare dalla mezz’ora ad un paio d’ore, se l’autocisterna non è ancora arrivata. E poi, il numero di queste stazioni di benzina è stato gradualmente ridotto, complice la mancanza di carburante.  Queste, se si da credito alle cifre ufficiali, oggi sarebbero 1.568 in tutto il Paese.

Un benzinaio e un soldato della “Guardia Nacional” in un autogrill.

Viaggiare poi provincia si trasforma in un “purgatorio” se non un “inferno”. È necessario informarsi sulle stazioni di servizio ancora attive e, di queste, quali hanno benzina. Poi calcolare la distanza tra l’una e l’altra, in particolare lungo le strade meno trafficate. Si rischia di restare senza benzina a metà cammino col pericolo di essere poi vittime di malviventi.

La carenza di benzina, visto le difficoltà che Pdvsa non riesce a superare, non sembra avere una soluzione a breve termine. D’altronde, nel Paese sono tutti servizi pubblici “a far acqua”. Tutti hanno grosse difficoltà, gas, elettricità, acqua, trasporto… Tutti, senza eccezione.

“Avere internet in Venezuela oggi è come avere un gatto in casa con la porta aperta: va e viene quando vuole. Non sai quando torna e non sai per quanto tempo” si ironizza nei social-network. Un’ironia che calza perfettamente al somministro di benzina, ma anche alla distribuzione del gas, ai servizi di acqua e luce, alle strutture sanitarie…

Roberto Romanelli/Redazione Caracas