Editoriale – Le nuove sfide dopo un “annus horribilis”

Ospedale di Tor Vergata (Roma) durante la pandemia da Coronavirus.

Inizia un nuovo anno tra ottimismo, speranze e anche preoccupazioni. È sempre stato così. Il 2022 non fa certo eccezione. E, a dir la verità, ragioni, in questa occasione, non mancano.

La pandemia, che ci illudevamo di poter lasciare alle nostre spalle, continua ad essere parte della quotidianità. Incide pesantemente su essa. Siamo alla sesta ondata. Così dicono gli esperti. Il numero dei contagi cresce in maniera esponenziale e, nei prossimi giorni, potrebbe correre ancor più veloce, complice la pausa natalizia. Ma all’alta marea, provocata soprattutto dalla variante Omicron, non pare corrispondere un incremento altrettanto inquietante dei ricoveri. Tantomeno, dei casi in terapia intensiva. Il piano vaccinale, a quanto pare, sta dando i suoi frutti.

Comunque, resta alto il livello d’allarme. E i governi continuano a prendere provvedimenti stringenti. Alcuni al limite della legalità, visto che limitano quelle libertà a tutti noi tanto care. Resta da risolvere la situazione di coloro che, per ragione di salute, non possono ricevere il vaccino. Non sono tanti, è vero. E non devono confondersi con i “no-vax”. I loro diritti vanno tutelati. E oggi non lo sono. Non è giusto.

L’economia torna a crescere nei paesi avanzati. È l’effetto rimbalzo. Dopo la fase acuta della recessione, provocata dal lockdown, era atteso. Aiutano i provvedimenti di carattere keynesiano approvati dall’Unione Europea e le politiche espansive varate un po’ ovunque. Si teme l’impennata inflazionistica. Ma questa, che accompagnerà lo sviluppo economico, dovrebbe essere transitoria.

La ripresa economica nei paesi industrializzati aiuterà le economie in via di sviluppo. Almeno in un primo momento. La svolta verso l’energia pulita e i materiali non inquinanti, conseguenza di una nuova rivoluzione industriale già in atto, avrà comunque conseguenze negative su quelle nazioni fino a ieri produttrici di materie prime “convenzionali”. La nuova rivoluzione industriale, osteggiata da alcuni paesi altamente inquinanti, è ormai inarrestabile. E necessaria se si vuole lasciare un mondo vivibile alle prossime generazioni.

L’aspetto politico si presenta molto complesso. L’impegno, è questa la speranza, sarà quello di contrastare la deriva autocratica in alcuni paesi. Alle dittature di fatto, come quelle nicaraguense o cubana, si aggiungono le mal chiamate “democrazie illiberali” o “autocrazie elettorali”. È il caso dell’Ungheria, della Polonia ma anche del Venezuela. L’impegno della politica dovrà essere quello di aiutare questi paesi a intraprendere il cammino verso una democrazia liberale, imperfetta ma perfettibile.

Le ideologie, al contrario di quanto affermano in molti, non sono morte. Si sono semplicemente adattate alle nuove realtà. Non poteva essere altrimenti. La loro è stata una evoluzione naturale, progressiva, invisibile. La società è cambiata. Dalla rivoluzione industriale si è passati a quella post-industriale e oggi a quella digitale. Se, come scrive nel suo libro “Extrema Derecha 2.0” il giovane professore universitario, storico e studioso dei fenomeni politici, Steven Forti, siamo al cospetto di una “destra 2.0”, allora lo è anche che siamo di fronte ad un “sinistra 2.0”. La prima, figlia del fascismo e post-fascismo; l’altra del socialismo e delle conquiste sociali che hanno reso il mondo più libero e giusto.

È in questo contesto che oggi si collocano le nostre comunità all’estero. Il nostro associazionismo, i nostri Comites ne dovranno tener conto. Quella del 2022 non è la solita sfida che si ripropone ogni anno. È molto di più. La pandemia e la crisi economica e sociale che ne sono derivate hanno reso le nostre collettività più deboli e vulnerabili. Assistenza sociale, in alcuni paesi; lotta per il riconoscimento dei diritti fondamentali come quelli politici, in altri. Ogni Comites, ogni nostra associazione, con il supporto delle autorità consolari e diplomatiche dovrà assumere impegni importanti. E la nostra stampa, che da sempre accompagna il mondo dell’emigrazione, ne dovrà essere cassa di risonanza. Il ruolo che i nostri giornali svolgeranno in futuro sarà sempre più importante e delicato. Saranno l’anello di collegamento tra comunità, Comites e associazionismo; tra collettività e realtà locale; tra i connazionali e la Madrepatria. È questo un ruolo che il nostro Giornale, e non solo il nostro, ha sempre svolto e continuerà a svolgere con lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno.

Mauro Bafile