Sanchez: “Il covid come l’influenza”, esperti divisi

Il presidente del Governo, Pedro Sánchez . (ANSA/EPA)

MADRID.  – Il Covid andrà considerato in futuro come un’influenza. Mentre il coronavirus continua a correre provocando decine di migliaia di casi al giorno, il premier spagnolo Pedro Sanchez lancia la proposta di una “riflessione comune” sul modo di gestire il virus. E nel paese gli esperti si dividono.

La situazione “non è quella di un anno fa”, ha spiegato in  un’intervista concessa ieri alla radio Cadena Ser, ricordando che adesso ci sono vaccini, farmaci e altri strumenti non disponibili in precedenza e che la letalità provocata dal Covid “non è quella di prima”.

“Dobbiamo valutare l’evoluzione del Covid dalla situazione di pandemia vissuta finora verso quella di una malattia endemica”, aggiunge. Secondo il primo ministro spagnolo, la direzione da seguire — senza, per il momento, azzardare con precisione quando — sarà quella di monitorare l’evoluzione del Covid in modo simile a quanto si fa con l’influenza comune. “È un dibattito che stiamo cercando di aprire a livello europeo”, ha detto Sánchez, “ci stiamo lavorando da settimane”.

Come spiegato dal quotidiano El País, in sostanza tecnici di governo e regioni stanno mettendo a punto un metodo di sorveglianza diverso: niente più conteggio esaustivo e giornaliero di tutti i casi notificati, ma controllo basato su “sentinelle”, ovvero su un determinato numero di asl e ospedali che verrebbero considerati statisticamente rilevanti e permetterebbero di capire l’espansione di casi lievi e gravi.

Le affermazioni di Sánchez hanno suscitato discussioni tra gli esperti sui media. La tesi del premier è appoggiata, per esempio, dalla Società spagnola di medicina familiare e comunitaria (Semfyc), secondo la quale gestire l’impatto del Covid come si fa con l’influenza permetterebbe di “evitare la saturazione dell’assistenza sanitaria di base, degli ospedali e dei pronto soccorso”. Situazioni  accadute in diverse zone del Paese nelle ultime settimane, mentre la contagiosissima variante Omicron ha fatto scalare i numeri dei nuovi casi fino a quote mai toccate prima, seppur molti sinora siano stati lievi o asintomatici.

Per altri esperti, è ancora troppo presto per mettere in atto un tale cambio di strategia della lotta al Covid. “Non vi è certezza che la variante Omicron sia meno virulenta. Per il momento ciò che abbiamo sono più persone vaccinate”, ha detto Vicente Martín Sánchez, della società di medici di base Semegen.

Secondo gli ultimi dati disponibili, tra venerdì e lunedì sono stati notificati 292.394 nuovi casi di Covid. Aumentano i ricoveri: nei reparti ordinari l’occupazione è ora del 13,4% (+1,61% rispetto a venerdì), mentre nelle terapie intensive è del 23,58% (+1,52 rispetto a venerdì). Sul fronte vaccinazione, il 90,4% degli over 12 ha completato il primo ciclo e il 71,4% degli over 50 ha già anche una dose extra. Nel corso del weekend ci sono stati 202 nuovi morti. Ancora troppi, secondo diversi epidemiologi.

(di Francesco Rodella/ANSA).