Cresce ancora l’industria. Si spera in un pil a piú 6,5%

Operai al lavoro in un industria metalmeccanica.

ROMA.  – Con l’industria che torna correre a novembre, portando la produzione anche al di sopra dei livelli pre-Covid, l’economia italiana si avvicina a grandi passi verso una nuova revisione al rialzo delle stime sulla crescita.

Se è ormai certo che l’asticella del Pil salirà sopra il 6% previsto dalla Nadef a ottobre, per il ministro della PA Renato Brunetta, la crescita del 2021 si potrebbe spingere anche fino a +6,5%.

Ma sulle prospettive rosee per le finanze pubbliche italiane pesano i rischi, sotto gli occhi di tutti, di una pesante ricaduta sul lavoro degli effetti della variante Omicron, oltre ai prezzi dell’energia schizzati alle stelle e che minacciano non solo l’attività delle imprese ma anche i consumi.

Bankitalia ha già raccolto i primi dati preoccupanti: le aziende sopra i 50 dipendenti vedono i primi mesi del nuovo anno meno favorevoli degli ultimi tre.

É l’Istat a certificare l’aumento a novembre della produzione industriale, salita dell’1,9% dopo la frenata di ottobre. Nella media del trimestre settembre-novembre è cresciuta dello 0,6%, e sull’anno si allarga a +6,3%. Gli incrementi più alti riguardano l’energia (+4,6% rispetto a ottobre e +12,4% sull’anno), ma significativa è anche la produzione di beni di consumo (+9,4%). Numeri che portano la produzione industriale a superare del 3,1% il valore di febbraio 2020, mese antecedente l’inizio dell’emergenza sanitaria. E che spingono a guardare con ottimismo il prossimo futuro.

“L’industria italiana gode di ottima salute, anzi, fa da locomotiva in Europa”, commenta il ministro Brunetta, che parla di una “più che positiva dinamica del ciclo economico”, che grazie ad un “effetto trascinamento sul 2022, ci induce a rivedere al rialzo le stime sul Pil per l’anno appena chiuso e a rafforzare le aspettative per l’anno appena aperto”.

Secondo il ministro, “se si dovesse registrare nell’ultimo trimestre 2021 una crescita attorno al +1% dovremmo rivedere al rialzo, ancora una volta, le previsioni di crescita dell’economia italiana dal +6,3% al +6,4% o perfino al +6,5%”. Con evidenti ricadute positive “per le nostre finanze pubbliche”, perché migliorerebbero anche deficit e debito.

All’ottimismo dopo i dati Istat fa però da contrappunto la preoccupazione sulla situazione sanitaria attuale, con i contagi, anche tra i lavoratori, che si moltiplicano a vista d’occhio. E le aziende italiane peggiorano i loro giudizi sulla situazione economica.

Secondo l’indagine che la Banca d’Italia ha condotto tra il 23 novembre e il 15 dicembre 2021 tra le imprese italiane dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, i “giudizi sulla situazione economica generale e le attese sulle proprie condizioni operative nei primi tre mesi del nuovo anno sono meno favorevoli rispetto al periodo precedente.

La dinamica della domanda resterebbe robusta, ma i ritardi nelle catene di fornitura e la recrudescenza della pandemia comporterebbero rischi al ribasso sull’attività per più della metà delle imprese”.

Secondo Coldiretti, la risalita dei contagi pesa particolarmente sui prodotti deperibili come quelli dell’agroalimentare ma coinvolge tutti i settori. Rappresenta “un fattore di rischio nei primi tre mesi del 2022 per la crescita del 56,3% delle imprese dei diversi comparti, anche perché circa 10 milioni di italiani sono costretti a restare a casa”.

Segnali intercettati anche dagli economisti: “La crescita dei contagi e il forte rincaro dei prezzi energetici potrebbero contribuire ad irrigidire ulteriormente i vincoli esistenti e frenare l’attività a inizio 2022”, commenta Andrea Volpi, della direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. I rischi per la manifattura nel primo trimestre del 2022 “appaiono quindi rivolti prevalentemente verso il basso, ma manteniamo uno scenario favorevole per il medio termine”.

(di Chiara De Felice/ANSA).