Negata la libertà all’assassino di Bob Kennedy

Martin L. King (S) e Robert J. Kennedy (D) in un immagine di archivio.
Martin L. King (S) e Robert J. Kennedy (D) in un immagine di archivio.

WASHINGTON. – Resterà in carcere Sirhan Sirhan, l’immigrato palestinese ora settantasettenne che il 5 giugno 1968 uccise il senatore Bob Kennedy in piena e trionfante campagna per la Casa Bianca. E con lui, il sogno di un’America diversa.

Il governatore della California Gavin Newsom gli ha negato la libertà condizionale sostenendo che dopo oltre 50 anni in carcere è ancora pericoloso, nonostante il parere favorevole del Parole Board – la commissione che si occupa di questi casi – per la prima volta dopo altre 15 istanze. “L’assassinio del senatore Kennedy è tra i crimini più famigerati nella storia americana”, scrive il leader dem nelle sue motivazioni.

“Dopo decenni di prigione non è riuscito ad affrontare i problemi che lo portarono ad uccidere” Kennedy, spiega, aggiungendo che Sirhan “è privo della comprensione che gli impedirebbe di prendere lo stesso tipo di decisioni pericolose intraprese in passato”. Il governatore ha espresso ripetutamente la sua ammirazione per Bob Kennedy e, come lui stesso ha ricordato, la prima ed unica foto nel suo ufficio è quella di suo padre con il senatore pochi giorni prima che fosse ammazzato.

La decisione, che arriva dopo quasi cinque mesi di riflessione, è stata accolta positivamente dalla familia Kennedy, che in grandissima parte era contro la scarcerazione:  la vedova Ethel, che ora ha 93 anni, e sei dei nove figli si sono detti grati e “profondamente rincuorati”. “La nostra famiglia e il nostro Paese hanno sofferto una perdita indicibile a causa dell’inumanità di un uomo”, hanno scritto in una nota.

“Crediamo nella gentilezza che gli ha risparmiato la vita ma non deve avere l’opportunità di terrorizzare di nuovo”, sottolineano. Solo due dei figli erano favorevoli alla liberazione di Sirham. Douglas Kennedy, che lavora per Fox News, aveva detto di provare “compassione” per lui, mentre Robert F. Kennedy Jr, avvocato ambientalista e attivista no vax che aveva 14 anni all’epoca dell’assassinio, ha richiamato l’attenzione sulla “documentazione impressionante relativa alla sua riabilitazione”, ribadendo la convinzione che non sia stato lui ad uccidere suo padre.

Come noto, anche il sindacalista Paul Schrade, uno dei cinque feriti nel delitto, pensa che quel giorno fatale, nelle cucine dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, ci fosse un secondo sparatore mai identificato.

Nell’ultima udienza Sirham ha ammesso di aver portato la pistola lì ma che ha affermato di non essere in grado di ricordare di aver commesso il crimine, giustificato a suo tempo come punizione per il sostegno dato dal senatore a Israele nella guerra dei Sei Giorni. I suoi difensori avevano corroborato la richiesta di scarcerazione con l’età avanzata, vari problemi di salute e il tentativo di ucciderlo da parte di un altro detenuto nel 2019.

Il Parole Board aveva invitato a considerare anche la giovane età in cui sparò (24 anni) e i miglioramenti fatti prendendo lezioni in cella da Sirhan, che per la prima volta vedeva uno spiraglio di libertà dopo essere stato condannato nel 1969 alla camera a gas, pena poi commutata all’ergastolo con la possibilità di sconti di pena dopo che la Corte Suprema della California nel 1972 abolì temporaneamente la pena capitale applicando la decisione a tutte le condanne precedenti. Ma Newsom è stato irremovibile.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA).