Fiaccolata a cinque anni dalla tragedia di Rigopiano

Vigili del Fuoco intorno alle macerie dell'Hotel Ricopiano.
Vigili del Fuoco intorno alle macerie dell'Hotel Rigopiano, nel giorno in cui è stata completata l'estrazione di tutte le 29 vittime della valanga del 18 gennaio, 26 gennaio 2017. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

PESCARA. – Alle 16.49 in punto 29 palloncini lanciati in cielo per ricordare ognuna delle vittime della tragedia dell’Hotel Rigopiano, al culmine di una cerimonia iniziata con una fiaccolata e finita all’imbrunire, a cinque anni esatti da quella valanga che travolse il resort. A portare la vicinanza delle istituzioni ai parenti delle vittime e agli undici sopravvissuti c’erano a Farindola (Pescara), tra gli altri, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il prefetto e il questore di Pescara, Giancarlo Di Vincenzo e Luigi Liguori.

Altre commemorazioni, oggi, sono state a Montesilvano (Pescara) e a Chieti. E alla memoria, doverosa, si aggancia la vicenda giudiziaria di Rigopiano. “Chiediamo verità ancor prima di giustizia, perché la giustizia presuppone anche un prezzo alto e caro da pagare” ha detto a Chieti, dinanzi al monumento dedicato alle vittime, Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino, poliziotto morto a Rigopiano con la moglie Marina Serraiocco.

Sul luogo del disastro che segnò quel 18 gennaio 2017, Gianluca Tanda, tra i portavoce del Comitato Vittime, ha detto che fanno ben sperare le parole del capo della Procura di Pescara, Giuseppe Bellelli, il quale ha pubblicamente detto, nei giorni scorsi, “di voler chiudere la prima fase processuale di primo grado entro l’anno”.

“Non c’è memoria se non c’è giustizia – ha dichiarato Tanda – Noi veniamo qui a testa china perché non pensiamo di non aver fatto tanto, non abbiamo colpa, ma dobbiamo cercare a tutti i costi questa giustizia. Sono passati cinque anni e tante cose successe rimarranno seppellite sotto questa neve, ma quel senso di giustizia dobbiamo averlo. La paura fino a ieri era che passasse l’idea che fosse stato il terremoto. Proprio oggi è uscita la notizia che, secondo una perizia, il terremoto non ha provocato la valanga”.

“La verità è che la pazienza inizia a finire in noi” scrive su Facebook l’Associazione Riccetti, creata dai familiari di Alessandro, il receptionist 33enne di Terni tra le vittime della valanga. “Mai più una tragedia simile. Affinché questo accada, sebbene non sia sufficiente a riportare indietro chi è stato strappato all’affetto dei propri cari, c’è bisogno di andare avanti con il processo fino a sentenze definitive e alla certezza della pena”.

“Ringrazio Bellelli perché ha mostrato grande sensibilità – ha detto il presidente dMarsilio riferendosi alla vicenda giudiziaria che dovrà accertare le responsabilità del disastro – Confidiamo in questo suo impegno. Dipende anche da lui calendarizzare le udienze in maniera serrata, e la scelta di quasi tutti gli imputati del rito abbreviato aiuta”.