L’Occidente in pressing ma Mosca resiste sull’Ucraina

Il segretario generale, della Nato Jens Stoltenberg, durante la conferenza stampa.
Il segretario generale, della Nato Jens Stoltenberg, durante una conferenza stampa. (ANSA)

ROMA. – Da Washington a Berlino, al quartier generale della Nato a Bruxelles, il blocco occidentale cerca di rimettere in moto la macchina della diplomazia con la Russia dopo lo stallo nei colloqui della settimana scorsa sulla crisi ucraina.

Ma Mosca non retrocede: prima, avverte, gli Usa devono dare risposte “concrete” alle richieste russe sulla sicurezza. En el frattempo, avviando manovre militari in Bielorussia, il Cremlino apre un nuovo fronte.

A riaprire le danze dei contatti diplomatici è stata la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock, arrivata a Mosca dopo una sosta a Kiev. “Non c’è alternativa ai buoni rapporti tra la Russia e la Germania”, afferma l’inviata di Berlino, cercando di rassicurare il suo omologo russo Serghei Lavrov sulle intenzioni del nuovo governo tedesco. “La Russia ha richiesto garanzie di sicurezza e noi siamo pronti ad un dialogo serio su un accordo condiviso per fare passi che portino in Europa una maggiore sicurezza”, aggiunge la Baerbock.

Lavrov apprezza, ma rilancia prontamente con il tema potenzialmente più diviso nel campo occidentale: le forniture energetiche verso la Germania e l’Europa intera, che importa il 40% del suo fabbisogno di gas proprio dalla Russia. Il nuovo gasdotto Nord Stream 2, che unisce direttamente il territorio russo a quello tedesco, “non deve essere politicizzato”, afferma il capo della diplomazia russa. In altre parole, i tedeschi lo devono mettere in funzione, sfidando l’opposizione degli Usa.

Anche di questo il segretario di Stato Antony Blinken palerà durante una missione giovedì a Berlino, dove vedrà il cancelliere Olaf Scholz e avrà consultazioni anche con Gran Bretagna e Francia per discutere, come tiene a puntualizzare il Dipartimento di Stato, le sanzioni che gli alleati sono disposti ad imporre a Mosca se le decine di migliaia di suoi soldati schierati da settimane non lontano dai confini orientali dell’Ucraina dovessero varcarli. Il giorno prima, mercoledì, Blinken avrà consultazioni a Kiev con il presidente Volodymir Zelensky. Poi, venerdì, un colloquio a quattr’occhi in cui tirerà le somme con Lavrov, che oggi ha sentito al telefono.

Sempre il Dipartimento di Stato fa sapere che Blinken è deciso a trovare “una via d’uscita diplomatica” alla crisi. La Casa Bianca invece alza la voce, dicendosi convinta che un attacco all’Ucraina può avvenire “in ogni momento” e affermando di essere pronta in quel caso a reagire senza “escludere nessuna opzione”. Ma il segretario generale della  Nato Jens Stoltenberg ricorda che le garanzie di sicurezza “non comprendono l’Ucraina” e quindi l’Alleanza non potrebbe intervenire militarmente.

Stoltenberg rilancia invece anch’egli sul piano diplomatico. “Siamo pronti a sederci di nuovo al tavolo insieme alla Russia”, dice. Mosca tuttavia punta i piedi, pretendendo dagli Usa e dagli europei risposte “concrete”, dice Lavrov, alle garanzie di sicurezza.

Difficilmente tali risposte potranno arrivare nero su bianco. In particolare riguardo all’assicurazione che l’Ucraina non entrerà mai a far parte della Nato o alla limitazione degli schieramenti militari dell’Alleanza ad oriente, cioè in Polonia e nei Paesi baltici. Così Mosca apre un nuovo fronte proprio in direzione di questi Paesi, con esercitazioni militari che cominceranno nella sempre più amica Bielorussia il 10 febbraio.

Nelle manovre, denominate Union Resolve 2022, la Russia schiererà anche i sistemi di difesa anti-aerea S-400 e dodici cacciabombardieri Sukhoi-35. Alcuni dei gioielli delle forze armate di Mosca esibiti lungo il confine est della Nato.

(di Alberto Zanconato/ANSA).