L’appello di Blinken a Mosca: “Scelga la via della pace”

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken. (ANSA)

ROMA. –  Vladimir Putin “scelga una via pacifica” per risolvere il braccio di ferro sull’Ucraina. L’appello arriva dal segretario di Stato americano Antony Blinken, in missione a Kiev in vista del faccia a faccia con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov venerdì a Ginevra.

Ma a quell’incontro il capo della diplomazia Usa non presenterà le rispose scritte che Mosca pretende alle proprie richieste sulla sicurezza. La pretattica, dunque, continua, in un turbinio di dichiarazioni da entrambe le parti che alternano minacce ad apparenti aperture.

Una di queste è venuta dal vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov. Se la Nato non è disposta ad impegnarsi per iscritto a non espandersi a est fino ad includere l’Ucraina, ha detto, uno dei suoi membri, cioè proprio gli Usa, potrebbero promettere di non votare mai a favore della sua adesione, facendo così mancare l’unanimità necessaria per fare entrare nell’Alleanza un nuovo membro. Un suggerimento che la dice lunga sul clima delle trattative, caratterizzate da possibili insidie e tranelli e che richiedono tutta l’esperienza di diplomatici navigati.

Blinken ha portato come viatico nella sua missione a Kiev l’annuncio di altri 200 milioni di dollari in aiuti militari, che si aggiungono ai 450 milioni precedentemente stanziati. E intanto ha lanciato un nuovo allarme avvertendo che Putin potrebbe “aumentare ancora di più” le forze schierate ai confini con l’Ucraina, che già contano decine di migliaia di militari.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribattuto affermando che sono proprio le forniture di armi a far crescere la tensione in Ucraina. E intanto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, fa sapere di avere parlato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per esprimergli “il forte sostegno” dell’Alleanza, ma allo stesso tempo ribadisce la disponibilità a “un ulteriore dialogo con la Russia”.

A completare il confuso quadro di questi giorni di negoziati ci sono da una parte le rassicurazioni della Russia di non volere varcare i confini dell’Ucraina, e dall’altra quelle di Kiev, che afferma di non aver alcun piano per attaccare le regioni orientali separatiste del Donbass, fedeli a Mosca.

Proprio per un’importazione di carbone da quei territorio ribelli, tra il 2014 e il 2015, l’ex presidente ucraino Petro Poroshenko è stato messo sotto accusa per alto tradimento.

Poroshenko, che si trovava all’estero, ha sfidato le attuali autorità rientrando in patria lunedì e ora ha ottenuto dai giudici di rimanere in libertà, con il solo divieto di espatrio.

Molte persone si sono radunate davanti alla sede della Corte per esprimere sostegno all’ex presidente, che che aveva detto di aver deciso di tornare per stare con il suo popolo di fronte al pericolo di un’invasione russa.

(di Alberto Zanconato/ANSA).