Quirinale: grandi manovre per Draghi, ma c’è nodo governo

il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Prof. Mario Draghi,
il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Prof. Mario Draghi, il 3 febbraio 2021. (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

ROMA. – Si fanno ogni giorno più concrete le manovre di un fronte trasversale, sull’ipotesi di Mario Draghi al Quirinale. Concrete, vuol dire che nei contatti riservati si ragiona del governo che nascerebbe a valle dell’elezione alla presidenza della Repubblica dell’attuale premier.

Perché è questo il vero nodo da sciogliere, se si vogliono rassicurare i franchi tiratori in agguato nei gruppi parlamentari (su tutti il M5s) e convincere a virare su Draghi chi ancora non ne vuole sapere. Primo tra tutti il leader della Lega Matteo Salvini, che vuol provare a giocare fino in fondo la sua partita e farsi kingmaker di un presidente della Repubblica di centrodestra.

Le incognite sono ancora tantissime. Anche perché il nome di Silvio Berlusconi è in campo e da Arcore i segnali dicono che il Cavaliere non sembra aver fretta di ufficializzare la candidatura o, come assai più probabile, il passo indietro. In subordine al proprio nome il leader di Fi non sembra immaginare altri profili di centrodestra.

Ma, secondo qualcuno, sarebbe molto poco convinto anche dell’ipotesi di farsi promotore della candidatura di Draghi al Colle. Anzi, secondo fonti azzurre il Cav potrebbe fare il nome di Sergio Mattarella, proporlo per il bis, per garantire la stabilità di governo, quella stabilità invocata anche da chi si occupa delle aziende berlusconiane e che, secondo questa versione, solo la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi potrebbe garantire. In caso contrario si alzerebbero i rischi di uno scioglimento anticipato delle camere. Ma anche tra i consiglieri del Cavaliere, tra cui Gianni Letta, racconta più d’uno, c’è chi starebbe sondando il nome di Draghi in queste ore.

E immaginando soluzioni di governo con nomi solidi come quello di Paolo Gentiloni. Non se ne parla, dicono i leghisti: il premier deve restare dov’è, è il mantra salviniano. Certo, tra le fila del partito cresce la consapevolezza che l’elezione di un nome di centrodestra con una maggioranza più stretta di quella attuale farebbe saltare anche il governo.

E nel caso di un accordo su un nome largo per il Colle e di permanenza di Draghi a Chigi è assai improbabile che accolga la richiesta di un rimpasto di governo: l’azione dell’esecutivo – ragiona un sostenitore del premier – dovrebbe a quel punto accelerare, con un rinnovato patto di maggioranza e la squadra che c’è, senza attardarsi in trattative politiche.

Ecco perché chi lavora per Draghi al Quirinale ritiene ci sia margine per ragionare anche con Salvini sul nome del premier: il leader leghista, spiegano, potrebbe chiedere per sé o per un uomo di fiducia il Viminale, ma se appare improbabile che gli altri partiti accettino un nome come Salvini o Molteni, su un profilo come quello di Giancarlo Giorgetti potrebbero esserci maggiori margini. Ma pochi scommettono che il leghista in ogni caso lasci il governo per dare spazio a una maggioranza Ursula.

A sinistra intanto vengono annotate come positive le parole di FdI, riunito da Giorgia Meloni, sulla possibilità di un’ampia convergenza per il Quirinale. Perché è innanzitutto nel centrosinistra che il nome di Draghi cresce, a valle dell’incontro tra Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza, tanto che c’è chi non esclude una mossa, una volta tolto dal campo il nome di Berlusconi, proprio per chiedere all’attuale premier la disponibilità a candidarsi.

A Palazzo Chigi in queste ore si osserva un assoluto silenzio su ognuna di queste ipotesi ed è difficile che il premier si presenti in conferenza stampa giovedì sera dopo il Cdm su sostegni e bollette. Ma tra i suoi ministri i ragionamenti corrono e si disegnano scenari sul governo che verrebbe in caso di suo trasloco al Colle.

I più considerano probabile la permanenza di Daniele Franco al ministero dell’Economia, mentre ipotizzano (o forse auspicano) l’uscita dei ministri tecnici per far spazio a politici (il M5s già avoca a sé, in questa ipotesi, la Transizione ecologica, si cita l’ingresso possibile di Calenda e Tajani).

Ma il premier? E’ forse il nodo principale. Perché, nonostante continuino a farsi nei capannelli parlamentari nomi come quello di Giorgetti (per tener dentro la Lega) o Franceschini (con maggioranza Ursula), è difficile trovare l’accordo per un politico, nell’anno pre elettorale. E allora si citano Marta Cartabia (poco gradita ai Cinque stelle) o Vittorio Colao. Solo suggestioni, per ora.

(di Serenella Mattera/ANSA)