Coronavirus Italia: cala la corsa dei contagi. Intensive meno piene in sette Regioni

Infermieri nel reparto terapie intensive dell'ospedale di Casal Palocco.
Infermieri nel reparto terapie intensive dell'ospedale di Casal Palocco. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – La quarta ondata pandemica continua a perdere ‘potenza’ ed i numeri degli ultimi giorni lo confermano. Frena infatti l’incremento dei casi di Covid-19, che in una settimana è stato solo del 3%, e l’occupazione delle terapie intensive è calata in 7 Regioni. Di contro, però, nello stesso arco di tempo i decessi sono aumentati del 49,7%, essendo riferiti a ingressi delle settimane precedenti.

Un quadro che continua dunque a mostrare segnali di rallentamento dell’epidemia collocando l’Italia in una fase di picco, mentre aumentano le vaccinazioni per effetto del super green pass.

I dati del bollettino giornaliero del ministero della Salute indicano una lieve diminuzione dei nuovi contagi, pari a 188.797 nelle ultime 24 ore rispetto ai 192.320 di ieri. In aumento, invece, le vittime: sono 385 mentre ieri erano state 380. Il tasso di positività è al 17%, in lieve aumento, su un totale di 1.110.266 tamponi effettuati.

Rispetto alle ospedalizzazioni, sono 1.698 i pazienti in terapia intensiva, 10 in più nel saldo tra entrate e uscite, ed i ricoverati nei reparti ordinari sono 19.659 (+159). Il trend di frenata della crescita epidemica è confermato anche dai dati della Fondazione Gimbe che attestano, appunto, il calo dell’incremento dei casi di Covid, pari al 3% in 7 giorni (dal 12 al 18 gennaio). Pressochè stabili, quindi, i nuovi casi (1.243.789 rispetto a 1.207.689).

E rallenta anche l’aumento dei pazienti Covid ricoverati, con un +14% di ricoveri nei reparti ordinari e +2,3% nelle intensive, ma gli ospedali, avverte Gimbe, sono ancora sotto pressione. Anche se l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali Agenas evidenzia che la percentuale di terapie intensive occupate da pazienti Covid è stabile al 18% e, in 24 ore, cala in 7 regioni.

Probabilmente, spiega il matematico del Cnr Giovanni Sebastiani, “ciò è legato al considerevole aumento della prevalenza della variante Omicron, che induce una sintomatologia diversa da Delta con una minore frequenza di polmonite”. La percentuale di posti occupati nei reparti di area non critica resta invece al 30% ed è stabile in 16 regioni. Rimane invece alta la letalità: i decessi in una settimana sono passati da 1.514 a 2.266 (+49,7%).

E sul fronte delle vaccinazioni, rileva Gimbe, la recente introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 “spinge le prime dosi”: sempre nella settimana 12-18/1 in questa fascia i nuovi vaccinati sono stati 128.966, +28,1% rispetto alla precedente.

Un quadro generale che pare dunque in miglioramento. Parla infatti di “timidi segnali positivi sul controllo di questa nuova ondata pandemica” anche l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari (Altems) dell’Università Cattolica, avvertendo però che “dobbiamo attendere almeno altre due/tre settimane per poter affermare con certezza che è stato raggiunto il picco”.

Secondo il presidente Gimbe Nino Cartabellotta c’è stata “una netta frenata dell’aumento dei contagi, mentre i decessi aumentano perché si verificano circa tre settimane dopo il contagio, ma siamo quasi al picco e la prossima settimana dovremmo scendere, verosimilmente, ma avremo ancora un mese di circolazione elevata del virus”.

In questo contesto una proposta arriva da Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute: “La strada maestra sarebbe quella di testare la stragrande maggioranza degli italiani isolando gli infetti, e se ne potrebbe uscire in 8 giorni”.

Una novità arriva inoltre sul fronte dei vaccini: le sperimentazioni in collaborazione tra Istituto Spallanzani e Istituto Gamaleya, hanno documentato che oltre il 70% dei vaccinati col vaccino russo Sputnik mantengono un’attività neutralizzante contro Omicron, e tale attività si mantiene anche a distanza di 3-6 mesi dalla vaccinazione.

(di Manuela Correra/ANSA)