Anno giudiziario: è allarme femminicidi, 118 le vittime

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell'Assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2022 e per la relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2021, 21 gennaio 2022.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell'Assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2022 e per la relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2021, 21 gennaio 2022. (Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

ROMA. – Cerimonia sobria in Cassazione – solo 60 persone nell’Aula Magna dove si è levato il grido di allarme su femminicidi e morti al lavoro – per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022 alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua ultima partecipazione pubblica per la scadenza del settennato e dopo che a tamburo battente ieri il Csm ha rinominato i vertici della Suprema Corte, in seguito all’annullamento degli incarichi del Primo presidente Pietro Curzio e della ‘vice’ Margherita Cassano da parte del Consiglio di Stato.

C’era la ministra della giustizia Marta Cartabia – che ha spinto per la riforma del Csm, finita in stand by – incaricata dal premier Mario Draghi di rappresentarlo. Assente il presidente della Camera Roberto Fico, alle prese con la macchina delle votazioni per il ‘Colle’. C’era la presidente del Senato Elisabetta Casellati.

“La Corte di Cassazione è onorata di essere il luogo dove si compie l’ultimo atto pubblico a conclusione di un settennato tra i più autorevoli della storia della nostra Repubblica”, ha esordito Curzio nel suo discorso rendendo a Mattarella il tributo di tutta la magistratura. Poi i dati impietosi sulla mancanza di 1300 magistrati in pianta organica, sui milioni di processi arretrati – 2,5mln di cause penali e 3,1mln di cause civili – che gravano sulla scommessa del Pnrr, e poi i numeri neri della violenza di genere, l’ecatombe di morti nei posti di lavoro.

Due piaghe anche per il Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi. Su 295 omicidi volontari nell’ultimo anno, 118 sono le donne uccise “sintomo evidente di una tensione irrisolta nei rapporti di genere, di una uguaglianza non metabolizzata”, ha detto Curzio rilevando che “sono 102 le donne assassinate in ambito familiare/affettivo e in particolare 70 per mano del partner o ex partner”. “Vi è un forte impegno dello Stato a cominciare dagli inquirenti” per contrastare questa situazione ma, ha chiesto Curzio, serve “severità in sede di applicazione della legge” e lavorare “a partire dai luoghi dove avviene la formazione delle persone”.

Gli ha fatto eco Salvi: “se i crimini violenti diminuiscono drasticamente grazie all’efficacia degli strumenti di contrasto al crimine organizzato – ha detto il Pg – così non avviene negli omicidi contro le donne e nei reati spia”, occorre una “piena attuazione del Codice Rosso”. “Inaccettabile il numero degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, particolarmente grave nei settori maggiormente caratterizzati da attività precarie ed usuranti”, ha proseguito Curzio.

“L’ Inail ha comunicato che nei primi dieci mesi del 2021 è stato superato il livello delle mille denunzie di infortuni mortali”, ha aggiunto. Per il Pg Salvi, i morti sul lavoro a volte “sono legati a condizioni di lavoro indegne di un Paese civile, causate dall’insufficienza di politiche consapevoli della realtà produttiva del Paese, così che lavoratori e datori di lavoro sono spinti verso l’illegalità”.

Tasto dolente anche la mole di cause tributarie che ingolfa la Cassazione – pari al 38,1% delle pendenze civili – che nel 2021 ha trattato ricorsi fiscali per un valore di 9miliardi di euro. “Occorre intervenire”, ha detto il presidente dell’ Anm Giuseppe Santalucia. Velocizzare sulle proposte per migliorare il sistema penitenziario e “rispondere alle tante emergenze che affliggono le carceri italiane”, ha chiesto la ministra Cartabia.

“Ma prima ancora – ha detto la Guardasigilli con rammarico per lo stallo dei provvedimenti – è necessario affrontare la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm. Ineludibile, davvero, come Lei, signor Presidente della Repubblica, ha più volte sottolineato, interpretando l’animo di molti e per quel che conta anche il mio”. Per il vicepresidente del Csm David Ermini, la riforma del Csm deve garantire la “marcata natura discrezionale delle sue scelte, rientranti nelle competenze che la Costituzione gli assegna”.

(di Margherita Nanetti/ANSA)