Quirinale: doppia partita Colle-governo, spunta anche Casini

Un momento del cambio della Guardia solenne con lo schieramento e lo sfilamento del Reggimento Corazzieri e della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo, 1 giugno 2017.
Un momento del cambio della Guardia solenne con lo schieramento e lo sfilamento del Reggimento Corazzieri e della Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo, 1 giugno 2017. (Giandotti/Ufficio Stampa Quirinale)

ROMA. – E’ la garanzia di durata della legislatura, il fattore che brucia i nomi dei papabili per il Quirinale. Finisce in questo tritacarne anche il profilo di Pier Ferdinando Casini. Spunta nei ragionamenti dei leader del centrodestra e dei centristi, non convince affatto Matteo Salvini, preoccupa molti tra i Dem e i Cinque stelle. Non regge, Casini, alla ‘prova del governo’: i grandi elettori potrebbero anche votare per lui, alla quarta chiama, ma la spaccatura della maggioranza farebbe probabilmente cadere l’esecutivo.

Ecco perché i nomi si rincorrono, da Patroni Griffi a Frattini, ma i ragionamenti poi tornano a Mario Draghi. E all’accordo di governo che, in parallelo, i leader dovrebbero siglare per la sua elezione. Magari – dice una fonte M5s – con una donna, come Elisabetta Belloni o Marta Cartabia, a Palazzo Chigi. E’ nella direzione del duplice accordo che spinge il Pd lettiano, nella convinzione che l’unica alternativa in grado di portare al 2023 sarebbe il Mattarella bis.

Draghi in mattinata riunisce una cabina di regia e un Consiglio dei ministri sulle misure contro il caro bollette e sui sostegni alle attività in crisi per il Covid. Arriva anche il via libera – su richiesta del Parlamento e solo dopo l’accordo di tutti i partiti, per evitare scelte divisive – al decreto per permettere ai grandi elettori positivi al Covid di votare.

I ministri vorrebbero aggiungere carne al fuoco, dalla revisione delle norme sulla quarantena a scuola al bonus psicologi: c’è la sensazione, racconta uno di loro, che questo possa essere l’ultimo Cdm di questo governo. Ma il presidente del Consiglio, raccontano, non concede neanche una battuta sulla partita del Colle e si mostra, racconta la ministra Maria Cristina Messa, “molto tranquillo e sereno”. E i provvedimenti sospesi? “Draghi ha detto ‘li portiamo la prossima volta’”, dice Messa quasi stupita.

Il premier lascia Palazzo Chigi poco dopo il Cdm ed è difficile che vi torni prima di lunedì. Quel che doveva dire ai partiti, ricorda chi gli è vicino, l’ha detto un mese fa: un accordo sul Quirinale con una maggioranza più stretta di quella di governo, renderebbe difficile andare avanti con lo stesso esecutivo. Ecco perché, mentre da Fi trapela un’apertura sul nome di Casini, chi preme per un accordo su Draghi al Colle sottolinea che il M5s difficilmente potrebbe votarlo (dal Movimento confermano).

Per il Pd dire no a Casini sarebbe più difficile, perché è stato eletto tra le fila Dem. Ma fonti Pd sottolineano che per quanto il profilo sia trasversale ci sono perplessità sul fatto che possa essere votato da tutti i gruppi progressisti, nonché da tutta Fi, visto che Berlusconi l’aveva definito “uno dei centrini”. Il nome di Casini non sembra piacere a Salvini, così come quello di Giuliano Amato, che sarebbe stato citato tra i papabili nell’incontro tra Matteo Renzi ed Enrico Letta.

Altri sono i profili ‘terzi’, sottolineano fonti renziane, da Paola Severino a Franco Frattini e Patroni Griffi. Alla Lega piacerebbero più nomi come Marcello Pera, Letizia Moratti, Elisabetta Casellati. Letta però in ogni incontro ribadisce il suo no a profili “di centrodestra o area centrodestra”. Nel M5s circolano Patroni Griffi, Liliana Segre (ma ha già detto di no), Andrea Riccardi.

Ancora un passaggio si deve consumare, Silvio Berlusconi deve sciogliere la riserva. Ma i Dem proveranno a scongiurare nomi che possano metterli in difficoltà, tanto che c’è chi ipotizza che Letta possa fare a Salvini il nome di Draghi nell’incontro che dovrebbero avere dopo il vertice di centrodestra. Nella Lega c’è freddezza sul premier attuale ma non il muro di qualche giorno fa.

Uno dei problemi – sottolineano fonti Fi – è che Draghi non può essere il nome del centrodestra perché ormai è il nome dei Dem. Ecco perché il Cav continuerebbe a preferire una soluzione come il Mattarella bis, che per tutti resta in pista come extrema ratio. Ma Draghi, obiettano da sinistra, è il ‘piano B’ di tutti (nel Pd c’è chi frena come i franceschiniani ma nel M5s il consenso per il premier cresce).

E il governo? L’intesa sulla sua ‘natura’ deve essere siglata prima del voto per il Colle, nessuno ha dubbio. Renzi già dice che servirebbe un premier ‘istituzionale’, con Draghi al Colle. Vuol dire escludere nomi tecnici alla Vittorio Colao, che sarebbero diretta emanazione di Draghi. Si fa l’ipotesi Belloni: è molto stimata, ma sembra difficile il salto dai Servizi segreti a palazzo Chigi. Continua a circolare Cartabia o Brunetta.

C’è chi ipotizza per Casini la guida del governo. E chi non esclude ancora un politico, alla Dario Franceschini. Comporre la squadra poi non sarebbe indolore, sia che si sostituiscano solo i tecnici (lo auspicano i ministri politici in carica) sia che si faccia da zero. La Lega vuole il Viminale, ma potrebbe ‘accontentarsi’ delle Infrastrutture o della Difesa. I centristi (da Iv a CI) chiedono un ministro con portafoglio e uno senza. Ancora presto.

(di Serenella Mattera/ANSA)