Addio allo Schindler turco, aiutò ebrei a evitare i lager

Raphael Esrail. (Wikipedia)

ISTANBUL.  – La stampa l’ha definito “lo Schindler turco” perché, come il celebre Oskar, riuscì a salvare molti ebrei dall’olocausto. Se ne è andato a quasi 97 anni Raphael Esrail, il sefardita nato nel 1925 a Manisa, sulla costa turca dell’Egeo, che durante la Seconda guerra mondiale preparò documenti falsi aiutando diverse persone – tra cui il noto rabbino Jakop Kaplan – che se avessero presentato le loro vere carte di identità sarebbero state deportate in campi di sterminio.

Dopo aver aderito alla resistenza francese, finì lui stesso vittima dei nazisti che lo internarono ad Auschwitz, da dove tentò la fuga senza successo, ma riuscì a sopravvivere fino alla conclusione conflitto.

Esrail ha trascorso quasi tutta la sua vita in Francia, dove si trasferì all’età di un anno con la famiglia, ma conosceva bene il ladino, la lingua ancora oggi parlata dalla comunità ebraica di Turchia e basata sullo spagnolo antico, a testimonianza della tradizione dei sefarditi, accolti nell’Impero ottomano a partire dal 1492 dopo essere stati cacciati proprio dalla Spagna.

Parte integrante della società ottomana per secoli, la comunità ebraica di Turchia si è ridotta drasticamente a partire dalla fondazione della Repubblica nel 1923 a causa di politiche discriminatorie contro le minoranze religiose, come la tassa sul patrimonio le pressioni per parlare in pubblico solo il turco, che hanno portato alla sua quasi totale scomparsa nel corso del XX secolo. Anche la famiglia di Esrail decise di lasciare il Paese e la loro vecchia casa di famiglia a Urla, in provincia di Smirne, è oggi utilizzata dalla municipalità locale come una pensione.

“Purtroppo la storia di Esrail non è molto conosciuta in Turchia, ma dovrebbe essere molto più nota perché qui è nato e i suoi genitori per tutta la vita sono stati cittadini turchi”, ha spiegato all’ANSA Pinar Kilavuz, corrispondente a Parigi del settimanale della comunità ebraica di Turchia, Shalom, e sociologa alla Sorbona, dove svolge un dottorato sull’identità sefardita. Kilavuz sta lavorando affinché la figura di Esrail possa avere anche nel suo Paese d’origine il riconoscimento ottenuto in Francia, dove è conosciuto per aver scritto un’autobiografia che racconta il periodo passato nel lager ed è stato il presidente del comitato dei sopravvissuti di Auschwitz.

Si è spento la scorsa settimana a Lannion, due anni dopo la scomparsa della moglie Liliane, “l’amore della sua vita”, che aveva conosciuto nella prigione di Drancy, prima di essere deportato, e aveva sposato dopo la fine della guerra nel 1948.

(di Filippo Cicciù/ANSA).