Ritrovata Endurance, la nave soffocata dai ghiacci

Il relitto dell'Endurance (fonte: Falklands Maritime Heritage Trust and National Geographic Caption)
Il relitto dell'Endurance (fonte: Falklands Maritime Heritage Trust and National Geographic Caption)

ROMA. – E’ stata ritrovata a 3.000 metri di profondità la nave perduta dell’epica missione fallita di attraversamento dell’Antartide guidata dall’esploratore Ernest Shackleton. A ritrovare il relitto della Endurance, quasi perfettamente conservato dopo l’affondamento nel 1915, sono stati al largo del mare di Weddel i rover sottomarini dalla spedizione Endurance 22.

Simbolo di una delle più famose, anche se fallimentare, avventure del secolo scorso, il relitto della Endurance è stato per la prima volta individuato e filmato nel corso della spedizione organizzata dal Falklands Maritime Heritage Trust che con la nave Agulhas II aveva passato al setaccio da settimane i fondali del grande golfo situato in Antartide dove si era bloccata 107 anni fa la missione di Shackleton.

“E’ di gran lunga il più bel relitto di legno che abbia mai visto”, ha detto Mensun Bound, Direttore dell’Esplorazione della spedizione Endurance 22. “E’ eretto, ben orgoglioso del fondale, integro e in ottimo stato di conservazione. Si può persino leggere chiaramente “Endurance” a poppa”, ha aggiunto Bound.

Realizzata in cantieri norvegesi appositamente per missioni polari estreme, la Endurance era considerata tra le navi più resistenti e avanzate del suo genere e proprio per questo venne scelta dal celebre esploratore britannico Shackleton per compiere una delle missioni più ambiziose dell’epoca: l’attraversamento a piedi e in slitta del continente antartico. La Endurance avrebbe dovuto arrivare alla baia di Vahsel da dove una squadra di sei uomini, guidata da Shackleton stesso, avrebbe iniziato la traversata del continente antartico.

La missione però fallì ancor prima di iniziare perché poche settimane dopo la partenza la nave rimase bloccata tra i ghiacci nel mare di Weddel, ancora lontano da dove avrebbe dovuto lasciare il gruppo di esploratori. Per mesi la nave tre alberi, lunga 44 metri, rimase in balia dei ghiacci fino a che dovette essere abbandonata dall’equipaggio e il 21 novembre 1915 affondare completamente ‘stritolata’ dai ghiacci.

Un’avventura sfortunata che si concluse però solo un anno più tardi quando tutto l’equipaggio, dopo enormi difficoltà e incredibili scelte – come quella di un gruppetto di pochi uomini guidati da Shackleton di andare a cercare soccorsi percorrendo 1.600 chilometri di mare con una scialuppa di appena 7 metri – riuscì a mettersi in salvo.

Una storia rimasta nell’immaginario culturale e che continua a ispirare i sogni di molti, tanto che alla nave è intitolata anche una delle capsule spaziali Crew Dragon di SpaceX. “Non si tratta solo del passato – ha aggiunto Bound – stiamo portando la storia di Shackleton e della Endurance a un nuovo pubblico e alla prossima generazione, a cui sarà affidata la salvaguardia essenziale delle nostre regioni polari e del nostro pianeta. Ci auguriamo che la nostra scoperta possa coinvolgere i giovani e ispirarli con lo spirito pionieristico, il coraggio e la forza d’animo di coloro che hanno navigato con la Endurance verso l’Antartide”.

(Leonardo De Cosmo/ANSA)