All’asta i cimeli di Ruth Bader Ginsburg

In una foto d'archivio Ruth Bader Ginsburg, nominata nel 1993 dall'allora presidente Bill Clinton.

NEW YORK. – Paladina per 30 anni alla Corte Suprema dei diritti delle donne e dell’aborto, icona della cultura pop, protagonista di documentari, idolo delle giovanissime, e ora anche collezionista d’arte. Un lato inedito di Ruth Bader Ginsburg a base di opere di Picasso, Josef Albers, Max Weber e Glenna Goodacre verrà in luce nel corso di una vendita online che la famiglia della giurista ha organizzato con una casa d’aste di Alexandria in Virginia.

La vendita in due puntate, che chiuderà il 27 e 28 aprile, comprende centinaia di lotti, tra cui oggetti personali come la pelliccia di visone appartenuta alla ‘togata’ e il disegnino di uno dei suoi nipoti. Tutti oggetti conservati da “Notorious RBG”, come veniva affettuosamente soprannominata la magistrata in un gioco di parole con il nome d’arte del rapper “Notorious Big” nato come lei a Brooklyn, nel suo appartamento del Watergate o nei suoi uffici alla Corte Suprema.

I proventi del passaggio di mano andranno a beneficio della Washington National Opera. Ruth era una appassionata di lirica e interveniva all’apertura di ogni stagione in una poltrona vicino al palcoscenico, spesso accompagnata dalla più giovane collega Elena Kagan. L’anno scorso la famiglia della Ginsberg aveva già donato al Kennedy Center il suo pianoforte personale.

La giudice aveva in casa tre ceramiche e una stampa di Picasso, una serigrafia di Albers, più statuette e bassorilievi della Goodacre, l’artista nota per aver disegnato il Memoriale delle Donne in Vietnam sul Mall della capitale.

In attesa che si chiudano le puntate, molti cimeli hanno abbondantemente superato le stime di partenza, tra queste il disegno-ritratto che fece di nonna Ruth il nipote Paul Spera: la ritrae nei panni della Statua della Libertà e da cento dollari iniziali è salito ad oltre 5.500.

“Rbg” è morta a 87 anni dopo un decennio di battaglie contro il cancro. Ne aveva 60 quando nel 1993 Bill Clinton la chiamò a far parte della Corte, la seconda donna nel ruolo di “supergiudice” dopo Sandra Day O’Connor: “Starò fino a che potrò lavorare a tutto vapore”, aveva detto vent’anni dopo, respingendo, durante il secondo mandato di Barack Obama, l’ipotesi di di dimettersi per lasciare al presidente democratico la chance di nominare un successore.

Le due aste arrivano sulla scia della vendita al miglior offerente della biblioteca personale della giudice: doveva portare a incassi da 60 mila dollari, ma è stata venduta in gennaio per 2,4 milioni, pari al 3.900 per cento oltre la valutazione di partenza.

(di Alessandra Baldini/ANSA)