Picciani (PD): “Sbagliato introdurre l’inversione dell’opzione per le elezioni all’estero”

MADRID – “Introdurre, a meno di un anno dal voto, il sistema dell’inversione dell’opzione per le elezioni politiche sarebbe l’inizio dello smantellamento dei diritti politici degli Italiani all’estero e del loro sistema di rappresentanza democratica”. Lo afferma Massimiliano Picciani, presidente dell’Assemblea dei delegati estero del Partito Democratico, e recentemente eletto al CGIE per la Francia.

Picciani considera che l’ipotesi avanzata dal ministro degli Esteri, Luigi di Maio, è inadeguata.

– L’ipotesi avanzata davanti alla Giunta per le Elezioni della Camera dal ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, di riforma del voto all’estero con l’introduzione dell’inversione dell’opzione, ovvero l’obbligo, per l’elettore residente all’estero, di registrarsi ad un apposito albo consolare per poter votare – ha sottolineato il presidente dell’Assemblea Estero del PD – è profondamente sbagliata. In primo luogo, l’esperienza delle ultime due elezioni Comites, nel 2015 e nel 2021, ha dimostrato come, con una tempistica ristretta per iscriversi all’albo elettorale, e stante una limitata capacità informativa del Maeci, questo sistema riduca drasticamente la partecipazione elettorale dei nostri connazionali. Seppure – ha continuato Picciani – è possibile sperare in una mobilitazione più importante per le elezioni politiche rispetto ai Comites, inserire a ridosso delle prossime consultazioni una modifica così significativa delle modalità di accesso al diritto di voto significherebbe affidare l’elezione dei nostri prossimi rappresentanti in Parlamento ad una platea elettorale molto ristretta.

Per Pacciani si otterrebbe un risultato “potenzialmente distorto e non pienamente rappresentativo della comunità italiana all’estero”.

– In sintesi – ha spiegato -, non ci sono i tempi, non ci sono i mezzi per una campagna informativa adeguata, si introduce un’asimmetria costituzionale nel diritto di voto tra cittadini all’estero e in patria, e si va ad ostacolare, piuttosto che mettere in sicurezza, la partecipazione democratica dei nostri connazionali. Alla fine, si indebolisce la legittimità stessa della rappresentanza politica degli Italiani all’estero, già fortemente compromessa con il taglio dei parlamentari.

Il neoconsigliere del CGIE, ha sottolineato che “è errato anche il paragone con quei Paesi, come ad esempio la Francia, dove l’iscrizione all’albo elettorale è in vigore da tempo”.

Redazione Madrid