I sindacati chiedono un aumento di salari del 3,5% per quest’anno e preannunciano proteste

Unai Sordo y Pepe Álvarez

MADRID — Un aumento del 3,5% per quest’anno, del 2,5% per il 2023 e del 2% per il 2024. Con “clausole di revisione” attivabili nel caso in cui l’inflazione cresca in eccesso. È questa la principale richiesta dei due principali spagnoli — Comisiones Obreras (CCOO) e Unión General de Trabajadores (UGT) — per quanto riguarda la politica di incrementi salariali auspicata per i prossimi tre anni. Sindacati che, inoltre, si dicono pronti a mobilitare i lavoratori in proteste se queste condizioni non venissero garantite.

La stessa posizione era stata del resto sostenuta da entrambe le organizzazioni nel corso dei negoziati sul tema degli aumenti di salario con le associazioni di imprenditori, CEOE e CEPYME, naufragate dopo varie settimane di tentativi. “Aumentare gli stipendi è una pura necessita”, sostiene per esempio Unai Sordo, segretario generale di Comisiones Obreras. Perché, aggiunge, se la gente non è in grado di sostenere i consumi in uno scenario di alta inflazione come quello attuale, “l’attività” economica “calerà” e “gli impieghi ne soffriranno le conseguenze”.

Ma già al tavolo delle trattative, CEOE e CEPYME avevano risposto picche, sostenendo che le richieste dei sindacati sono “insostenibili” per aziende già alle prese con un aumento dei costi che sta avendo ripercussioni sulla loro “competitività”. Al contrario, le associazioni degli imprenditori chiedono “particolare prudenza” e di “evitare di legare gli aumenti salariali a concetti volatili come l’inflazione”. E indicano come ricetta necessaria quella di una valutazione delle “e circostanze specifiche di ogni ambito di contrattazione”.

Redazione Madrid