Il Pentagono chiama Mosca: “Subito il cessate il fuoco’”

Il presidente americano Joe Biden

ROMA.  – Erano 79 giorni – da prima dell’inizio della guerra in Ucraina – che a Mosca il teléfono squillava invano. Nessuno rispondeva alle ripetute chiamate di Washington, un blackout totale nei rapporti come non si era visto nemmeno ai tempi della Guerra Fredda. Ma negli ultimi giorni qualcosa è cambiato. Così il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu si è deciso ad alzare la cornetta: all’altro capo del filo il capo del Pentagono Lloyd Austin.

Un colloquio durato un’oretta, i toni della conversazione freddi, ma pur sempre la ripresa di un canale di comunicazione interrottosi lo scorso 18 febbraio e che l’amministrazione Biden, pressata da molte cancellerie europee, ha auspicato possa restare d’ora in poi aperto. Come del resto ha chiesto nei giorni scorsi anche il presidente del Consiglio Mario Draghi nel corso della sua visita alla Casa Bianca.

Ferma la richiesta avanzata a Shoigu dal collega americano: la Russia si deve impegnare “per un cessate il fuoco immediato”,ha spiegato il portavoce del Dipartimento alla Difesa John Kirby. Spiegando che la telefonata al momento non è servita a risolvere “nessuno dei gravi problemi” aperti. Tanto più che ad acuire le tensioni e ad ostacolare una de-escalation nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia c’è la questione dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato.

Con il presidente americano Joe Biden che, quasi in contemporanea col coloquio Austin-Shoigu, dallo Studio Ovale ha chiamato i leader di Helsinki e Stoccolma per garantire il suo sostegno alla “politica delle porte aperte dell’Alleanza Atlantica”. E al diritto di Finlandia e Svezia “di decidere il proprio futuro, la propria politica estera e le proprie disposizioni in materia di sicurezza”.

E mentre il capo degli 007 di Kiev rilancia i dubbi sullo stato di salute di Vladimir Putin, parlando di un grave cancro e di un golpe che sarebbe già in corso in Russia per rimuovere il presidente, lo zar tira dritto per la sua strada. In un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Olaf Scholz (il primo dal 30 marzo) ha respinto le accuse del mondo occidentale di non voler dialogare con il leader ucraino Volodymyr Zelensky.

“Le discussioni tra Russia e Ucraina sono state bloccate da Kiev”, le sue parole al cancelliere secondo quanto riferito dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Una telefonata in cui Putin è tornato anche a puntare il dito sulle presunte “pesanti violazioni del diritto internazionale da parte dei neo-nazisti ucraini”. Da Scholz è invece arrivato l’invito al Cremlino perché si lavori “per arrivare a una tregua il più velocemente possibile”.

Da Mosca però arriva l’ennesima stoccata anche verso l’Ue, nonostante a Bruxelles non si sia ancora raggiunto un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov non ha nascosto la forte irritazione per la prospettiva di un ingresso di Kiev nella comunità europea: “Ci sono forti dubbi sul fatto che questo desiderio da parte di Kiev sia innocuo”, ha affermato, sostenendo che la Ue “si è trasformata da una piattaforma economica costruttiva in un attore aggressivo e militante che ha dichiarato le proprie ambizioni ben oltre il continente europeo”.

“É Putin che non vuole fermare la guerra, perché ha obiettivi militari e finché non li raggiunge continuerà a combattere. Lo ha detto a chiunque gli ha parlato”, la risposta dell’Alto Rappresentante per la politica estera della Ue, Josep Borrell, a margine del G7 dei ministri degli Esteri svoltosi in Germania, dal quale ha annunciato altri 500 milioni di aiuti per le armi pesanti a Kiev.

“Continueremo a supportare militarmente l’Ucraina finché sarà necessario e richiesto”, hanno spiegato da Bruxelles. Mentre il capo della diplomazia ucraina, Dmytro Kuleba, ha chiesto di sequestrare gli asset russi per poterli utilizzare nella ricostruzione del suo Paese devastato dal conflitto.

(di Ugo Caltagirone/ANSA).