Viaggio del Papa in Canada, l’itinerario scontenta I nativi

Papa Francesco durante la benedizione dell'Angelus in Piazza San Pietro..
Papa Francesco durante la benedizione dell'Angelus in Piazza San Pietro.. EPA/GIUSEPPE LAMI

CITTÀ DEL VATICANO. – L’itinerario del viaggio di papa Francesco in Canada dal 24 al 30 luglio prossimi, così come è stato annunciato lo scorso venerdì 14 maggio, scontenta parte delle comunità indiane che attendevano nei propri territori il Pontefice e le sue scuse a nome della Chiesa per gli abusi e i maltrattamenti perpetrati nelle scuole residenziali cattoliche a danno dei piccoli nativi.

Troppo breve, con sole tre tappe e con l’aggravante che tralascia alcuni luoghi-simbolo dello scandalo, insomma insufficiente rispetto all’entità del dramma subito: questo il giudizio di alcune delle comunità autoctone coinvolte, cui pure il Papa, negli incontri avuti in Vaticano tra fine aprile e inizio maggio, oltre a chiedere “perdono a Dio” e a manifestare la sua “indignazione”, la sua “vergogna” e il suo “dolore”, aveva promesso di portare personalmente la sua vicinanza nelle rispettive terre d’origine.

Il programma dettagliato del viaggio sarà reso noto più avanti, ma per ora se ne conoscono le tre tappe: Edmonton, capoluogo della provincia occidentale dell’Alberta, Quebec, capoluogo dell’omonima provincia francofona, ed Iqaluit, capitale del territorio di Nunavut, nell’estremo nord, quasi ai limiti del Circolo Polare Artico, nelle terre degli Inuit.

In particolare nell’Alberta, ma anche nelle altre zone, esisteva una vasta rete di scuole residenziali. Sono quelle dove dalla metà del 19/o secolo alla seconda metà del 20/o, più di 150.000 bambini delle comunità indigene furono assimilati, costretti a frequentare le scuole gestite dalla Chiesa per conto dello Stato, dove non avevano il diritto di parlare la loro lingua. Lì subirono brutali maltrattamenti, furono tagliati fuori dalle famiglie e privati della loro identità e cultura, per diventare piccoli cattolici.

La visita papale, però, sfugge a diversi luoghi simbolo di questo dramma epocale per le cosiddette “Prime Nazioni” (First Nations) del Paese, e ciò non soddisfa diverse comunità autoctone. È il caso del British Columbia, sulla costa occidentale del Paese, provincia dove sono stati ritrovati lo scorso anno, a Kamloops, i resti di 215 bambini aborigeni che erano stati sepolti sul terreno di un ex collegio. Tra l’altro, proprio tale scoperta fu un fattore scatenante dello scandalo delle scuole residenziali, e quindi uno dei motivi della visita papale.

Il capo della Prima Nazione della provincia, Rosen Casimir, parla di “un’occasione persa”, a proposito del fatto che il Pontefice non andrà sul sito della più grande scuola residenziale che la Chiesa cattolica abbia gestito in Canada. La delusione viene condivisa anche nel Saskatchewan, al centro del Paese, dove l’estate scorsa erano state scoperte altre tombe anonime. Neanche lì il Papa passerà.

Per molti leader aborigeni la visita è troppo breve viste le proporzioni dei tragici fatti che si sono consumati nelle scuole residenziali, ed è necessario aggiungere tappe al percorso. Ma i vescovi canadesi – tra cui l’arcivescovo di Edmonton mons. Richard Smith, che sta operando come coordinatore generale del viaggio – spiegano che il percorso deve essere adattato alla fragile salute del Papa, che ha 85 anni, e soprattutto seri problemi al ginocchio, tanto da apparire di recente su una sedia a rotelle. Dicono anche che Bergoglio non può viaggiare in elicottero o stare su un veicolo per più di un’ora e deve riposare tra un evento e l’altro. L

a Conferenza episcopale canadese, comunque, potrebbe aiutare finanziariamente le comunità indigene più remote che desiderano partecipare alla visita di Francesco. Tra l’altro il Pontefice, sul suo dolore al ginocchio destro, che in ogni caso domenica scorsa non gli ha impedito di celebrare la messa in Piazza San Pietro con le canonizzazioni durata quasi due ore, continua a ironizzare. Proprio a margine di quella messa, scherzando con un gruppo di sacerdoti messicani, ha spiegato che il ginocchio “è molto capriccioso” e che a lui “servirebbe un po’ di tequila”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)