“Errori marchiani” a concorso per giudice, passa solo il 5%

Toghe di magistrati appese in un ufficio del Tribunale di Roma in una immagine di archivio.
Toghe di magistrati appese in un ufficio del Tribunale di Roma in una immagine di archivio. ALESSANDRO BIANCHI/ARCHIVIO - ANSA - I51

ROMA. – Strafalcioni di diritto e pure di italiano. Commessi non da svogliati studenti di istituti tecnici superiori , ma da ambiziosi laureati in giurisprudenza che aspirano a diventare giudici e pubblici ministeri. Così finisce in una Caporetto il concorso per l’accesso in magistratura, bandito nel 2019, ma cominciato solo un anno fa, causa Covid.

Dei 3.797 che si erano presentati l’estate scorsa per sostenere le prove scritte, sono stati ammessi all’orale solo in 220, uno striminzito 5,7%, come certifica il ministero della Giustizia sul suo sito. Con il risultato già certo che resteranno scoperti, nella migliore delle ipotesi, almeno 90 dei 310 posti messi a concorso.

Una vera iattura considerata la grave scopertura degli organici delle toghe. Secondo una stima del Csm, mancherebbero più di mille magistrati. Una carenza di cui si sente il peso proprio mentre gli uffici giudiziari sono chiamati a realizzare gli ambiziosi obiettivi del Pnrr: il taglio del 40% dei processi civili e del 25% di quelli penali.

Non è la prima volta che un bando per accedere all’ordine giudiziario finisce in una “strage di candidati”. Era già accaduto nel 2008 , in occasione di un maxi-concorso che avrebbe dovuto assicurare alla magistratura una decisa iniezione di forze nuove, con 500 giudici in più.

“Allora fu coperta la metà dei posti” ricorda il pm milanese ed ex presidente dell’Anm Luca Poniz, tra i 30 componenti della commissione d’esame dell’attuale concorso. Nè lui nè i suoi colleghi, assicura intervistato dall’ANSA, hanno voluto usare la mano pesante ( “quando si legge un tema, non c’è nessun preconcetto o severità predeterminata”). Ma hanno dovuto prendere atto di “un livello non adeguato” dei concorrenti, pur nella consapevolezza dell'”urgenza” di reclutare nuovi magistrati.

Che cosa avete constatato? “una grande povertà argomentativa e povertà linguistica, molto spesso temi che ricalcano schemi pre-confezionati, senza una grande capacità di ragionamento, una scarsa originalità, poca conseguenzialità e in alcuni casi errori marchiani di concetto, di diritto, di grammatica. Trovare candidati del concorso in magistratura che non sanno andare a capo è un problema molto serio, io Io l’ho imparato in terza elementare”.

Ma come si può spiegare tutto questo? Per Poniz ci sono più ragioni, a partire dal “collasso dell’attitudine formativa della scuola”. Pesa anche “la proliferazione” di Atenei, che tendono a promuovere tutti “perché le Università si alimentano attraverso i risultati positivi. Credo che tutto questo non abbia portato un grande risultato alla qualità media dei laureati”.

Occorre ragionare anche sui corsi di preparazione in magistratura ” bisogna vedere se formano davvero, se preparano a un metodo”. Ma porsi questi problemi “è compito dei ministri dell’Istruzione e della Giustizia”.

(di Sandra Fischetti/ANSA)