“Cina, sparare a vista a chi fugge dai campi in Xinjang”

Uiguri, i mussulmani cinesi dello Xinjiang.
Uiguri, i mussulmani cinesi dello Xinjiang. Archivio.

PECHINO.  – “Sparare a vista su chi tenta di fuggire”. Questo l’agghiacciante ordine che, secondo documenti hackerati da attivisti e condivisi con i media stranieri, le autorità di Pechino hanno impartito alle forze di sicurezza di guardia ai campi di rieducazione nello Xinjang dove sarebbero detenuti decine di migliaia di uiguri.

Le ultime denunce sulla repressione prendono spunto dal contenuto di un cache di file della polizia dove sono stati trovati video sugli abusi e altri con i volti di quasi 3.000 persone, compresi bambini, che sembrano essere stati confinati nelle strutture a causa della loro etnia e della loro religione.

Secondo quanto ha riportato la Bbc, le foto sarebbero reali e frutto delle strategie di riconoscimento facciale, mentre dai fascicoli ufficiali è emerso un protocollo interno della polizia che “descrive l’uso di routine di ufficiali armati in tutte le aree dei campi, il posizionamento di mitragliatrici e fucili di precisione nelle torri di guardia e l’esistenza di una política di sparatorie per chi cerca di scappare”.

“L’enorme raccolta di file ottenuti hackerando gli apparati di polizia e quelli di sicurezza nei campi di rieducazione dello Xinjiang contiene il primo materiale di immagini in assoluto dall’interno delle strutture di detenzione,  rivela Chen Quanguo (l’ex capo del Pcc della regione e mente dei ‘piani di rieducazione’, ndr) che emette ordini di sparare per uccidere, Xi Jinping che chiede nuovi campi perché quelli esistenti sono sovraffollati”, ha scritto su Twitter Adrian Zenz, antropólogo tedesco autore di innumerevoli denunce sugli abusi nello Xinjiang, finito nelle sanzioni di Pechino.

“Chiunque veda quelle immagini ha i brividi lungo la schiena. Sono disturbanti e spaventose, confermano che nello Xinjiang ci sono le più gravi violazioni dei diritti umani”, ha affermato la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock esprimendo ml’indignazione per il contenuto dei file che dimostrano il livello di repressione nella regione cinese del nordovest con forti minoranze musulmane.

Baerbock ha spiegato di aver avuto oggi un colloquio con il suo omologo cinese Wang Yi, al quale ha chiesto di rispondere alle accuse e di spiegare perché finora siano stati negati gli abusi dato che i nuovi report “non sono qualcosa da ignorare o su cui si possa tacere”. L’attacco della ministra ha fatto aumentare la pressione sull’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, in Cina per una visita a lungo negoziata nello Xinjiang.

Bachelet è impegnata dal 23 al 28 maggio nella prima visita in Cina di un Alto Commissario Onu per i diritti umani dal 2005. Lunedì ha incontrato a Guangzhou il ministro Wang Yi che ha espresso l’auspicio che la sua missione “possa aiutare a migliorare la comprensione e la cooperazione e a chiarire la disinformazione”. Le ha anche donato una copia in inglese del libro “Xi Jinping sul rispetto e la protezione dei diritti umani”, scritto dal presidente cinese.

Malgrado l’Alto Commissario abbia detto che avrebbe richiesto l’accesso “senza restrizioni” nella regione per una “valutazione indipendente”, i termini della sua visita non sono stati divulgati e le autorità cinesi hanno insistito sul fatto che, alla fine, permetteranno una “visita amichevole” ai fini del dialogo. Sabato Bachelet dovrebbe tenere, salvo sorprese, una conferenza stampa online