Oms, con la pandemia balzo di disturbi mentali

Un momento dell'inaugurazione per attivazione di nuovi 18 posti letto di Terapia intensiva Covid presso l'Ospedale Umberto I, durante l'emergenza della pandemia per il Covid-19 Coronavirus, Roma,
Un momento dell'inaugurazione per attivazione di nuovi 18 posti letto di Terapia intensiva Covid presso l'Ospedale Umberto I, durante l'emergenza della pandemia per il Covid-19 Coronavirus, Roma, 19 marzo 2021. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA. – Aumentano i disturbi della sfera mentale: ne soffre circa una persona su 8 nel mondo. Ad aggravarli è stata la pandemia, in particolare per depressione e ansia, il cui impatto è cresciuto del 28 e 26% rispetto al periodo pre-Covid.

A dirlo è il Rapporto “World Mental Health. Transforming mental health for all”, presentato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), secondo la quale nonostante questi dati “l’impegno dei Governi a favore della salute mentale è ancora limitato, mentre resta largamente diffuso nella popolazione lo stigma verso le patologie mentali”.

Ai disturbi mentali è associato anche l’alto numero di suicidi: 703mila nel 2019, pari a 9 ogni 100.000 abitanti. Per l’Oms è evidente che la salute mentale rappresenta una priorità. Eppure “solo il 2% dei budget per la sanità viene destinato alla salute mentale e più del 70% della spesa per la salute mentale nei paesi a reddito medio va ancora agli ospedali psichiatrici”.

Secondo l’Oms, “solo un terzo delle persone con depressione, anche nei paesi ad alto reddito, riceve un’assistenza sanitaria mentale formale”. Stigma, discriminazione e violazioni dei diritti umani nei confronti di chi soffre di problemi di questo tipo, inoltre, “sono diffusi ovunque nelle comunità e nei sistemi di assistenza”. I 194 Stati membri dell’Oms hanno sottoscritto il Piano d’azione globale per la salute mentale 2013-2030, ma il cambiamento, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, procede troppo lentamente.

“La vita di tutti noi tocca quella di qualcuno con problemi di salute mentale”, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Intanto in Italia è nato il primo Osservatorio nazionale sulla salute mentale, voluto e promosso da Edra e dalla Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze, presieduto dall’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

“La salute mentale – ha spiegato Lorenzin – rappresenta la salute di un Paese, che spesso soffre senza sapere. L’Osservatorio vuole essere uno strumento di aiuto per promuovere e migliorare la salute dei cittadini e, quindi, dell’Italia”. Da uno studio italiano, poi, emerge che l’esposizione cronica all’inquinamento da traffico veicolare aumenta il pericolo di sviluppare malattie mentali e quando lo smog è oltre i livelli di guardia le patologie psichiatriche esistenti possono peggiorare.

Con un aumento di circa un microgrammo per metro cubo nella esposizione a particolato fine (P.M. 2,5) il rischio depressione aumenta del 13%, quello di disturbi d’ansia del 9%, di schizofrenia del 7%, soprattutto nella fascia di età fra 30 e 64 anni. Analogamente esiste una correlazione fra la presenza di smog e l’incremento nelle prescrizioni di antipsicotici, antidepressivi e stabilizzanti dell’umore che crescono fino al 4%.

La ricerca, presentata al seminario ”RespiraMi” in corso a Milano, ha coinvolto poco meno di due milioni di persone, seguite per 8 anni, quantificandone l’impatto sulla salute mentale dell’esposizione cronica al particolato fine e ultrafine e allo smog. Un altro studio condotto in Italia su pazienti con depressione bipolare dimostra che nei giorni di particolato atmosferico elevato la probabilità di ricoveri per un episodio maniacale può quasi quadruplicare.