La reazione di Sánchez dopo la storica sconfitta in Andalusia: ‘Il governo è solido’

Il governo del presidente Sánchez dovrà superare l’ostacolo rappresentato dall’intransigenza di “Unidos Podemos”, rassicurare il resto degli alleati e frenare chi, nel Psoe, vorrebbe andare a elezioni anticipate

MADRID — Tre seggi in meno rispetto ai 33 ottenuti nel 2018, con circa 127.000 voti persi. In altre parole, il peggior risultato di sempre in Andalusia. Nel Partito Socialista spagnolo (PSOE) è iniziata una fase di “riflessione e analisi” sulle regionali tenutesi ieri, una tornata in cui la formazione del premier Pedro Sánchez ha registrato dai rivali del Partito Popolare (PP) una sconfitta storica in un territorio tradizionalmente amico. Le prime reazioni sono tutte volte a minimizzare eventuali ripercussioni per il governo nazionale, mentre dal PP sono convinti del contrario.

“Ieri il Partito Popolare ha fatto un passo decisivo per far sì che Pedro Sánchez abbandoni quanto prima la Moncloa”, ha dichiarato stamattina Elías Bendodo, coordinatore generale della formazione di centro-destra, che in Andalusia — guidata dal governatore uscente Juanma Moreno — ha ottenuto la maggioranza assoluta. “Torna la serietà, la buona gestione, l’esperienza e la politica del buon senso”, ha aggiunto.

Ma i socialisti paiono non voler neppure sentir parlare di conseguenze per il governo. “Il governo è forte e solido, e la legislatura andrà avanti fino alla fine”, ha detto Sánchez ai suoi, secondo quanto riferito alla stampa da Felipe Sicilia, portavoce del partito, dopo una riunione dei dirigenti socialisti. “Non c’è stata un’atmosfera di preoccupazione”, ha aggiunto, pur riconoscendo, così come fatto da suoi colleghi, che il risultato “non è stato buono”.

Al di là di questa ammissione, dal lato socialista sono tre gli argomenti principali sinora emersi per giustificare una sconfitta senza precedenti: ovvero, che il partito non è riuscito a “mobilitare” l’elettorato di sinistra, che ha avuto “poco tempo” per convincere potenziali votanti del progetto avviato per l’Andalusia, affidato all’ex sindaco di Siviglia Juan Espadas, e che i risultati di elezioni regionali non sono estrapolabili su scala nazionale.

Ma nel partito si fanno largo anche voci più autocritiche, come quella del governatore dell’Aragona, Javier Lambán, che, secondo i media iberici, ha chiesto una “riflessione molto profonda” sull’insuccesso andaluso, di fatto il terzo in circa un anno dopo quello di Madrid e della Castiglia e León. Una sconfitta arrivata dopo che il governo di coalizione tra PSOE e Unidas Podemos aveva già mostrato recentemente segnali di fragilità anche per dissidi interni e con partner parlamentari abituali.

Nel frattempo, i popolari ancora festeggiano il risultato andaluso, rivendicando uno dei principali successi connessi ad esso: aver contenuto una possibile emorragia di voti verso l’estrema destra di Vox, che ha ottenuto solo 2 seggi in più dei 12 di cui era già in possesso, ottenendo il sostegno di uno spettro di elettori sufficientemente ampio da permettere di superare il 43% dei voti. “Oggi vince la politica seria, stabile, responsabile e moderata di cui ha bisogno questo Paese”, twittava ieri sera il leader nazionale popolare Alberto Feijóo.

Redazione Madrid