Comunali: dopo ko Sboarina a Verona, è resa dei conti nel centrodestra

Il sindaco uscente di Verona, Federico Sboarina, tra Il segretario federale della Lega Matteo Salvini e il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni durante la campagna elettorale, 09 giugno 2022.
Il sindaco uscente di Verona, Federico Sboarina, tra Il segretario federale della Lega Matteo Salvini e il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni durante la campagna elettorale, 09 giugno 2022. ANSA/CLAUDIO MARTINELLI

VERONA. – Neppure il tempo di concludere lo spoglio dei voti e proclamare Damiano Tommasi nuovo sindaco alla guida, dopo anni, di una giunta di centrosinistra e già a Verona è resa dei conti. La sconfitta brucia a Federico Sboarina, che ha visto sfumare la rielezione, anche per la scelta di non apparentarsi con il terzo incomodo, l’ex sindaco Flavio Tosi.

Ma fa male pure al Carrocio Veneto, anche se Tosi è stato in passato un compagno di strada spesso scomodo. “In tutta sincerità nessuno ha la prova contraria di come sarebbe andata con l’apparentamento con Tosi – ripete oggi Sboarina – e non si può criticare nulla”. Respinge al mittente le critiche di chi non ha compreso il suo voltare le spalle senza esitazione e ripensamenti all’esponente azzurro. “Quello che non capisco – dice l’ex primo cittadino – è perché si parli solo del mancato apparentamento a Verona e non di tutte le altre città, dove non c’è stato comunque”.

Spiegazioni che convincono poco gli affiliati veneti di via Bellerio. A rompere le righe del silenzio è, per primo, l’assessore veneto Roberto Marcato, vicino al segretario Matteo Salvini. Quanto avvenuto, afferma, “ci dà una grande lezione: se il prossimo 12 giugno non cambiamo atteggiamento e non facciamo una seria riflessione perderemo le politiche e la Regione”.

Ancor più caustico l’eurodeputato Gianantonio Da Re: “sapevamo e i dati sono stati confermati – afferma – che tra Padova e Verona avremmo raccolto il 6/7%, una perdita di consenso pesantissima”. “Per questo ho chiesto, chiedo e chiederò – sottolinea – un’assemblea della Lega in Veneto con Matteo Salvini e gli altri di via Bellerio che vengano a parlarci di futuro, anche perché pochi si ricordano che a breve ci sarà il voto per le piazze di Treviso, dove oggi abbiamo un sindaco, e Vicenza”.

Sornione, come sua abitudine, ma lucidissimo nella sua analisi elettorale, è proprio Flavio Tosi. Partendo dai numeri. “C’è un problema di fondo, Sboarina non ha ben governato. Se si prendono al primo turno Tosi più Tommasi fa il 64%, Sboarina aveva il 32%. Se uno su tre vota Sboarina e due su tre gli votano contro – riassume – era il sindaco sbagliato”. Poi affronta un discorso più generale. “Se si sono rotti i tavoli a Catanzaro a Parma e anche altrove la causa è Verona, ovverosia Fratelli d’Italia ha detto a FI ‘siccome a Verona non cedete su Sboarina rompiamo i tavoli anche altrove’ e così è successo – rileva – Meloni ha imposto un sindaco sbagliato”.

A non parlare in questa giornata arroventata dalle accuse reciproche è solo il nuovo ‘re’ di Verona, Damiano Tommasi, godendosi ore di riposo dopo la lunga corsa che lo ha portato alle urne. Una delle carte vincenti, dice, è “l’aver proposto un’idea sola, nuova, di Verona. E’ stato fondamentale”. Un cambio di contenuti per una città che era evidentemente pronta a svoltare, come ha confermato la buona affluenza alle urne. “La voglia di partecipazione credo sia stata la vera chiave della campagna elettorale – conclude Tommasi – Verona aveva voglia di girare pagina e lo ha mostrato”.

(di Rosanna Codino/ANSA)