Draghi al G7 insiste sul ‘price cap’, non solo sul petrolio

Elmau, 27/06/2022 -
I Leader del G7 in videocollegamento con il Presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky, durante la sessione di lavori della seconda giornata del Vertice. Elmau, 27/06/2022 - (Ufficio Stampa Presidenza del Consiglio)

ELMAU. – Imporre un tetto anche al prezzo del gas. Non smettere di cercare il “modo” giusto, che possa rispettare le sensibilità diverse emerse già tra i 27 dell’Unione europea e che superi le perplessità sugli strumenti di price cap riscontrate anche tra i 7 grandi. Mario Draghi insiste sulla necessità di agire sui prodotti energetici importati dalla Russia.

Tutti, non solo il petrolio su cui a Elmau starebbe maturando consenso, è ottimista la Casa Bianca. Serve ad “affamare” Mosca, sottolinea Washington, registrando in mattinata “progressi” che alla fine della seconda giornata del vertice ancora non hanno portato a chiudere l’intesa. “Ci vorrà tutta la notte”, prevedono dalle delegazioni chiuse al castello sulle Alpi bavaresi. Gli sherpa si riuniscono al termine delle sessioni ufficiali di lavoro per definire il paragrafo da inserire nel comunicato del summit.

Anche la discussione sul petrolio sarebbe ancora aperta, in parte per alcune obiezioni sollevate da alcune delegazioni, in parte per le diverse proposte arrivate sul tavolo. Ma un passaggio sul price cap, secondo le diplomazie di diversi Paesi, alla fine ci sarà. E potrebbe indicare la necessità di studiare meccanismi per contenere i prezzi “dell’energia” e mettere in atto azioni per ridurre i proventi che ogni mese incassa Vladimir Putin dagli “idrocarburi”.

Il gas potrebbe non essere mai citato esplicitamente ma sarebbe di fatto contenuto con queste diciture, che potrebbero essere abbinate a un riferimento al percorso – lento e ancora in fase preliminare di studio – intrapreso dall’ultimo Consiglio europeo. Si tratterebbe in ogni caso, come sul petrolio, di una “dichiarazione politica”, perché non è il G7, osserva una fonte, la sede per entrare nel dettaglio tecnico delle misure.

E all’Italia quello che preme è che a muoversi insieme su questo fronte sia la Ue, che “acquista i tre quarti del gas mondiale che entra nei gasdotti e si può anche permettere di fare un po’ il mercato”, come ha ricordato di nuovo il ministro Roberto Cingolani. E che per questa via, non si stanca di ripetere il premier, continua a finanziare la guerra di Putin.

Draghi – che nel pomeriggio ha avuto due bilaterali con il premier britannico Boris Johnson e con il presidente argentino Alberto Fernandez – è tornato a insistere sul gas prendendo la parola dopo l’intervento-appello del presidente ucraino Volodymyr Zelensky ai leader riuniti in Baviera.

“Putin non deve vincere. Noi restiamo uniti a sostegno dell’Ucraina”, ha detto il presidente del Consiglio, sottolineando che “se l’Ucraina perde, tutte le democrazie perdono”. E che se dovesse succedere diventerebbe “più difficile sostenere che la democrazia è un modello di governo efficace”. D

raghi ha ringraziato Zelensky per “il benvenuto eccezionale” ricevuto a Kiev, poco più di una settimana fa, insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Olaf Scholz. Nel corso di quella visita i tre avevano assicurato il sostegno alla candidatura dell’Ucraina per l’ingresso nella Ue, una decisione, ha sottolineato il capo del governo italiano, che “è importante per l’Ucraina ma anche per l’Unione Europea. L’Ue ha mutato in modo profondo il suo atteggiamento verso i Paesi vicini” cambiando “la sua strategia di lungo periodo”.

(dell’inviata Silvia Gasparetto/ANSA)