La ‘primavera’ di Verona, il debutto di Tommasi

Il nuovo sindaco di Verona Damiano Tommasi festeggia la vittoria, Verona
Il nuovo sindaco di Verona Damiano Tommasi festeggia la vittoria, Verona, 27 giugno 2022. (Ufficio stampa)

VERONA. – Dopo l’exploit del centrosinistra, Verona pare attesa da una rivoluzione copernicana. Una ‘primavera’ nella città dell’Arena – dicono alcuni – se il parallelo non fosse troppo impegnativo sul piano storico. L’arrivo di Damiano Tommasi a Palazzo Barbieri – domani il giorno del debutto da sindaco, con la proclamazione degli eletti – si è caricato di tante aspettative, sia positive, che negative (queste ovviamente da parte di chi non l’a votato).

L’ex giocatore e sindacalista del calcio promette di cambiare riferimenti e stereotipi di una città fin qui conosciuta per il Dna cattolico, solidale, per il grande slancio economico, ma talvolta anche pericolosamente a contatto con umori e ambienti estremisti che hanno scritto le sue pagine meno gloriose (dagli ultras dell’Hellas, ai cortei con gli slogan nazisti).

Tommasi, espressione di quel campo largo (Pd + civiche) che i Dem vorrebbero diventasse schema nazionale, non vuol fare l’elefante in cristalleria. Dopo la proclamazione, domattina, dei 36 eletti, dovrà inviare entro 10 giorni la convocazione dell’assemblea comunale. In quella occasione presterà giuramento e presenterà la nuova Giunta, sulla quale sta già ragionando (metà dei 10 componenti saranno donne).

Per gli assessori, o i tecnici esterni da mettere nei posti chiave, le parole d’ordine sono competenza e professionalità. Tra i nomi che circolano, c’è quello dell’ex presidente dell’Enea Federico Testa, ex deputato, docente universitario, tra i primi a seguire Tommasi in questa avventura. Bisognerà poi bilanciare i posti di rilievo tra la sua lista super-votata, e quelle del Pd e degli altri alleati. E qui lo si capirà a partire dai nomi che andranno alla presidenza del Consiglio Comunale, e al ruolo di vice sindaco – saranno probabilmente entrambi in area Pd, tra questi c’è la deputata Dem Alessia Rotta -.

Poi il ”nuovo’ si vedrà con le deleghe degli assessorati. Innanzitutto ne verrà creato uno per il Terzo Settore (mondo con cui Tommasi dialoga da sempre), poi l’attenzione alla famiglia, tema inevitabile per chi, come il neo sindaco, ha moglie e sei figli, Tommasi terrà per se questa delega, assieme a quella dello sport.

Intanto arrivano le analisi sull’andamento del voto nel ballottaggio di domenica 26 giugno. La prima lettura sulla debacle del centrodestra, dice il politologo Paolo Feltrin, è che “stare in due scarpe non premia”. Feltrin, profondo conoscitore delle dinamiche elettorali in Veneto, avanza poi prime ipotesi – serviranno più avanti i voti sezione per sezione – sui flussi, per capire dove siano finiti i voti ‘congelati’ del terzo arrivato, Flavio Tosi.

Per Feltrin si può ritenere che dei 25mila voti di Tosi “settemila siano finiti a Tommasi, altri ottomila a Sboarina. Gli altri dieci…., pare semplicemente non ci siano stati. Elettori rimasti a casa”. E’ sicuro, però, che se il candidato di ‘Rete’ (la coalizione di Tommasi) “non avesse intercettato i consensi anche da parte di sostenitori dell’escluso dal ballottaggio avrebbe rischiato di perdere”.